La Morte e il Mito – Parte III: Osiride e Anubi

Concludiamo la disamina degli dei della morte con l’ultima, ma non per importanza, mitologia di cui andremo a parlare, ovvero quella egizia. Come molti di voi sapranno, la cultura dell’antico Egitto era particolarmente attenta a tutto quello che era relativo ad una possibile vita nell’aldilà: la mummificazione, le tombe monumentali, le Piramidi, le Necropoli, il Libro dei Morti… grandi pezzi della cultura egiziana, alcuni dei più conosciuti e popolari, sono proprio ispirati alle credenze egizie circa l’oltretomba.

Non è una cosa sorprendente, a dirla tutta: molte religioni ancora oggi pongono al loro centro la promessa di una vita eterna dopo la morte fatta di perfezione e salute perenne; l’antica religione egizia era sulla stessa lunghezza d’onda.

L’anima del morto, terminata la propria vita terrena, si avviava ad un lungo viaggio nella Duat, un livello dell’Oltretomba egiziano ma più precisamente il regno del caos e del disordine, dopo il quale avrebbe provato ad assicurarsi, sempre se avesse vissuto in modo abbastanza virtuoso in vita, un posto nei Campi Iaru, sostanzialmente il Paradiso dei faraoni.

Tralasciando i dettagli circa le modalità di questo viaggio (il video è lì per spiegarvelo), il punto cruciale dell’ultima avventura dell’anima sta nel momento in cui viene deciso il suo passaggio o meno ai Campi Iaru: la pesa dei cuori.

La pesa dei cuori è infatti il momento finale e portante del viaggio di un’anima, il momento in cui il suo cuore, conservato negli atti della mummificazione, viene posto su una bilancia a confronto con la piuma della dea Maat, dea della Giustizia e dell’Ordine, in modo da vedere se sia più pesante di quest’ultima o meno.

Nel caso il cuore sia effettivamente più pesante, tanto il cuore quanto l’anima del morto verranno dati in pasto alla bestia Ammit, divoratrice di anime e custode della Duat in parte coccodrillo, in parte leonessa e in parte ippopotamo, che pone fine all’esistenza stessa dell’anima; nel caso invece il cuore sia più o ugualmente leggero della piuma, il giudice dell’Oltretomba decreta che l’anima può guadagnarsi l’accesso ai Campi Iaru e all’immortalità.

È proprio questo il momento in cui il morto incontra quelli che sono i due dei maggiormenti legati all’Oltretomba: sebbene alla pesa sia presenta anche Thoth, nelle vesti solo di “notaio”, sono il Giudice e il Guardiano dell’Oltretomba le due figure cardine della vicenda, rispettivamente Osiride e Anubi, padre e figlio.

Raccontare sistematicamente Osiride e Anubi è difficile, poiché storicamente il primo è di origini successive al secondo, ma nel mito più universalmente accettato è Osiride ad essere precedente ad Anubi, essendone il padre.

Dovete però sapere che il vero dio dell’Oltretomba, prima del “recente” arrivo do Osiride era proprio Anubi, dio dalla testa di Sciacallo o Cane/Lupo dalla pelle semi-decomposta e cadaverica, dio delle anime dei morti e, soprattutto, della mummificazione. Anubi è il figlio della relazione clandestica di Nefti, dea delle acque e moglie di Seth, con Osiride, poiché Seth stesso non poteva avere fgigli e, per qualche scherzo del destino, Nefti decise di trasformarsi in Iside e ingannare Osiride nel giacere con lei. Alla fine della fiera, Anubi verrà accettato da Iside la quale lo crescerà, assieme ad Osiride, come figlio suo nonostante l’inganno della sorella.

Anubi è il vero e proprio guardiano dell’Oltretomba e primo giudice delle anime, ma poi arriva il culto di Osiride e le cose cambiano non poco!

Osiride in effetti non nasce nemmeno nel mito come signore della Duat e dell’Oltretomba, supremo giudice delle anime, ma come secondo faraone divino d’Egitto, succeduto al bisnonno Amon-Ra grazie agli inganni e a i sotterfugi di sua moglie Iside, a discapito del fratello Seth, dio del Caos.

Seth, geloso, ammazzerà Osiride e lo farà a pezzi, prendendone il posto, ma per Osiride la vita non si ferma qui: Iside ne ricomporrà infatti il corpo dilaniato, grazie all’aiuto dello stesso Anubi, che ricordiamo essere il signore della mummificazione, e Osiride rinascerà… certo, con la pelle verde e il corpo avvolto da bende, ma rinasce per il tempo necessario a concepire con la moglie il suo adorato figlioletto Horus.

Osiride, da questo momento in poi, non potrà più risiedere nel mondo dei vivi, poiché non gli appartiene più: è una mummia vivente, un ibrido tra vita e morte che però non può solcare le terre dei mortali. La destinazione è quindi la Duat, dove Osiride si stabilirà diventandone il nuovo sovrano, nonché supremo giudice delle anime con il figlio Anubi al fianco come gregario e Guardiano delle anime. Al suo fianco, l’immancabile Iside, sua moglie, che deciderà di “accontentarsi” del ruolo di consorte del Giudice supremo della Duat!

Una situazione, insomma, meno complicata, almeno in apparenza, a quella di altre mitologie, ma comunque piuttosto intricata, specie per gli incroci stile Beautiful… come se la morte non fosse già un argomento tragico di per sé!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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