Imbarazzanti amnesie e mezze verità

barlettanews-trabucco

Ultimamente ci sono state due interessanti notizie che hanno riguardato il nostro patrimonio artistico – culturale. La prima riguarda l’affidamento dell’incarico professionale (somma prevista 8.000 euro circa) per la redazione delle pratiche necessarie all’ottenimento dei pareri del Comando dei Vigili del Fuoco, ASL, Soprintendenza ai Beni Culturali, Genio Civile presso la Provincia BAT, relative all’ex Convento di San Domenico, finalizzati al rilascio dell’agibilità. L’altra, invece, riguarda l’affidamento della progettazione definitiva dei lavori di recupero e adeguamento funzionale (funzionale ???) del Trabucco e l’allestimento museale didattico comprese le pratiche necessarie per i pareri della Soprintendenza ai Beni Culturali e autorizzazione dell’Autorità Portuale di Bari, per  un intervento pari a € 200.000,00 . E fin qui nulla da eccepire…anzi!

Purtroppo una bella facciata a volte (non sempre spero) nasconde un interno semi o del tutto in via di disfacimento… come disse Gesù ai farisei “vi preoccupate di lavare l’esterno, ma all’interno siete sporchi, pieni di avidità”. Detto questo, andiamo con ordine.

barletta-palazzo-san-domenico-1Il 24 ottobre 2013 l’amministrazione comunale si affrettava a comunicare, con molta e giusta enfasi, che “L’edificio (Palazzo San Domenico) è stato riconsegnato ieri all’Amministrazione comunale dalla società Consud che lo deteneva da oltre venti anni sulla base di una convenzione finalizzata ad attività che però negli ultimi anni non avevano avuto più seguito”. Ottimo! Purtroppo quel comunicato era incompleto nella sua parte, forse, più importante e cioè che quel palazzo, per il quale i miliardi di lire spesi in totale furono quasi 16, per il restauro e adeguamenti impiantistici, era stato riconsegnato in condizioni veramente deplorevoli. Questo nonostante nella convenzione ventennale, era inserita una clausola che imponeva alla Consud di riconsegnare l’immobile nelle medesime condizioni “strutturali ed impiantistiche” trovate al momento della consegna. Non è stata ancora quantificata in termini di spesa (soldi dei cittadini) e di indisponibilità della struttura (penalizzazione sempre dei cittadini) questa piccola “svista”, è certo però che in ambedue i casi l’incognita è grande e pesantissima.

Altrettanto imbarazzante il caso dei “miseri resti” del Trabucco. Come ha proposto qualcuno “…ma non era meglio disperdere le ceneri nel vicino mare Adriatico?”. Battute a parte siamo veramente al paradosso.

Trabucco 12Non so se la determina dirigenziale è una propaggine della salvaguardia dei Trabucchi prevista nel disegno di legge della Regione Puglia “Norme per la conoscenza, la valorizzazione e recupero dei trabucchi” che avrebbe lo scopo di “salvaguardare, tutelare, valorizzare un manufatto storico, caratterizzante, in modo particolare, il paesaggio costiero del basso Adriatico e che costituisce elemento del patrimonio identitario della Regione Puglia”, ma so per certo che i 200.000 euro previsti nel programma triennale delle Opere Pubbliche 2016/2018, usciranno dalle nostre tasche e serviranno a…cosa? A resuscitare un defunto o a costruire (e non ricostruire perché non c’è più nulla) ex novo un trabucco ? Ed in questo caso perché non costruirli tutti e 5 i trabucchi che erano 3 sul braccio di levante (chi sa che il primo “congegno di pesca” non ancora chiamato trabucco, fu costruito il 1892) e 2 su quello di ponente ? Al contrario, non sarebbe cosa buona e giusta dirottare i nostri soldini verso l’antico faro del porto che ancora non è crollato?

Riflettendo sulle due questioni si è rafforzata in me una convinzione e cioè: ecco di cosa abbiamo bisogno, tante parole (vedi monumento ai Caduti inserito anche quello nel piano triennale Opere Pubbliche 2014/2016) e pochi fatti. La parola diventata premessa imprescindibile all’azione.

Non pensate sarebbe eccezionale e scioccante se fra un paio di anni l’assessore al ramo in carica convochi un’assemblea pubblica per rendere noto alla Città “l’avvenuta” valorizzazione dei beni culturali e non annunciare l’ennesimo piano di valorizzazione a futura memoria ?

Quante persone in più (rispetto ad oggi) si ricrederebbero sul fatto che finché non ci sono le realizzazioni, le parole dei nostri amministratori possono considerarsi un mero spreco di fiato?

Ma questo esercizio mnemonico, che oltre al tempo dovrebbe prevedere anche un dispendio di tempo per lo studio degli atti, ha poi prodotto qualcosa che ha messo una “toppa” seppur piccola agli strappi del passato o è servito soltanto a crearsi un archivio di “non fatto” per gettar discredito su questo o quell’amministratore locale? Naturalmente propendiamo per la seconda ipotesi e questo non per convinzioni personali bensì perché i fatti  danno ampio conforto.

“Il futuro è già qui” è stato il titolo di un convegno sui beni culturali svoltosi un paio di anni fa presso la Sala Rossa del Castello ma i presenti, tra i quali chi scrive, oltre ad avere avuto evidenti difficoltà nel percepire dove fosse ubicato questo futuro, si chiedevano e neanche tanto discretamente, se di quell’ossimoro (ma sarà o è ?) facessero parte anche loro o come accade sempre, sarà il solito club esclusivo al quale si accede soltanto con invito.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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