anoressia

Quando il cibo diviene il nemico principale il passo verso l’anoressia è breve. Sono circa 3 milioni gli italiani che soffrono di disturbi alimentari tra i quali si annovera l’anoressia che si manifesta in genere nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, con picchi di maggiore frequenza tra i 14 e i 18 anni. A soffrirne è generalmente il genere femminile (95%) ma negli ultimi anni è stato registrato un aumento di uomini affetti da disturbi alimentari. A preoccupare ancor di più è la diffusione del disturbo tra i più piccoli, infatti ne risultano affetti anche bambini con età compresa tra gli 8 e i 10 anni.

Nel tentativo di raggiungere un peso che sarà sempre eccessivo per loro, guidate da una visione distorta della realtà che le farà apparire (ma solo ai loro occhi) sempre grasse, le privazioni aumentano sempre più e in questo viaggio verso il baratro dell’anoressia sono purtroppo accompagnate da altre giovani ragazze che attraverso i blog, Facebook e WhatsApp ostentano i loro 30-40Kg ergendosi a modello di bellezza.

Cercando in rete ho provato a capire cosa si cela dietro questa malattia e mi sono resa conto dei rischi concreti ai quali i nostri figli sono costantemente esposti. Esistono i cosiddetti gruppi pro-Ana (che inneggiano all’anoressia e alla bulimia) ed è stato assurdo leggere le centinaia di richieste di adesione. Sembra essere un bisogno urgente quello delle innumerevoli adolescenti che, senza troppi problemi, postano il proprio numero telefonico “pregando” di essere inserite in questi gruppi.

Dietro l’anoressia si nasconde il bisogno di dimostrare qualcosa, di avere il controllo di sé ma anche tanti atti di bullismo. Una richiesta in particolare, datata 13 ottobre 2017, mi ha allarmata: “Mi aggiungete al vostro gruppo? Ho bisogno di questo gruppo perché voglio tornare a quando da bambina pesavo 19 Kg”. Purtroppo queste richieste incontrano il favore di chi non aspetta altro che porsi alla guida dei gruppi pro-Ana e così ci si imbatte in  messaggi del tipo: “Contattatemi, pesavo tanto e grazie ad Ana sono riuscita a dimagrire in un mese 20 kg” 

Ma chi è o cos’è “Ana”?

Ana sta per anoressia nervosa ma sempre attraverso la rete ho scoperto essere di più. Il contenuto della messaggistica non lascia spazio a dubbi: trattasi di vere e proprie sette per poter accedere alle quali devi rispettare determinate regole; prima tra tutte non mangiare!

Una lettera firmata “Ana” incoraggia a diventare sua socia ed elargisce consigli: prendere lassativi, contare le calorie, farsi  del male per punirsi e tanto altro ancora. Si invitano i seguaci ad adottare strategie per non farsi scoprire, quale ad esempio indossare due paia di jeans per sembrare meno magre. Vi si legge: “Guardati con sgomento allo specchio; sollecita e scaccia il grasso che è là e sorridi quando ti sporgeranno le ossa”.

Alla luce di questi pericolosi messaggi alla portata di tutti viene davvero da chiedersi perché mai la chiusura del blog pro anoressia avvenuta recentemente (e la denuncia per istigazione al suicidio e lesioni gravissime) da parte della Polizia di Ivrea, debba essere considerata un evento straordinario e perché ancora il Parlamento non provveda all’approvazione della legge finalizzata a introdurre il reato di istigazione all’anoressia e alla bulimia nel codice penale.

Prima di affrontare il contenuto di queste proposte di legge è importante considerare il “lavoro” che questi gruppi fanno contro le famiglie che disperatamente cercano di aiutare i propri figli. In queste chat si fa credere che solo “Ana” può capire e che tutti gli altri vanno ignorati.

Voglio condividere il finale di quella lettera con voi per renderci conto della gravità del fenomeno: “Ho un punto debole. Ma non dobbiamo informarne nessuno. Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l’inferno si libererà. Nessuno deve scoprire. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa. Sinceramente Ana”.

Questa lettera fa paura e non ha senso far finta che non circoli in rete: deve destare la nostra attenzione nei diversi ruoli che rivestiamo. Da genitori dobbiamo educare i nostri figli, sin da piccoli, a un sano rapporto con il cibo, stando attenti a captare ogni segnale preoccupante, non dimenticando mai che l’epilogo dell’anoressia spesso è la morte.

 

Prevenzione dell’anoressia e riabilitazione nutrizionale

È fondamentale il ruolo familiare sia nella prevenzione che nell’accompagnamento in caso di riabilitazione, così come sarebbe fondamentale una maggiore informazione del problema nelle scuole, fin dalle elementari perché i problemi cominciano a manifestarsi in tenera

Il Ministero della Salute recentemente ha fornito le “Linee di indirizzo nazionale per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione”. Un intero capitolo è dedicato al ruolo della famiglia, nella consapevolezza che i genitori possono contribuire involontariamente al mantenimento del disturbo del figlio o al contrario possono decidere di aiutarlo nel processo di cambiamento. All’uopo devono essere coinvolti nel programma di recupero e invitati a creare un ambiente domestico idoneo a sostenere gli sforzi del paziente per cambiare (ad esempio riducendo le reazioni critiche, l’ostilità, rimuovendo le bilance pesa-persone e gli specchi se in numero eccessivo o smettendo essi stessi di fare diete).

Se è vero però che la famiglia è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale, è altrettanto vero che non può essere lasciata sola nella dura battaglia e che oltre ad un intervento sanitario appropriato è doveroso un intervento istituzionale finalizzato a punire chi istiga all’anoressia.

 

La proposta di legge “anti anoressia” riposa in Parlamento

Curiosamente, a seguito della chiusura del blog pro-anoressia, e precisamente in data 5 dicembre, il disegno di legge presentato in Senato nel lontano 2013 è risultato essere in corso di esame in Commissione (e in corso di esame risultava ancora in data 21 dicembre).

Questo disegno di legge, che si spera diventi legge quanto prima, non ha certamente l’ambizione di risolvere da solo le molteplici problematiche di malattie legate alla complessità dei disturbi alimentari che coinvolgono diversi aspetti del vivere quotidiano, tuttavia offre la possibilità di contrastarne in modo concreto la diffusione e la promozione.

Tale proposta, riconoscendo come malattie sociali, l’anoressia, la bulimia e le altre patologie inerenti i disturbi gravi del comportamento alimentare, prevede l’introduzione dopo l’art. 580 del codice penale dell’art. 580 bis (Istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia): “Chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determina o rafforza l’altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a procurare l’anoressia o la bulimia e ne agevola l’esecuzione, è punito con la reclusione fino ad 1 anno. Se il reato di cui al primo comma è commesso nei confronti di una persona minore degli anni quattrodici o di una persona priva della capacità di intendere e di volere, si applica la pena della reclusione fino a due anni”.

Nell’attesa che il Parlamento si desti, si auspica che in stretta collaborazione tra loro, famiglia, scuola e Stato contribuiscano a far sì che la salute sia effettivamente tutelata, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, affinché un giorno, non troppo lontano, si possa porre fine alla parola “Anoressia”.

 

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