“Wonder Woman” convince a metà: luci e ombre dell’ultima prova made in DC

Regia: Patty Jenkins

Sceneggiatura: Allan Heinberg

Cast:  Gal Gadot; Chris Pine; Robin Wright; Danny Huston; David Thewlis; Connie Nielsen; Elena Anaya; Lucy Davis; Saïd Taghmaoui; Ewen Bremner; Eugene Brave Rock; Lisa Loven Kongsli

Genere: Azione/Fantastico

Durata: 141 minuti

 

Il DC Extended Universe ci riprova: dopo la più che deludente prova di “Batman V Superman: Dawn of Justice” e la più riuscita seppur sempre sottotono prestazione di “Suicide Squad”, è il turno di introdurre, finalmente con un film a lei sola dedicato, la terza personalità della Trinità DC: dopo aver conosciuto il Superman di Henry Cavill e il Batman di Ben Affleck, in sala giunge la Wonder Woman di Gal Gadot.

Il film monografico dedicato all’Amazzone prende spunto dalle fotografie scattate alla stessa durante la Grande Guerra e apparse nel film “Batman V Superman”, dove la principessa di Themiscyra fa la sua prima apparizione, e da questa foto parte la classica storia delle origini da cinefumetto: la trama vede infatti Diana crescere fra le amazzoni divenendone la più forte finché il mondo, nella persona della spia anglo-americana Steve Trevor, non bussa alle porte dell’isola rimasta sconosciuta al mondo grazie alla magia degli dei dell’Olimpo, rivelando un panorama sconcertante.

La Grande Guerra è infatti per Diana il sintomo del ritorno di Ares, dio della guerra sconfitto secoli addietro da Zeus per aver tentato di sterminare l’umanità attraverso il conflitto. Disobbedendo agli ordini della madre, Diana si imbarcherà assieme a Steve nel suo viaggio per trovare Ares, scoprendo anche luci e ombre del mondo umano evolutosi dai tempi del mito fino a giungere a combattere con il nemico della pellicola, in un esito che non vogliamo raccontare ma che vi anticipiamo essere non così scontato come si potrebbe credere.

Descritta così, la trama sembra quella del più classico del cinefumetto di origini… e così effettivamente è. Wonder Woman si pone benissimo come il migliore dei film appartenenti al DC Extended Universe, ma ciò non lo qualifica di certo come il migliore del suo genere. Senza troppi giri di parole, questo “Wonder Woman” è un cinefumetto e un film mediocre, con tanti difetti e un buon numero di pregi ma niente di nuovo o eccezionale.

Tra i pregi possiamo senza dubbio inserire il cambio di atmosfera: lasciata finalmente alle spalle l’estrema cupezza alla Snyder delle precedenti pellicole, i toni scuri e drammatici in questo film ci sono ma nei momenti giusti, specie nelle fasi finali del film, per sottolineare gli orrori della Grande Guerra e degli antagonisti del film. Ma anche nei momenti più cupi del film c’è stato spazio per il colore letterale dei combattimenti e metaforico di alcuni momenti più allegri e per alcune battute.

Altro punto a favore è per la caratterizzazione dei personaggi, specie la protagonista e i co-primari: Gal Gadot ha saputo dimostrare di essere probabilmente la scelta più azzeccata per interpretare la possente eppure gentile Wonder Woman, ma non ci possiamo dimenticare di Steve Trevor, interpretato da un eccellente Chris Pine, e del gruppo di soldati suoi gregari che non si sono limitati ad essere personaggi monocromatici e invece, nel loro piccolo, sono stati ben caratterizzati.

Una discussione a parte la meritano gli antagonisti: in generale, il “cattivissimo” Generale Erich Ludendorff e la dottoressa Isabel Maru, o “Dottor Poison”, sono solo specchietti per le allodole estremamente bidimensionali per quello che è il vero villain del film: non Ares, bensì la Guerra in generale e l’eterno conflitto tra bene e male nell’indole umana. Una bellissima chiave di lettura che però si traduce nel notevole contro di uno scontro finale e di un gruppo di cattivoni del tutto inconsistente.

Come si sarà capito, dai pro si passa quindi ai contro, che sono tanti e anche piuttosto pesanti. Tralasciando il poco spessore dei villains (difetto fatale anche del 90% dei film Marvel), le criticità classiche dei film DC si ripresentano anche in questo, con un ritmo a dir poco altalenante e che diventa quasi insopportabilmente lento nella parte iniziale del film, nonostante un incipit scoppiettante e per nulla noioso.

La lunghissima contestualizzazione di Wonder Woman nel mondo moderno e nel periodo di guerra poi diventa il momento del messaggio femminista della pellicola, secondo chi vi scrive gestito a fasi alterne molto bene ma anche molto male: nelle scene di azioni, nei momenti più ideologici e nelle fasi salienti e colme di messaggi etici e morali, il personaggio di Diana si mostra in tutto quello che è nato per essere, un’icona della forza femminile. Persino il tener testa a generali e politici in un momento storico poco avvezzo anche solo a lasciare il voto alle donne è un messaggio reso in maniera valida seppur, forse, troppo grossolana.

Il femminismo però scade in becero femminismo da social network quando si incominciano a fare battutine sessuali su peni, piacere sessuale, lavori da donne e cose simili: un tentativo di strappare una risata che però scade in un diverso tipo di ridicolo, vanificando la forza delle scene d’azione in cui Wonder Woman si mostra per quella macchina da guerra inarrestabile che è anche nei fumetti.

Proprio con le scene di azione si conclude la disamina dei contro, con combattimenti sicuramente esagerati ma ben orchestrati, però l’uso eccessivo dei rallenty rende l’azione fin troppo lenta e spezza troppo il ritmo di combattimenti altrimenti davvero emozionanti. Il tutto si risolve nel finale, con lo scontro più emozionante del film rovinato però da una realizzazione grafica di certi effetti decisamente non degna della produzione alle spalle del progetto.

In definitiva, questo Wonder Woman si presenterebbe come un cinefumetto degno solo se fosse uscito una decina di anni fa: tanti grossolani errori ed alcune ingenuità (forse dovute ad una regista non troppo avvezza a questo genere di pellicole) hanno appiattito l’ennesimo tentativo di rilancio dell’universo cinematografico DC, eppure un passo avanti è stato fatto e, comunque, questo “Wonder Woman” rimane un decente e godibile action supereroistico.

Un primo passo avanti è stato fatto, si spera che con il film corale “Justice League” si possa finalmente giungere ad una situazione ottimale per rappresentare in modo degno queste vere e proprie icone del panorama fumettistico.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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