Whistleblowing, tutele a favore del dipendente che segnala reati o irregolarità

I “furbetti” così come i corrotti  nel mondo del lavoro non sono mai mancati a differenza invece di una apposita legge finalizzata a proteggere i denuncianti gli illeciti.

A  porre rimedio a tale carenza è intervenuta la legge sul whistleblowing, finalmente approvata in via definitiva il 15 novembre, dopo anni di attesa.

Il whistleblowing è un istituto di prevenzione della corruzione mutuato dall’esperienza dei Paesi anglosassoni, entrato per la prima volta nell’Ordinamento italiano con la legge 190 del 2012 (recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione) che ha introdotto l’art. 54 bis nel Testo unico del pubblico impiego  (D.Lgs 165/2001).

Il termine deriva dall’espressione “blow the whistle” che letteralmente significa “soffiare il fischietto”, riferendosi in maniera figurata all’azione dell’arbitro nel segnalare un fallo o a quella di un poliziotto intento a fermare un’azione illegale.

Pur essendo operante da alcuni anni il whistleblowing,  con la finalità di indurre il dipendente pubblico a denunciare (fischiare) un illecito di cui sia venuto a conoscenza in ambito lavorativo, gli scarsi strumenti di tutela a protezione del segnalante hanno spesso indotto a desistere.

La  paura di perdere il posto di lavoro o comunque di trasformarsi da segnalante (whistleblower) in mobbizzato hanno spesso lasciato spazio all’omertà.

Nonostante la diffidenza è tuttavia innegabile che passi avanti negli ultimi anni siano stati compiuti ed infatti dal secondo monitoraggio condotto dall’ANAC  (Autorità nazionale anticorruzione) nel mese di giugno, è emerso un significativo aumento del numero delle segnalazioni ad essa indirizzate.

Il maggior numero delle denunce proviene dal Sud dell’Italia (45%), segue il Nord (38%) e poi il Centro (17%).

Tra i soggetti segnalanti figurano principalmente i dipendenti pubblici genericamente intesi, ivi inclusi i docenti, i ricercatori universitari e il personale sanitario (67%); seguono i dirigenti, i militari, i consiglieri comunali.

Quali sono le attività principalmente oggetto di segnalazione?

Il podio è occupato dagli appalti (27%), seguono concorsi pubblici illegittimi (18%), incarichi e nomine illegittime (10%), corruzione e cattiva amministrazione(10%) ecc.

Consapevole della necessità di coniugare l’importanza di assicurare l’integrità dell’ente con quella della tutela del dipendente da eventuali ritorsioni, il Parlamento ha approvato la recente legge sul whistleblowing  che contiene disposizioni concernenti la tutela del lavoratore nel settore pubblico e nel settore privato nonché norme relative ad eventuali rivelazioni di segreti d’ufficio.

La tutela del dipendente nel settore pubblico

 L’art. 1 della legge sostituisce l’art. 54 bis del TU del pubblico impiego ed ha quale precipua finalità quella di offrire ampie garanzie al segnalante.

E’ così previsto che colui il quale –nell’interesse dell’integrità della PA- segnali al responsabile della prevenzione della corruzione dell’ente (che di norma è un dirigente amministrativo di prima fascia) o all’Autorità nazionale anticorruzione ovvero denunci all’Autorità giudiziaria ordinaria o contabile le condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo lavoro, non possa essere, per motivi connessi alla segnalazione, soggetto a sanzioni, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre misure che abbiano un effetto negativo sulle condizioni di lavoro.

Viene sancito il divieto di rivelare l’identità del segnalante l’illecito oltre che nel procedimento disciplinare anche in quello penale e contabile.

In tutti i casi sono escluse segnalazioni in  forma anonima.

Sarà l’ANAC, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, a predisporre le linee guida per la presentazione e gestione delle segnalazioni che garantiscano la riservatezza del dipendente segnalante.

A tal fine saranno previste modalità informatiche e ove possibile strumenti di crittografia a garanzia della riservatezza.

Effettuata la segnalazione, se l’ANAC dovesse ravvisare l’adozione di misure discriminatorie nei confronti del dipendente irrogherà una sanzione amministrativa pecuniaria, a carico del responsabile, da 5.000 a 30.000 euro, fermi restando gli altri profili di responsabilità.

Sanzioni sono previste altresì in caso di adozione di procedure non conformi alle linee guida o in caso di mancato svolgimento di attività di verifica delle segnalazioni  ricevute, nella misura compresa tra 10.000 e 50.000 euro.

 A tal proposito, la misura della sanzione sarà determinata tenendo conto delle dimensione dell’amministrazione cui si riferisce la segnalazione.

Al lavoratore segnalante, eventualmente licenziato a causa della segnalazione, spetterà la reintegra nel posto di lavoro.

 Ovviamente ogni forma di tutela viene meno in caso di responsabilità penale del segnalante per reati di calunnia o diffamazione ovvero in caso di responsabilità civile per dolo o colpa grave.

 La tutela del dipendente privato

 Il provvedimento approvato estende al settore privato la tutela del dipendente che segnali illeciti di cui sia venuto a conoscenza per ragioni del suo ufficio.

Il provvedimento, apportando modifiche al D. Lgs 231/2001 (Responsabilità amministrativa degli enti) interviene sui modelli di organizzazione e gestione dell’ente idonei a prevenire reati.

All’uopo è richiesto che i modelli di organizzazione prevedano l’attivazione di uno o più canali idonei a consentire la trasmissione delle segnalazioni, garantendo la riservatezza dell’identità del segnalante.

Anche nel settore privato sono previste tutele a favore del dipendente e sanzioni disciplinari nei confronti di chi violi le misure di tutela del segnalante.

Sanzioni infine, come nel settore pubblico, a carico di chi con dolo o colpa grave segnala illeciti infondati.

 

Scriminante per la rivelazione del segreto d’ufficio

 La legge prevede infine, quale giusta causa di rivelazione del segreto d’ufficio il perseguimento da parte del dipendente pubblico o privato che segnali illeciti, dell’interesse all’integrità delle amministrazioni (sia pubbliche che private) nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni.

Questo il contenuto della nuova legge, a distanza di pochi giorni dalla sua approvazione si è avuta notizia del primo licenziamento in applicazione del whistleblowing.

Nel caso di specie la donna licenziata, dipendente del Comune di Roma,  era stata denunciata nel mese di marzo da un collega che più volte l’aveva vista timbrare il cartellino per poi lasciare il posto di lavoro.

Con la speranza che a questo licenziamento ne seguano altri e che si possa porre fine alla parola “ritorsione” è doveroso riconoscere che un ultimo sforzo deve ancora essere compiuto: è necessario diffondere la cultura della collaborazione in ambito lavorativo con la convinzione  di chi ha ben compreso che il progresso personale dipende da quello della società.

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1 COMMENTO

  1. Un plauso alla giornalista
    Sempre aggiornata sulle problematiche sociali
    Ogni articolo è facilmente fruibile per il linguaggio tecnico immediatamente comprensibile ; la scelta dei contenuti è strategica: formativi e di alto impatto sociale

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