What’s UP? I film in uscita al cinema… dal 9 novembre (parte 2)

Quattro film protagonisti di un’intensa seconda parte di settimana cinematografica, dopo il primo appuntamento settimanale di What’s UP?. Dalle tristezze di un cancro nostrano allo humour inglese per ragazzi, passando per la satira e la critica sociale di Ostlund e Genovese. Buona visione!

Malarazza   (9 novembre)

Giovanni Virgilio riprova, in un lavoro sceneggiato con Luca Arcidiacono, a realizzare un affresco di quell’umanità privata della sua dimensione interiore, rimasta cristallizzata in un fatto storico o nell’ordine prestabilito delle cose. Si passa così da quell’elemento storico e politicamente insabbiato, qual era l’orrore collaterale della guerra in Bosnia in La bugia bianca, al conflitto mai sopitosi tra gli invisibili dei nostri tempi e le spietate logiche in cui sono costretti a destreggiarsi. Ma laddove nel film girato nei Balcani il piano della finzione finiva per annullare la veridicità del narrato, la speranza è che con un tema più prossimo all’esperienza comune italiana, il risultato possa essere meno stereotipato. Protagonisti sono Rosaria Cutrera e suo figlio, Antonino Malarazza. La loro famiglia, composta anche dalla transessuale Franco, fratello di Rosaria, è una moderna congrega di Malavoglia, perseguitata non solo da un destino avverso, ma da un sistema che affonda le proprie radici nella criminalità organizzata. La Catania raccontata da Virgilio è fatta da sobborghi, da quartieri centrali eppure periferici, dal potere strisciante e totalizzante che domina la collettività annullando le prospettive generazionali dei giovani. Il boss Tommasino e il pericoloso Pietro, detto U Porcu, rappresentano così il declino di quel riscatto sociale auspicato ma mai realizzato: da Librino a San Berillo, per una storia che utilizza il linguaggio crudo del reale. Nel cast, spazio a Stella Egitto (In guerra per amore, per la regia di Pif), a Paolo Briguglia (fratello di Peppino Impastato in I cento passi e protagonista al fianco di Rocco Papaleo e Alessandro Gassman in Basilicata coast to coast) a David Coco, indimenticabile nei panni di Leonardo Vitale in L’uomo di vetro di Stefano Incerti, e nel giovanissimo Antonino Frasca Spada.

Paddington 2   (9 novembre)

Dalla penna dello scrittore inglese Michael Bond, arriva nelle sale, per la regia di Paul King, il secondo film tratto dalle avventure strampalate del buffo and very english orsetto. Paddington, orso parlante che ricorderete adottato nel primo capitolo dalla famiglia formata da Henry e Mary Brown (rispettivamente Hugh Bonneville, visto poche settimane fa in Il palazzo dei vicerè e Sally Hawkins, protagonista in Shapes of water) sarà al centro di nuove e mirabolanti avventure quando si metterà in testa di lavorare per mettere da parte qualche risparmio. Il suo obiettivo sarà acquistare un vecchio libro scovato nel negozietto dell’antiquario Signor Gruber, regalo per l’amatissima e affettuosa zia Lucy. Quando un misterioso ladro sottrarrà il libro al Signor Gruber, Paddington dovrà dar fondo a tutta la sua buona volontà e alla sua comica banda di amici per riacciuffarlo. Nel nutrito e prestigioso cast, al servizio di un personaggio che rappresenta ormai un fenomeno di culto per i piccoli d’oltremanica, Hugh Grant, Brendan Gleeson, Julie Walters (chi non la ricorda umoristicamente sopra le righe in Rita, Rita, Rita o nell’intenso ruolo di insegnante di ballo in Billy Elliot ?) e Jim Broadbent.

The place   (9 novembre)

Sedotte e abbandonate la relazione e il sentimento come cartine tornasole dei tempi moderni, Paolo Genovese si ripete, propinando ancora una volta al suo pubblico l’amaro antidoto della coralità. Conosciamo bene la forza d’urto, per certi versi inattesa, di un film come Perfetti sconosciuti, ma ci chiediamo fino a che punto la scelta di una stessa formula, che ha già premiato tra l’altro il buonissimo Una famiglia perfetta, possa essere foriera di novità significative o allontanare la possibilità di un improvviso tonfo nella sua filmografia. Certo è che se Genovese dovesse riconfermarsi ai livelli attesi, sarebbe per il cinema italiano una nota gradita in uno spartito prevalentemente stonato. Un elemento di rottura con i suoi precedenti lungometraggi è rappresentato dal sovrannaturale, qui incarnato nel personaggio senza nome che ha il volto e la voce di Valerio Mastandrea. Il suo è un Faust contemporaneo, lucido commerciante di desideri e sogni irrealizzabili, venduti agli ignari passeggeri della Vita. Così una serie di uomini e donne si affacciano al bar “The Place” per potergli parlare, esprimendo così la volontà che qualcosa nella loro esistenza prenda una piega diversa. In cambio, il misterioso avventore chiede, alle varie persone che si avvicendano sulla sedia di fronte alla sua, di eseguire alcuni compiti. Ma fin dove si è disposti ad arrivare, pur di ottenere ciò che si vuole? Nel cast, confermati Marco Giallini e Alba Rohrwacher, ai quali si aggiungono Sabrina Ferilli, Silvio Muccino, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini, Silvia D’Amico, Giulia Lazzarini, Alessandro Borghi e Vinicio Marchioni.

The square   (9 novembre)

Ce la ricordiamo tutti la soddisfazione sul volto di Ruben Östlund, con il suo trionfo contro i favori del pronostico al 70esimo Festival del cinema di Cannes. La tematica già cara allo svedese dal film Forza maggiore, si fregia della forza di un linguaggio visivo apocrifo nella sua asetticità. Nella messa in scena emotivamente rigorosa, pur nella esibita verbosità del benessere, con l’abbandono totale del bianco dominante del suo film “alpino”, si legge un passaggio evoluzionistico: dallo scioglimento del velo separatorio tra la società e la coscienza del sé in rapporto al mondo, Östlund non solo prova a decostruire la logica di un individualismo asettico e confezionato, ma si propone di analizzare ed erodere l’edificio comunicativo, quale atto linguistico e muro divisorio dalla comprensione al generale. Comunicazione che è, in questo caso, oggettivata da un’installazione d’arte moderna, denominata appunto “The square”, un quadrato che recita, in una sorta di targa “Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri.”. A quest’opera il protagonista, il curatore di un museo di Stoccolma, affida una sorta di riscatto materiale dell’umanità. Le sue aspettative sono però pronte ad essere disfatte dalla piega degli eventi, inesorabilmente al di là del suo controllo, perché sottoposta alle ipocrisie della natura sociale. Qui il mezzo è dunque oggettivato, reso “idolo” di una collettività che è chiaramente, ad un livello più immediato, l’alta borghesia che fruisce delle mostre d’arte contemporanea, ma che può allargarsi alla cattiveria e al diffuso malcostume, celati appena dall’habitus culturale e comportamentale del ventunesimo secolo. Nel cast, spazio per Claes Bang, Terry Notary, oramai un simbolo degli atteggiamenti scimmieschi sul grande schermo, Dominic West ed Elisabeth Moss.  

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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