What’s UP? I film in uscita al cinema… dall’1 febbraio (parte 2)

barlettanews - The post film in uscita

Una gustosa seconda parte di settimana con What’s UP (per leggere la prima parte cliccate qui), che tra i film in uscita al cinema segnala “Slumber”, oltre, naturalmente, al ritorno in grande stile di Steven Spielberg. Buona visione!

Slumber – il demone del sonno   (1 febbraio)   primo film in uscita al cinema 

È scientificamente nota come paralisi ipnagogica, anche se più comunemente come “Paralisi del sonno”. Il disturbo, più diffuso di quanto si possa pensare, è certamente degno d’un Goya per la vivida intensità con cui si manifesta. La vittima, nel pieno della fase REM, si ritrova in trappola tra il sonno e la veglia, parzialmente cosciente, ma con i sensi ancora non in grado di percepire pienamente l’ambiente circostante. Nei casi meno terrificanti, questi eventi provocano nel soggetto una sensazione di forte occlusione che, unita all’incapacità di muoversi o parlare, lo fanno precipitare in uno stato d’angoscia. In altri casi, la paralisi del sonno dà persino luogo a tremende allucinazioni visive e uditive, che proiettano il malcapitato in un mondo d’incubo. Su queste premesse si basa Slumber – il demone del sonno, film in uscita diretto da quel Jonathan Hopkins che non ha, in realtà, una grande esperienza cinematografica alle spalle. È forse l’esperienza al fianco di Alfonso Cuàron in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban ad aver segnato la tappa più importante della carriera di Hopkins, costellata per lo più da discreti cortometraggi. Un ambito in cui certamente si è distinto è quello pubblicitario, con centinaia di spot televisivi girati per le maggiori aziende internazionali. In Slumber, ovvio che il riferimento più diretto sia a Freddy Krueger e a Nightmare. La protagonista è Alice, specialista dei disturbi del sonno, alle prese con il difficile caso di un’intera famiglia affetta da singolari problemi che ne minano il riposo notturno. Dopo le prime indagini, Alice si renderà conto che ha a che fare con fenomeni che vanno ben oltre la scienza. Nel cast Maggie Q, la stessa attrice che ha interpretato la sacerdotessa del deludente Priest di Alex Proyas, oltre a Sylvester McCoy (Radagast nella trilogia de Lo Hobbit) e a William Hope, visto di recente nel discusso The lady di Luc Besson.

Sono tornato   (1 febbraio)   secondo film in uscita al cinema 

Non sappiamo quanto sia tecnicamente riuscita l’operazione di Luca Miniero, ma ci permettiamo di dubitare della sua efficacia. Due, in particolare, gli elementi che a nostro avviso potrebbero depotenziare in partenza l’ottimo e stratificato lavoro compiuto nel 2014 da David Wnendt, con la complicità di un poco verosimile ma inquietante Oliver Masucci. Dove la satira politica abbracciava la critica mediatica nel Lui è tornato di Wnendt, il rischio corso da Miniero in Sono tornato è quello di aver dimenticato la riflessione colta su un mondo che, percorrendo a grande velocità la linea separatoria tra reale e surreale, precipita, senza alcuna ironia, nel grottesco. Prodromo di questa eventualità, che speriamo sia scongiurata dall’esperienza innegabile di Miniero dietra la mdp e in sede di scrittura, è la presenza nel cast di Frank Matano. Nulla da togliere al giovane ex youtuber, padrone di buoni tempi comici, ma il ruolo ricoperto da Fabian Busch nella versione tedesca rappresentava ben più di un perno narrativo. Con Fabian lo spettatore avrebbe dapprima dovuto compiere un viaggio di scoperta del losco figuro dal piglio “dittatoriale” di sorta, con la differenza del maggior grado di consapevolezza sulla reale identità del personaggio, completamente a favore dello spettatore. In secondo luogo, l’attore (e Busch ci riusciva discretamente bene) doveva prender coscienza del pericolo rappresentato dal redivivo dittatore, per poi cercare in tutti i modi di porre rimedio a quella macchina mediatica che egli stesso aveva messo in moto. Dubitiamo che Frank Matano, alla sua prima prova drammatica in un lungometraggio, possa trasmettere appieno l’urgenza e la necessità di evitare ad ogni costo la deriva totalitaria dei populismi e di chi li cavalca per esigenze elettorali. Nel cast, Stefania Rocca, Elenora Belcamino, Gioele Dix, e il protagonista Massimo Popolizio, nei panni di Benito Mussolini. Il film, esattamente come l’opera originale, prova a mostrare gli effetti che un ritorno in auge del duce potrebbe provocare in uno stato socialmente e politicamente allo sbando.

The post   (1 febbraio)   terzo film in uscita al cinema

Al nome “Pentagon papers” è ricollegata una delle più celebri inchieste giornalistiche del secolo scorso. Avvenuta nel 1971 negli Stati Uniti, questa crociata dell’informazione divenne simbolo non solo del diritto alla verità, ma del perseguimento di un equilibrio etico in una società libera. Ma cosa divide la triade composta da Steven Spielberg, Josh Singer e Liz Hannah da Alan J. Pakula e dal Premio Oscar William Goldman, rispettivamente regista e autore di Tutti gli uomini del presidente? Partiamo dal soggetto, costruito, come sappiamo, assieme al film di Pakula e grazie all’insistita e fruttuosa collaborazione di Robert Redford. Erano tempi diversi, con il grande stato nordamericano che si proiettava dall’epoca Ford a quella di Jimmy Carter, presentando così il conto di un preciso (e sistemicamente condiviso) riscatto politico. Quel soggetto coinvolgeva in prima persona i giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, protagonisti del caso Watergate, ed è noto come non si trattasse semplicemente di un gioco di prospettiva sulle risorse operative della redazione del Washington Post: la sceneggiatura si sovrapponeva proprio a un libro scritto dai due professionisti, sposando un’ottica più grata al profilo “dossieristico”. Spielberg ha invece, con ogni evidenza, scelto di muovere la sua indagine a un livello superiore, sicuramente più prossimo agli imbarazzi nazionali (e ai suoi risvolti morali sulla figura di Nixon) di quanto riuscisse a comunicare l’affannoso Hoffman. Leggiamola anche, se vogliamo, come una rivincita, l’ennesima, del gentil sesso: il passaggio di consegne si realizza dall’elogio di un giornalismo più muscolare (Hoffman era “uomo sul campo e sul pezzo”) che estrometteva la figura femminile dell’editrice Katharine Meyer Graham, nota a tutti come Kay Graham (ruolo affidato a Meryl Streep), a un cinema che fa della scelta e della diplomazia presenze ingombranti ma chiarificatrici. Disertando parzialmente l’obiettivo anche da Ben Bradlee, direttore del giornale e, in The post, interpretato da Tom Hanks, Pakula attirò le ire proprie dell’ex editrice del più importante quotidiano di Washington. Vogliamo interpretarlo come un caso del destino, dopo le recenti dichiarazioni proprio della Streep su Kramer contro Kramer, a margine dello scandalo sessuale che ha coinvolto Dustin Hoffman negli ultimi mesi? Nel cast del film diretto da Steven Spielberg, oltre ai due mostri sacri dell’ultimo cinema americano, troviamo anche Matthew Rys, Bradley Whitford (recentemente in Get out), Sarah Paulson e Tracy Letts.

 

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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