Voci dal Sottosuolo – Parte I

Conversazioni con artisti pugliesi

 

Non c’è modo migliore per introdurre il lettore nella presentazione di una rubrica del cominciare a descrivere ciò che questa rubrica non è o, meglio, non vuole affatto essere. Il motivo di tale premessa sta nel fatto che qualsiasi affermazione d’intenti, qualsiasi difesa d’idee o sostegno ad una semplice quanto precisa direzione da seguire deve passare sempre e comunque da un modo differente e pertanto critico di osservare la realtà. Occorre avere sempre un punto di vista trasversale e minoritario sul mondo e i suoi fatti, in modo che l’informazione dei canali maggioritari e mainstream sia continuamente vessata, provocata, insomma messa sotto assedio da parte di un numero sempre maggiore di canali liberi e indipendenti come il nostro.

Pertanto, questa rubrica sicuramente non è e non vuole essere un luogo dove poter chiacchierare sull’arte, dove intrattenere passivamente i fruitori dei tanti eventi artistici che affollano i palinsesti delle programmazioni culturali della nostra amata regione. Ci sono innumerevoli altri spazi, digitali e cartacei, che i lettori possono usare e addirittura frequentare per discutere sulla qualità delle proposte, sulle differenze programmatiche tra il presente e gli anni precedenti, sulle aspettative tradite da parte delle amministrazioni locali e sul “si poteva fare molto di più ma accontentiamoci perché siamo pur sempre in Puglia”.

Certo, è bene precisarlo, con questo non abbiamo nessuna intenzione di giudicare con biasimo o peggio disgusto tali spazi leciti d’informazione e che hanno la loro sacrosanta funzione di sfogo e di svago. Tuttavia, siamo pur sempre convinti che uno spazio che voglia affrontare i problemi dell’arte non debba limitarsi soltanto all’intrattenimento intellettualistico o, peggio, alla chiacchiera da bar. Tale modo di trattare i “fatti artistici” non può che danneggiare tutti coloro che hanno scelto di dedicare la loro vita allo sviluppo e alla ricerca di una delle tante forme d’espressione artistica esistenti, che sia quella più popolare del cinema o quelle più intimiste e sperimentali del teatro di ricerca e delle arti visive. L’arte di certo non nasce solo come pura e semplice forma d’intrattenimento, anche se può darsi che oggi faccia molto più comodo considerarla tale, ovvero come una valvola di sfogo sociale. Inoltre, a differenza di quanto poteva pensare Aristotele, l’arte non è neanche quel momento catartico attraverso il quale ci purifichiamo dalle nostre passioni socialmente destabilizzanti.

Dobbiamo, invece, sforzarci di pensare il processo artistico come una forma di rimodulazione delle energie psichiche e fisiche, che non ha altro scopo se non quello di realizzare se stesso. L’arte è una modalità propria ed autonoma dell’esistenza umana, non un mezzo per rendercela più sopportabile e gradevole. L’arte è la forma attraverso la quale l’uomo ricostruisce e reinventa il mondo, dando così espressione e bellezza a quelle intensità, a quelle passioni, a quelle idee, a quelle energie che nella serialità e quotidianità della vita di tutti i giorni non possono trovare il giusto spazio per fluire e concatenarsi liberamente. Alla luce di queste considerazioni, si può facilmente comprendere come la nostra rubrica sia animata esclusivamente dall’intento di dar spazio e voce a tutti gli artisti pugliesi che hanno deciso di continuare a credere nei loro desideri e nel loro talento, alcuni dei quali riuscendo a farlo addirittura qui in Puglia, altri invece costretti altrove.

Tutti, però, e questo è bene ribadirlo, animati dalla stessa e identica voglia di dimostrare al mondo intero che l’arte può e deve essere una professione di tutto rispetto, oltre che una vocazione e uno stile di vita.  Certo, la maggior parte di loro molto spesso, a causa delle loro scelte e del loro coraggioso modo di vivere, ha dovuto fare i conti con una società che continuamente li emarginava dal punto di vista economico e sociale, etichettandoli come sognatori ostinati o, nel migliore dei casi, inguaribili idealisti. Come se questo, tra l’altro, fosse un demerito di cui vergognarsi, come se quel loro testardo atteggiamento di chi non ha mai smesso di credere ai propri desideri e alle proprie passioni non fosse altro che un peccato di gioventù di cui sbarazzarsene con l’avanzare dell’età.

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Rocco Di Fonzo, 37 anni, laureato in filosofia presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente abilitato in storia e filosofia tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha inoltre seguito un Seminario di Tutoraggio alla Creazione d’impresa organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e un Corso di Storia e didattica della Shoah (Conoscere, Pensare, Insegnare la Shoah) presso l’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha lavorato per tre anni presso l’Eureka plus s.r.l. di Bari in qualità di docente tutor e consulente per la preparazione di tesi di laurea. Nel 2001 scrive la sceneggiatura per il corto “Appetiti letterari di una pianta grassa”. Nel settembre 2004 recita nel corto “L’inferno di Damien”. Nel giugno del 2005 compie la sua prima formazione da attore recitando nello spettacolo “La ballata del carcere di Reading”. Nel 2006 entra a far parte della compagnia teatrale Fabrica#Famae in qualità d’attore. Nel marzo 2006 sostituisce un detenuto nello spettacolo “Cuore di cane”, lavoro incluso in un laboratorio svolto con i detenuti della Casa Circondariale Maschile di Trani. Nell’estate del 2006 recita nello spettacolo “L’artificio del nulla: spettacolo s-concerto”, spettacolo incentrato sulle teorie teatrali di Carmelo Bene. Nel novembre 2006 ha recitato in una reinterpretazione postmoderna del “Don Giovanni” di Moliere. Nel gennaio del 2007 recita come attore protagonista nel corto “Caffè lungo”. Nei primi mesi del 2007 ha fondato con i membri della compagnia teatrale Fabrica#Famae, lo Spazio O.F.F (Opificio Fabrica Famae). Lo Spazio O.F.F è un teatro indipendente, un centro d’arte polifunzionale, uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo in tutte le sue forme. Per i tre anni della sua esistenza ne ha curato l’organizzazione, la comunicazione e l’amministrazione. Attualmente insegna storia e filosofia in un liceo classico paritario. Grande passione per la scrittura in tutte le sue forme, anche se in particolar modo per la poesia. Ama la musica indie e post rock, da ragazzo ha suonato la chitarra e il basso in diversi gruppi musicali. Ha una grande passione per il fumetto, da giovane in particolar modo quello italiano, che in seguito ha abbandonato preferendogli quello nord europeo e soprattutto quello giapponese.

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