Voci dal Sottosuolo – Parte II

Conversazioni con artisti pugliesi

 

Occorre ribadire con forza e determinazione che desiderare non vuol dire affatto aver bisogno di qualcosa o qualcuno per sentirsi vivi, ma piuttosto vuol dire concatenarsi con il “Fuori”, costruire strutture di senso con cui far delirare il mondo e la vita. Insomma, desiderare significa fare dei propri sogni e delle proprie passioni i pilastri portanti dell’esistenza e non soltanto gli elementi scenografici che abbelliscono il fondo di quella scena su cui ci piacerebbe tanto intrattenerci e intrattenere. Pertanto, questa rubrica ha tutta l’intenzione di proporsi come la cassa di risonanza, come il megafono o meglio come il prisma di rifrazione per tutte quelle persone, nostri conterranei, che, a causa della direzione ostinata e contraria intrapresa, per dirla alla Faber, non sono mai diventati degli esempi illustri per le generazioni più giovani, né si sono mai imposti come opinion leader all’attenzione della critica nazionale, e tantomeno hanno mai avuto l’intenzione di farlo.

Questo non perché hanno ambizioni ridotte o perché semplicemente vogliono restare nel chiuso del loro mondo culturale, ignorando gli altri e rifuggendo dalla società civile. In realtà, queste persone, a cui vogliamo dar spazio e voce, vivono ed operano nel sottosuolo pulsante della vita, e lo fanno con le passioni e le fatiche dei loro corpi, con tutti gli sbagli e gli insuccessi che ne possono conseguire, ma anche con le soddisfazioni, le rivincite, i godimenti e i desideri di persone comuni e straordinarie al tempo stesso. Comune è il loro vivere sporcandosi le mani nel combattere e arrancare di tutti i giorni; straordinario il loro coraggio nel perseguire una direzione incerta e contraria a quella che di solito è più facile seguire.

Tuttavia, sappiamo benissimo che a pagarne il prezzo più salato nel perseguire la via più comoda spesso è la nostra libertà e indipendenza. La loro è quindi una direzione che potremmo dire minoritaria, aggettivo che non significa per forza di cose minore o appartenente ad una minoranza. Infatti, indipendentemente da un discorso sulla quantità o sul valore e l’importanza sociale, scegliere la ricerca e la sperimentazione nell’arte e farne un lavoro, una professione, come hanno fatto questi ragazzi a cui vogliamo dar voce, è soprattutto una questione di decentramento, nel senso che nel farlo si sceglie sempre di restare al di fuori delle decisioni di una maggioranza omologata e prepotente, poiché si sceglie con tenacia di essere i soli e unici padroni delle proprie scelte, così come dei propri sbagli.

Insomma, stare dalla parte dell’arte e farne la propria direzione minoritaria vuol dire sceglie di non avere un “centro maggiore” sopra la propria testa che decide e sentenzia al posto nostro, in quanto si è sempre e comunque i soli artefici del proprio “centro minore”, della propria prospettiva da cui guardare il mondo e da cui poter lanciare infiniti ponti su tutte le altre prospettive che continuamente ci stanno di fronte. Prospettive che non risiedono né sopra né sotto di noi, bensì sullo stesso molteplice, plurale, potentissimo e caleidoscopico piano d’esistenza.

 

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Rocco Di Fonzo, 37 anni, laureato in filosofia presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente abilitato in storia e filosofia tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha inoltre seguito un Seminario di Tutoraggio alla Creazione d’impresa organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e un Corso di Storia e didattica della Shoah (Conoscere, Pensare, Insegnare la Shoah) presso l’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha lavorato per tre anni presso l’Eureka plus s.r.l. di Bari in qualità di docente tutor e consulente per la preparazione di tesi di laurea. Nel 2001 scrive la sceneggiatura per il corto “Appetiti letterari di una pianta grassa”. Nel settembre 2004 recita nel corto “L’inferno di Damien”. Nel giugno del 2005 compie la sua prima formazione da attore recitando nello spettacolo “La ballata del carcere di Reading”. Nel 2006 entra a far parte della compagnia teatrale Fabrica#Famae in qualità d’attore. Nel marzo 2006 sostituisce un detenuto nello spettacolo “Cuore di cane”, lavoro incluso in un laboratorio svolto con i detenuti della Casa Circondariale Maschile di Trani. Nell’estate del 2006 recita nello spettacolo “L’artificio del nulla: spettacolo s-concerto”, spettacolo incentrato sulle teorie teatrali di Carmelo Bene. Nel novembre 2006 ha recitato in una reinterpretazione postmoderna del “Don Giovanni” di Moliere. Nel gennaio del 2007 recita come attore protagonista nel corto “Caffè lungo”. Nei primi mesi del 2007 ha fondato con i membri della compagnia teatrale Fabrica#Famae, lo Spazio O.F.F (Opificio Fabrica Famae). Lo Spazio O.F.F è un teatro indipendente, un centro d’arte polifunzionale, uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo in tutte le sue forme. Per i tre anni della sua esistenza ne ha curato l’organizzazione, la comunicazione e l’amministrazione. Attualmente insegna storia e filosofia in un liceo classico paritario. Grande passione per la scrittura in tutte le sue forme, anche se in particolar modo per la poesia. Ama la musica indie e post rock, da ragazzo ha suonato la chitarra e il basso in diversi gruppi musicali. Ha una grande passione per il fumetto, da giovane in particolar modo quello italiano, che in seguito ha abbandonato preferendogli quello nord europeo e soprattutto quello giapponese.

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