Violenze sui bambini a scuola: telecamere sempre più urgenti ma in Parlamento tutto tace!

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Maestre violente e aggressive incapaci di educare e supportare bambini che quale unica colpa hanno la loro tenera età e l’incapacità di difendersi.

Li affidiamo ad asili nido e scuola dell’infanzia promettendo loro che  troveranno maestre buone e materne e loro da bambini quali sono, si fidano.

Purtroppo però in tanti casi all’amore si sostituisce l’indifferenza  se non addirittura la violenza.

Ceffoni e spintoni prendono il posto delle carezze e gli insulti e urla quello di un parola di incoraggiamento.

 Se infatti è vero che molti dei nostri bambini a scuola trascorrono ore in un  clima sereno è altrettanto vero che molti hanno vissuto esperienze negative che difficilmente dimenticheranno.

Come non ricordare tra i tanti la vicenda che ha visto coinvolti quattro bambini della nostra città, maltrattati da un’insegnante 47enne nel 2013 presso la Scuola dell’infanzia Enrico de Nicola.

La docente fu arrestata il 27 maggio 2013 per maltrattamenti aggravati e sette mesi dopo patteggiò dinanzi al Tribunale di Trani un anno e sei mesi col beneficio di sospensione della pena.

Due anni più tardi le famiglie dei quattro bambini coinvolti, hanno avviato un procedimento civile citando in giudizio il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), per ottenere il riconoscimento di un risarcimento danni e, per un minore, anche una percentuale di invalidità civile per il danno psicologico post traumatico subito a causa di quei maltrattamenti.

Il giudice del Tribunale civile di Bari, dott. Spagnoletti, ha disposto all’uopo una consulenza tecnica d’ufficio riservandosi la nomina del professionista che analizzerà i bambini.

Il video che incastrava l’insegnante e che ancora è visionabile in rete, lo ricordiamo tutti e guardarlo fa male, soprattutto a chi è genitore.

Come si può schiaffeggiare un bambino di soli 3 anni? Come si può anche solo pensare di sfilare la sedia per farlo cadere per terra?

 “Fatti di una gravità inaudita” come fu all’epoca dichiarato dal capo della procura di Trani Carlo Maria Capristo.

Da Nord a Sud, a fare esperienza di tanta cattiveria sono  in molti, troppi direi e tanto impone di non restare indifferenti al silenzio che regna in Parlamento sul disegno di legge relativo all’installazione delle telecamere in classe.

Infatti, dopo il tanto parlare dello scorso anno il Parlamento sembra essersi dimenticato dell’urgenza di tutelare i nostri figli e dalla lettura delle motivazioni del Senato sembrerebbe, o meglio appare evidente, che la salvaguardia dell’immagine di una “scuola perfetta” conti più della salute psico-fisica dei più piccoli.

Ripercorriamo gli eventi per far chiarezza.

La Camera dei deputati il 19 ottobre del 2016 ha approvato il disegno di legge n° 2574 intitolato “Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura piscologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità”.

 Tale proposta di legge sostanzialmente prevede la necessità di una valutazione attitudinale per l’accesso alle professioni educative e di cura, da effettuarsi al momento dell’assunzione e successivamente con cadenza periodica, anche in relazione al progressivo logoramento psico-fisico derivante dallo svolgimento dell’attività (a tal proposito si consideri l’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, attualmente fissata a 67 anni, che mal si concilia con la delicatezza e l’impegno che il ruolo di insegnante comporta).

Ulteriore aspetto di rilievo è la prevista installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, con modalità atte a garantire la sicurezza dei dati trattati e la loro protezione da accessi abusivi.

Tale disegno di legge, sorprendentemente,  ha subito un significativo rallentamento atteso che la 7° Commissione Istruzione e Beni Culturali del Senato, il 29 marzo 2017, ha espresso parere contrario e lo ha fatto con motivazioni fortemente discutibili.

Si legge infatti che il prevedere per legge la videosorveglianza testimonierebbe il fallimento della scuola, in quanto equivarrebbe ad affermare l’incapacità di essa di prevenire e controllare comportamenti scorretti.

In Senato dunque ci si preoccupa maggiormente di tutelare il buon nome della Scuola piuttosto che i bambini!

Non meno contestabile  è l’ulteriore motivo di rigetto per cui la Commissione ritiene non opportuna una valutazione attitudinale per il personale degli istituti scolastici tenuto conto del fatto che questi compiono già un preciso percorso formativo.

In realtà accade spesso che nella vita di una persona insorgano eventi stressanti che intaccano un iniziale equilibrio psichico; questo non può essere ignorato (in nome di un’Istituzione scolastica da difendere a tutti i costi!)  ma va accertato con controlli periodici.

Non è sufficiente che un insegnante vanti  “competenze didattiche” se  a queste non accompagna la capacità di comprendere che se un bambino di 3 o 4 anni piange sta cercando di comunicarci qualcosa e per questo  va aiutato.

 Sicuramente tanti docenti  lamenteranno che troppo è loro richiesto ma non devono dimenticare che il lavoro dell’insegnante (soprattutto di asilo nido e scuola dell’infanzia) non è per tutti: richiede pazienza e amore e in assenza di questi non ci si può approcciare a bambini che dipenderanno in toto da loro per 5 se non addirittura 8 ore al giorno.

Circa il reato configurabile in caso di violenza a danno degli studenti non vi è dubbio che debba trovare applicazione l’art. 572 c.p. relativo ai maltrattamenti atteso che ad escludere l’applicazione del minore reato di cui all’art. 571 c.p. “Abuso dei mezzi di coercizione o di disciplina” è stata la Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione penale con sentenza n° 1325, depositata in data  7.09.2017.

Si legge in sentenza: “L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche lì dove fosse sostenuto da animus corrigendi, non può, infatti, rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti”.

 Dunque la violenza non ha nulla a che vedere con l’educazione e l’insegnamento!

Viviamo in un momento storico in cui i genitori hanno sempre più timore di affidare i propri piccoli soprattutto in considerazione del fatto che non hanno maturato a 3-4 anni la capacità di valutazione.

Se vengono strattonati, picchiati, insultati vi è il rischio che pensino  di averlo meritato e magari, per timore di essere ulteriormente rimproverati a casa, che non ne facciano menzione.

Chissà quante altre violenze sono state perpetrate in asili nido e scuole dell’infanzia senza che mai sia stato appurato!

Perché  non installare le telecamere -quanto meno negli asili nido e scuola dell’infanzia-  se questo serve a far stare tranquilli i genitori?

 I timori concernenti ragioni di privacy circa l’installazione di apparecchiature di videosorveglianza in classe sono infondati in quanto è previsto dal disegno di legge un circuito chiuso che ne impedisce l’accesso generalizzato.

Inoltre, i tanti insegnanti che svolgono correttamente il proprio lavoro non avranno nulla da temere e gli altri, in caso di accertate violenze,  saranno allontanati, come è giusto che sia perché tra il salvaguardare l’immagine della scuola e il tutelare i nostri figli il Parlamento non può aver dubbi!

Il Segretario Nazionale Codacons, Francesco Tanasi, proprio in questi giorni, di fronte all’ennesima violenza registrata a Corleone,  ha  ribadito l’urgenza di installare telecamere di videosorveglianza in tutti gli asili e anche nelle scuole elementari d’Italia per controllare l’operato del personale scolastico ed evitare abusi e violenze che possono avere conseguenze anche gravi.

Non dimentichiamo che i danni subiti durante l’infanzia spesso segnano la psiche e rischiano di distruggere i legami di fiducia nei confronti degli adulti e delle istituzioni.

Nell’attesa che il Parlamento riacquisti consapevolezza della gravità del fenomeno è opportuno saper riconoscere i campanelli d’allarme e laddove emergano condizioni gravi rivolgersi alle forze dell’ordine, ovviamente il tutto stando attenti ad evitare inutili allarmismi.

Prestiamo dunque attenzione ai disegni e al gioco perché molto spesso i bambini attraverso questi canali comunicano paure e disagi e ascoltiamo i loro racconti dai quali spesso emergono tristi verità.

Tutto questo perché quando si tratta di bambini la prudenza, caro Parlamento, non è mai troppa!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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