Violenza sulle donne: quando si può parlare davvero di molestie?

In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne lo scorso anno abbiamo affrontato il tema della violenza che le stesse donne utilizzano in alcuni casi contro altre donne. Quest’anno, continuando questo filone atipico, tratteremo una tematica delicata che viene affrontata spesso, ma non sempre con il piede giusto: la differenza tra ciò che può essere considerata violenza sulle donne e ciò che invece si fa passare per tale, ma non lo è.

Nelle ultime settimane i media hanno affrontato a più riprese quello che è passato alla memoria della cronaca come “Il caso Weinstein” o “sexy gate”. Inutile ribadire di che cosa si tratti, dato che il caso è ben noto a livello internazionale. Opinionisti, psicologi, medici, attori e attrici hanno detto la propria sull’argomento, senza che ovviamente come in tutti i dibattiti mediatici si sia arrivati ad una conclusione e a una risposta alla domanda fondamentale attorno a cui ruota questa triste vicenda: quando si pone una donna difronte ad una richiesta di prestazione sessuale in cambio della propria carriera si può parlare di molestia sessuale?

Prima di analizzare la questione partiamo da due presupposti molto importanti. Nel periodo storico che stiamo vivendo, dopo anni di lotte per l’emancipazione e la parità dei diritti, la donna è oggi inserita all’interno delle categorie supertutelate. Ma come quando si tratta dell’educazione dei figli, non sempre la tutela eccessiva è garanzia di fare la cosa giusta. Sicuramente ogni donna come ogni uomo avrà i suoi pregi, ma anche i suoi difetti e farà i suoi errori che non sempre sono giustificabili. A volte per tutelare un soggetto o una categoria di soggetti bisogna anche fargli riconoscere di aver sbagliato di modo che l’errore non venga più commesso: questa sarebbe una tutela razionale e saggia senza rischiare di cadere in eccessivo buonismo e protezionismo. Per quanto riguarda i soggetti, indipendentemente dalla risposta che possano ricevere e che siano uomini o donne, che fanno richieste di questo genere sono sempre e comunque da condannare perché nella loro mente concepiscono e progettano di strumentalizzare altri individui per il proprio piacere o interesse e di esercitare il dominio approfittando del proprio potere, della propria influenza o del denaro in loro possesso. La proposta è quindi di per sè stessa una violazione della dignità dell’individuo che la riceve e chi l’ha fatta va comunque punito e curato.

Detto ciò, il passo successivo da fare è passare dal significato del termine “violenza”.  La violenza è un’azione volontaria che un soggetto compie nei confronti di un altro inducendolo a fare qualcosa che è contro la sua volontà. E’ chiaro che il punto attorno a cui ruota questa definizione è l’assenza della volontà da parte del soggetto che subisce la violenza. Le “donne di Weinstein” o di altri registi come Brizzi e altri che oggi sono finiti dopo anni nell’occhio del ciclone erano consapevoli di quello che stavano facendo e hanno scelto liberamente di accettare quella che possiamo definire a tutti gli effetti una vera e propria “proposta indecente”. In parole più pertinenti, erano del tutto consenzienti. Secondo quanto dichiarato da numerosi attori e attrici,  addirittura il meccanismo messo in moto dal produttore cinemtografico americano era conosciuto, specialmente da coloro che facevano parte del settore. Senza allontanarci troppo menzionando il “caso Weinstein”, anche in Italia molte attrici hanno dichiarato di aver ricevuto proposte di questo genere, di non esserne rimaste meravigliate e che il mondo dello spettacolo “funziona così”. Molti servizi del programma di Italia 1 “Le iene” hanno approfondito la questione e hanno dimostrato come attrici inviate da loro “sotto copertura” per fare dei provini hanno ricevuto proposte non del tutto convenzionali, per così dire. Forse dichiarare che tutte queste donne abbiano “messo il pesce in bocca al gatto” è eccessivo, soprattutto se generalizzato perché ogni caso è a sé stante, ma molte di loro (almeno come è stato dichiarato dallo stesso autista di Weinstein) sapevano già cosa avrebbero dovuto fare e lo cercavano appositamente.

Il punto successivo da affrontare è il tipo di richiesta a cui queste donne sono state sottoposte. Queste ultime, infatti, non sono state sottoposte ad un ricatto. Il ricatto prevede una ritorsione, una privazione di qualcosa che già possiedi, una punizione. In questo caso, invece, si tratta di un semplice scambio, un do ut des: “Se vieni a letto con me ti darò una parte nel mio ultimo film” e non “Se non verrai a letto con me distruggerò la carriera che dopo anni di fatica ti sei costruita”. Si tratta di una carriera che di fatto non è cominciata e ancora non c’è e la differenza tra le due richieste è evidente. Rifiutare significherebbe optare per qualcos’altro su cui investire la propria vita e le strade sono molteplici, ma significherebbe anche rinunciare alla fama e a possibili guadagni consistenti. E’ vero, il mondo dello spettacolo è ambito perché permette di guadagnare cifre esorbitanti in tempi abbastanza ristretti che i comuni mortali non intascherebbero in due o più vite di lavoro, ma in questo caso la scelta non è che tra i soldi e l’integrità morale perché se molestare una donna è violenza nei confronti di essa, concedersi in cambio di qualsiasi cosa è una violenza nei confronti della propria persona.

Si è parlato anche di pressione o violenza psicologica. A tal proposito ha fatto scandalo quello che ha dichiarato a “Le iene” il noto psichiatra  Raffaele Morelli: «In ogni donna è presente, sempre, il fatto di poter usare la seduzione per ottenere un vantaggio. Una persona che si è prostituita per il successo dopo anni si sente sporca. Ogni donna può diventare una prostituta, perché quelle attrici pensavano di poter condurre le danze. [… ] La violenza, quindi, è psicologica, ma non sessuale. Ma se dovessimo portare la violenza psicologica in tribunale, sarebbe coinvolto il 90% della popolazione di un paese: casi di questo tipo sono anche dei ‘sì’ al capo quando si vorrebbe dire di no, ed è un aspetto che coinvolge anche moltissimi uomini. In questo caso bisogna sapere che qualsiasi successo si voglia raggiungere deve basarsi sulle proprie capacità». Su queste dichiarazioni non tutti i professionisti del settore sono stati d’accordo. Non volendo fare altre dichiarazioni in merito non avendo competenze mediche specialistiche in materia, ci si può comunque anche in questo caso appellare al significato di violenza che sessuale o psicologica che sia, con la consapevolezza e senza ricatto regge poco.

E’ probabile che sia stato poco preso in considerazione un risvolto che è tutt’altro che secondario. Queste donne sono state considerate da molti come delle vittime e forse in parte lo sono. Sono vittime di un sistema, come la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, che dà importanza all’apparenza e al denaro e che bada solo minimamente alla sostanza. Una società che crea miti sulla base del niente, in cui la percezione di sé è data attraverso mezzi deviati e manipolati. Una società in cui per ottenere notorietà e visibilità si farebbe tutto e il contrario di tutto, in cui il successo e la fama possono arrivare con un battito di ciglia, ma sono difficili da mantenere. Una società in cui c’è chi conosce bene questi meccanismi e ne approfitta, mettendo gli individui difronte  a tentazioni troppo forti. Ma bisogna anche considerare il danno che i registi con l’accondiscendenza di chi non ha saputo dire di no hanno provocato a donne veramente capaci e talentuose che sono state rimpiazzate e hanno perso delle opportunità che si sarebbero davvero meritate.

Dopo aver analizzato la situazione, sebbene se ne possa parlare ancora, c’è da chiedersi se questo caso che è stato accostato ad una violenza sessuale possa essere paragonato a tante situazioni difficili che la donna si trova ad affrontare ogni giorno: lo stalking, il mobbing, gli stupri, i ricatti, le violenze domestiche che le donne si ritrovano spesso a subire come vittime impotenti, paradossalmente spaventate da una giustizia che forse non potrebbe tutelarle abbastanza. Tutte situazioni per cui molto è stato fatto, ma ancora tanto si potrebbe fare.

 

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here