Via dei Muratori: si incomincia a pagare, ma chi paga?

La collana di Via dei Muratori si è arricchita, com’è noto, di un’ultima (per il momento) recente perla: il risarcimento che il Comune di Barletta deve all’imprenditore Aldo Musti per le spese legali affrontate nei diversi ricorsi al TAR per poter ottenere l’accesso alla documentazione tecnica riguardante l’area. Si tratta di una spesa che ha già superato i 10.000 € e di questo passo si avvia velocemente ai 20.000, a seguito di condanne in serie (7 al momento, per quanto ne so), tutte per lo stesso motivo, vale a dire il rifiuto di fornire le carte richieste. Tralasciando i contorni quasi comici che sta assumendo la vicenda (si tratta di una performance eccezionale, forse da record mondiale, da segnalare per la valutazione), la domanda che ricorre è la seguente ed è molto semplice: chi paga? La risposta a questa domanda è altrettanto semplice: paga il Comune, e quindi tutti noi. Tutto normale? Macchè. A questo punto, anche per dare alcuni chiarimenti che mi sono stati chiesti, lo dico subito molto francamente: a mio parere siamo in presenza di un danno erariale.

Vujadin Boskov, allenatore serbo scomparso di recente, molto noto in Italia, soleva dire: “E’ rigore quando arbitro fischia”. Qui l’arbitro è soltanto la Corte dei Conti e al momento il calcio di rigore non c’è, ma questo non esclude che si possa dire qualcosa su questi ultimi sviluppi, soprattutto se vengono toccate indirettamente le nostre tasche.

Ma andiamo per gradi. In primo luogo il rapporto di causa-effetto tra il comportamento della Pubblica Amministrazione (in questo caso il Comune di Barletta tramite i suoi funzionari) e l’esborso attuale è abbastanza evidente. L’accesso ai documenti richiesti, tutti atti pubblici, non poteva essere negato, a norma della L. 241/90, alla quale aggiungo anche la Legge regionale n. 15/08 e suo regolamento di attuazione n. 20/09 (c.d. “legge trasparenza”). Di più. Il Comune in realtà si è limitato a non dare alcuna risposta alle richieste di Aldo Musti, salvo che in un caso, con una motivazione anch’essa censurata dal TAR. Siamo quindi di fronte ad un tipico caso di silenzio equivalente a rifiuto, con l’aggravante, a mio giudizio, determinata dal fatto che, mentre un rifiuto formale contiene normalmente una motivazione, la mancata risposta non dà neanche questa, al punto che si può dire, sempre secondo la mia modesta e personale opinione, che siamo ormai al limite dell’omissione di atti.

Le carte richieste non ci sono più? Non ci sono mai state? Bene. Una Amministrazione pubblica normale (non è evidentemente il nostro caso) ha il dovere di riscontrare la richiesta, anche nel caso in cui essa sia impossibile da soddisfare, spiegandone le ragioni.

Ma sforziamoci di mantenerci nell’alveo tracciato e, senza andare oltre, continuiamo nell’analisi dei passaggi successivi. Il Comune poteva sperare che finisse tutto lì nel caso in cui vi fosse stata una rinuncia a procedere da parte di Aldo Musti. Di fronte alla reazione dell’interessato, l’esito dei ricorsi innanzi al TAR era del tutto scontato, anche per uno studente principiante di diritto amministrativo, e questo rende ancora più grave il fatto che il Comune abbia continuato a ripetere lo stesso comportamento nel tempo, ponendo le premesse per una sequela di condanne che sono poi puntualmente arrivate, con relative spese.

E allora che fare adesso? Siccome non ho, né voglio darmi l’autorità di dare consigli a chicchesia, dico soltanto cosa non farei  al posto dell’Amministrazione Comunale di oggi. Innanzitutto non sottovaluterei la questione, incominciando a farmi una ragione del fatto che c’è un signore che non desiste ma resiste. Di conseguenza non resterei inattivo in attesa che tutto si risolva da sé, perché ciò non potrà più accadere. Men che meno opporrei ricorso alle sentenze, il quale avrebbe un esito incerto ed un ulteriore aggravio di spese certo.

Tanto per arricchire ancora di più la collana, mi limito a far presente con discrezione che, in presenza di un danno erariale, vige ormai da vent’anni il principio dell’obbligo di denuncia alla Magistratura contabile da parte dell’autorità superiore (nel nostro caso, il dirigente nei confronti del responsabile del procedimento, oppure, se quest’ultimo è il dirigente stesso, il Sindaco e la Giunta). In mancanza, l’omessa denuncia del danno erariale, nel caso in cui tale danno diventi poi irrecuperabile, è essa stessa fonte di responsabilità contabile. Il linguaggio e gli spazi imposti da un articolo di stampo giornalistico non consentono un approfondimento di questo aspetto ma, tanto per citare un caso di scuola, se l’Amministrazione è al corrente di un danno alle sue casse perpetrato da un comportamento illegittimo, resta inerte e il suo silenzio determina la prescrizione e l’irrecuperabilità del danno, essa diventa responsabile alla pari di chi il danno l’ha procurato. Per quanto riguarda questa tipologia di responsabilità vi sono ormai anche diversi precedenti.

La volontà di affrontare il problema può essere manifestata anche attivando un procedimento disciplinare, oppure una commissione di inchiesta interna. Se non si muove nulla, c’è il serio rischio che arrivi una ulteriore perla in forma di paradosso, e cioè che l’Amministrazione Comunale di oggi, che non c’entra niente con la faccenda, possa vedersi attribuire delle responsabilità per comportamenti amministrativi delle Amministrazioni precedenti, insieme ad esse. Il paradosso è in realtà soltanto apparente: infatti, se le cause del danno rivengono dal passato, il danno vero e proprio si manifesta ora, ed una eventuale inerzia dell’Amministrazione attuale, a fronte degli esborsi che è chiamata ad effettuare oggi, la potrebbe far ricadere nella tipologia dell’omessa denuncia, con conseguente corresponsabilità nel danno.

A questo punto, siccome non tutti i mali vengono per nuocere, probabilmente è arrivato il momento di affrontare la questione di petto. Ormai solo chi non vuol vedere non vede: la vicenda di Via dei Muratori, nata su problematiche di natura tecnico-urbanistica e tecnico-amministrativa, sta investendo anche la sfera contabile e forse perfino quella penale. Di conseguenza diventa sempre più imprescindibile e urgente prendere delle decisioni e, a partire dalla fine, e cioè dagli ultimi detriti di cui si è parlato, andare via via a ritroso, individuando tutte le responsabilità e possibilmente una via d’uscita definitiva.

Certo, perché fino a questo punto si poteva anche pensare che la questione riguardasse poche persone o forse soltanto Aldo Musti. Personalmente non l’ho mai pensato, ma non mi sento di condannare chi, fino a questo momento, non abbia percepito la portata amministrativa e anche politica del problema. Ma ora che le conseguenze si ripercuotono anche sulle casse del Comune, essa riguarda i cittadini tutti, che in qualche modo dovranno coprire la spesa. Via dei Muratori è sempre stata una questione di correttezza e legittimità amministrativa, ora è anche una questione di tasca. A risentirci per la prossima perla.

 

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