Via dei Muratori e la certificazione dell’inutilità della politica barlettana

Confesso che non riesco a capire coma faccia Aldo Musti a conservare la misura anche dopo l’ultima sentenza a suo favore della magistratura amministrativa, quella forse definitiva della serie. Misura negli interventi, oggi da vincitore persino più marcata che ieri da lottatore, e misura nel linguaggio. Allora, visto che sta parlando poco l’interessato, dirò io qualcosa, avendo seguito da tempo questa vicenda.

 La questione era chiara fin dall’inizio

Il fatto che ci fossero in circolazione tra Comune e Regione dei grafici differenti per la stessa strada, e che questo avesse determinato una sorta di “gioco delle tre carte” (pare, per quanto ne so, che fossero proprio tre), è sempre stato piuttosto evidente al punto da essere ripetutamente affermato in molti interventi, in particolare sulla stampa. Nonostante questo, sono stati fatti tutti i tentativi per non fare chiarezza sul punto.

     Forse molti non sanno che buona parte dei ricorsi vinti da Aldo Musti non riguardano tavole grafiche o delibere, bensì l’accesso agli atti negato con argomentazioni molto discutibili e non proprio in linea con le leggi che tutelano la trasparenza degli atti amministrativi (proprio per mantenere la misura), destinate ad essere inevitabilmente censurate, per non dire ridicolizzate, dalla magistratura. L’accesso, peraltro sacrosanto, riguardava tavole grafiche che in quanto allegati ad atti pubblici di programmazione urbanistica, dovrebbero essere (e lo sono per moltissimi Comuni normali) tranquillamente pubblicate sul sito istituzionale. E’ stato fatto di tutto, al contrario, per proteggere l’opacità delle procedure, fidando forse sul fatto che prima o poi Musti si sarebbe stancato, soprattutto perché stava facendo la sua battaglia da solo. Certo, perché il ragionamento di politici e burocrati in genere è questo: noi possiamo affrontare il contenzioso all’infinito, tanto le spese sono a carico dei cittadini e i fastidi per le Avvocature, mentre il singolo cittadino a un certo punto non ce la farà più, perché le spese e i fastidi sono tutti a carico suo. Purtroppo per il Comune e fortunatamente per noi, non soltanto per Aldo Musti, le cose sono andate diversamente.

 Il ruolo delle istituzioni comunali

Iniziamo dalla Giunta che, è bene dirlo subito, si è vista scodellare sul tavolo la patata bollente ereditata dall’Amministrazione precedente. Si era detto che si sarebbe cercata una soluzione nell’ambito dei nuovi strumenti urbanistici. Avemmo tutti l’impressione che si volesse rinviare il problema, come usa fare la politica quando non sa cosa fare. Poco male, nel frattempo però la Giunta avrebbe potuto approfondire la questione al di là delle prese di posizione dei suoi dirigenti, proprio per il fatto che il problema non era stato causato da questa Amministrazione e che intanto c’erano dei contenziosi in atto. Lo ha per caso fatto? A me non risulta, visto che tutti i ricorsi sono arrivati al loro termine con l’inevitabile sconfitta per il Comune, che non ha mai cambiato posizione. Mi risulta invece che su altre questioni è stata molto più ferma. Ricordo soltanto l’intervento dell’ass.re Pelle a proposito del palazzo Affaitati di Via Nazareth, sul quale peraltro non vi era il ginepraio di contenziosi di Via dei Muratori, in cui si parlava senza mezzi termini di “inadempienze, omissioni e scarichi di responsabilità” (Gazzetta del Mezzogiorno, sez. Nord-Barese, 16 febbraio 2014). Sensibilità diverse, si usa dire, ma, guarda caso, su Via dei Muratori non sono mai state avvertite particolari sensibilità.

E che dire del Consiglio Comunale? Avrebbe potuto istituire una commissione di indagine, lo Statuto prevede questa possibilità, e la cosa era stata anche suggerita dallo stesso Musti e dal sottoscritto in un precedente articolo, almeno un anno e mezzo fa. Ciascun consigliere avrebbe potuto chiedere tutti gli atti ed esaminarli con attenzione, giusto per capire. E’ stato fatto qualcosa? Macchè. Certo, Musti è stato ascoltato nella Commissione consiliare competente, e poi? Il nulla, una perdita di tempo, tutto accantonato. Tutti, Giunta, consiglieri e Commissione, appiattiti sulla posizione dei dirigenti, nonostante incominciassero ad arrivare sentenze negative, a seguito delle quali qualche domanda se la sarebbero dovuta fare.

La sudditanza e l’inutilità della politica

Il ruolo svolto dai politici di questa disgraziata città ne ha rivelato la infinitesimale sottigliezza (intesa come il contrario dello spessore). Inizialmente allineati in modo acritico sulle posizioni dei dirigenti, anziché esaminarne i comportamenti amministrativi, ridotti alla fine alla sconfitta dalla serie da record mondiale delle sentenze giurisdizionali negative, hanno finalmente messo le carte in ordine, dimostrando in questo modo una doppia sudditanza, prima verso i dirigenti e poi nei confronti della magistratura.

Mai un approfondimento, mai uno straccio di decisione. Ci sarebbe molto da dire sulle lamentele dei politici su un presunto potere eccessivo della magistratura, questione sulla quale tanto si dice e si scrive. Questo caso dimostra che è la politica che rinuncia, per una precisa volontà o per semplice insipienza e incompetenza, a non voler o saper governare gli spazi che le competono.
Nel caso specifico, questa doppia sudditanza ha messo a nudo non solo l’inutilità, ma finanche la dannosità di certa politica. Sì, perché questa autentica sconfitta della politica ha determinato anche un danno economico per il Comune (quindi soldi nostri) per spese legali, cosa sulla quale ho già scritto quasi un anno fa (Barlettanews, 11 giugno 2014). Inutile dire che le argomentazioni riportate in quell’articolo, che descrivevano quanto stava avvenendo e prefiguravano l’inevitabile conclusione, non hanno spostato di un millimetro la posizione delle istituzioni cittadine.

Un uomo solo all’attacco

Qualche riflessione va fatta poi sullo scenario socio-economico della città. Dov’erano i colleghi di Musti al di là delle firme su istanze indirizzate a porti delle nebbie? E i cosiddetti “corpi intermedi”, le associazioni di categoria ecc. ecc. ? Non pervenuti. Della stampa si può dire ciò che si vuole, ma la questione di Via dei Muratori ha trovato un’eco soltanto sulla stampa locale, sia cartacea che on line. Personalmente sono intervenuto più volte e non certo per interessi personali, non essendo un operatore economico, né avendo interessi immobiliari in zona, ma mosso semplicemente da un senso di appartenenza ad un interesse generale. E gli altri? La solita mentalità: se il portabandiera perde, va a sbattere da solo, se vince è anche il nostro portavoce. Troppo facile. Con una mentalità del genere, è bene saperlo, non si va lontano, anche perché non sempre si trova una testa dura come Musti.

Ora incominciano a venir fuori altri casi annosi, come Via dell’Industria. Non so quanto siano analoghi a questo, probabilmente si tratta di situazioni completamente diverse, ma comunque sia mi chiedo: in tutti questi anni nessuno se n’era accorto? E ancora: ma c’è proprio bisogno di un Musti per far valere la legalità, vera o presunta che sia?

 La politica che non c’è

Alla fine di questa vicenda, possiamo archiviare il tutto cambiando la dicitura che si è imposta negli ultimi anni. Non più Via dei Muratori, la strada che non c’è, o la maglia, la tavola o la mappa che non c’è, ma, molto più semplicemente e senza particolari sforzi di fantasia, Via dei Muratori, la politica che non c’è.

Ora assisteremo ad una nuova tornata di elezioni, in cui politicanti di ogni sorta faranno la loro battaglia rivolgendosi non ad una comunità fiera della propria storia e consapevole dei propri diritti, ma ad un insieme atomizzato di persone alla ricerca di un qualche beneficio, più promesso che reale. Un altro straziante periodo di clientelismo selvaggio, una lotta all’ultimo favore (sperando sempre che non si cada nel voto di scambio), all’interno di una campagna elettorale il cui costo, si può già prevedere, sarà direttamente proporzionale al vuoto di contenuti e nella quale l’argomento più profondo sarà probabilmente la rivendicazione della barlettanità, certificato di nascita e di residenza alla mano. E allora, continua così, Barletta, e tanti auguri!

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here