Vespa-Riina. Vittime e ipocriti

Ebbene si, lo confesso!!! Comprerò il libro di Giuseppe Salvatore Riina detto Salvo,  figlio del famigerato “Totò u’ Curtu” e di Ninetta Bagarella.

Si, proprio lui, quello della famosa intervista di Bruno Vespa che tanto sta facendo discutere in questi giorni gli italiani, tra molti che non ci vedono nulla di scandaloso, tanta gente indignata sicuramente in buona fede, ma anche tanti indignati d’accatto nonché ipocriti allo stato puro.

Comprerò il libro perché, come giustamente ha affermato Vespa, chi dopo aver avuto l’immenso piacere di leggere gli scritti di Bolzoni e D’Avanzo e  “Cose di Cosa Nostra” di Giovanni Falcone, se vuol provare a farsi un’idea  più o meno a 360 gradi del fenomeno mafioso, è anche giusto che provi a capire come ragiona chi la mafia l’ha vissuta e forse la vive da protagonista .

Naturalmente chi scrive ha un sacro rispetto delle vittime di tutte le mafie, non solo quella di Riina, Provenzano, Bagarella ecc e soprattutto una sorta di venerazione per Giovanni Falcone, colui che è stato l’emblema della lotta alla mafia, la legge il diritto fatto persona.

Proprio Falcone in una sua celeberrima frase affermava come la mafia fosse un fenomeno umano, e cosa c’è al mondo di più misterioso ed inspiegabile dei fenomeni umani?  E proprio per tentare di comprendere un fenomeno complesso come quello mafioso non è certo sufficiente limitarsi ai classici assunti tipo “La mafia uccide!” , “La mafia chiede il pizzo!”, “La mafia ci costa tot miliardi l’anno !”, ma sarebbe anche utile non tanto conoscere il pensiero del figlio di un mafioso ma provare a sondarne l’atteggiamento, la mentalità e perché no, anche la sofferenza. Perché per quanto mafioso, Salvo Riina era e resta pur sempre un essere umano con tutte le sue debolezze, con tutta la sua crudeltà.

Per questo – e per altri motivi che non sto qui certo a rivangare – sembra stucchevole la polemica scatenatasi in queste ore sulla figura del conduttore di Porta a Porta perché ha semplicemente fatto il suo mestiere. E trovo inoltre quanto meno ipocrita la polemica al riguardo fatta da gente che in passato ha eletto Enzo Biagi a campione ed eroe della libera stampa, dimenticandosi che proprio il compianto Enzo Biagi a suo tempo ha intervistato, sempre per la RAI, tale Raffaele Cutolo e soprattutto tale Luciano Liggio, che di Totò Riina è stato capo e mentore. E non ha forse Santoro fatto intervistare il figlio di Bernardo Provenzano? Dov’erano allora tutti gli scandalizzati à la page di queste ore?

Ed ipocrisia è anche quella anche nei confronti di un uomo di 38 anni condannato per mafia che ha scontato la sua pena e che oggi, piaccia o non piaccia, è un uomo libero che a suo dire starebbe provando a voltare pagina.

Intendiamoci, chi scrive non crede affatto a questa possibilità e non crede ad una parola del rampollo del “macellaio di Corleone”, ma se vogliamo ancora credere allo stato di diritto,  anche per  Salvo Riina deve valere l’articolo 27, comma 3 della Costituzione della Repubblica che sancisce la rieducazione del condannato, anche se si trattasse di un condannato per mafia.  Perché la Costituzione detta “la più bella del mondo” non deve valere a giorni alterni, altrimenti s’introduca la pena di morte per tutti i reati di mafia e si esca definitivamente da questa ipocrisia.

Per questo e soprattutto per informarmi comprerò il libro di Salvo Riina.

A cura di Cosimo Campanella

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Cosimo Campanella
Cosimo Campanella nasce a Barletta il 3 settembre del 1974. Entra nel mondo della fotografia come aiutante nel 1990 e dopo due anni di alterne fortune è costretto nel maggio del 1993 a lasciare per svolgere il servizio militare. Riesce a rientrarvi come aiutante video-maker affinando nel contempo la propria tecnica fotografica per un progetto a lungo termine. Nel febbraio 2011 inaugura lo studio fotografico Arte e Immagine a Barletta. Specializzatosi nella fotografia per cerimonie e nel video-editing non disdegna digressioni anche nel campo della fotografia in ambito storico-culturale e folkloristico. Cosimo Campanella collabora da marzo 2016 con il magazine Barletta News , scrivendo di sport, attualità, politica e cultura

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