Pensare che ci sia una strategia univoca e non una strana coincidenza nelle recenti posizioni a mezzo stampa prese dall’associazione datoriale Assocall e dal sindacato UGL di Bari è il minimo per chiunque abbia seguito la vicenda. Ma la cosa più strana è che un sindacato intervenga e non dica una sola parola sui mancati rinnovi dei contratti, o meglio sui licenziamenti, a sei dei sette lavoratori iscritti alla Cgil, ciò che è avvenuto a Barletta. A meno che qualcuno, come accaduto con altri licenziamenti precedenti, non ritenga che gli iscritti alla Cgil siano tutti brutti, cattivi e soprattutto fannulloni (la decisione aziendale, quella del non rinnovo contrattuale, arriva stranamente subito dopo le iscrizioni dei lavoratori alla Cgil o dopo che abbiamo sollevato temi di natura contrattuale).

Non intendiamo rispondere all’Assocall, atteso che con i giudizi che si stanno incardinando intendiamo affidare a terzi la risoluzione, proprio alla luce delle brusche interruzioni delle relazioni sindacali messe in atto con i mancati incontri che più volte abbiamo sollecitato e con i licenziamenti oltre alle velate minacce che si leggono nel comunicato stampa di Assocall, dove si bollano le nostre idee e le nostre legittime prerogative a difesa dei lavoratori come posizioni “dolose”.

Contrariamente, invece, intendiamo puntualizzare all’UGL che non contestiamo la legittimità di difendere un proprio contratto sottoscritto da soli con Assocall,  ma ci pare strano che si contesti la nostra altrettanto legittima contestazione, sia nella forma che nella sostanza, dell’accordo che non ci vede sottoscrittori. Ci sembra che lo stesso sindacato UGL, con un colpo di spugna, cancelli istanze di chi si vede negato diritti sacrosanto, di chi reclama giustizia e migliori condizioni di lavoro, a partire dalla buona qualità dell’occupazione contro la precarietà ed i facili  “licenziamenti”. In particolare in un’azienda beneficiaria di ingenti risorse pubbliche comunitarie come l’Adn con sede a Barletta e Bisceglie.

A tal fine, ribadiamo la nostra contestazione ad un contratto che non estende diritti sindacali non prevedendo le assemblee, non riconoscendo il ruolo dei delegati e nessun modello di relazioni sindacali. Stigmatizziamo, rispetto ai compensi, la mancata previsione di minimi mensili con un compenso e modalità retributive che mascherano una forma di “cottimo”, un minimo retributivo solo in un’area professionale, forme di rapporto di lavoro che tendono forzatamente a definire il tutto come lavoro autonomo pur nascondendo il comando o i presupposti di subordinazione “autonomia mezzi e organizzazione del lavoro” con una disciplina sul coordinamento delle prestazioni, ciò per sfuggire a quando previsto dal Dl 81 in materia di subordinazione dei rapporti di lavoro.

Infine, sottolineiamo l’assurdità che, pur in presenza di commesse non mensili di TIM, Telecom ed Eni, si mantenga un rapporto con i subordinati fatto di collaborazioni occasionali mensili soggette a rinnovi meramente discrezionali da parte dell’azienda, esercitando dunque sugli stessi, di fatto, un comando ossessivo ed  una condizione di subordinazione psicologica ed occupazionale facendo della precarietà la condizione ordinaria di lavoro.

 

 

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here