Verità per Giulio Regeni: incontro e omaggio in Sala Palumbieri

barlettanews- Verità per Giulio Regeni
Sala Rossa Palumbieri

In un famoso saggio di Hannah Arendt sul processo ad Eichmann, edito in Italia con il titolo “La banalità del male”, parlando del gerarca nazista resosi fautore di orrendi crimini contro l’umanità, l’autrice descrive il dolore causato come la sede di un processo di deresponsabilizzazione. L’assassino, il boia, trasla più o meno consapevolmente il peso morale delle proprie azioni sul sistema di cui è mero ingranaggio, un sistema che lo spinge a compiere quegli atti vili e disumani. In ciò, il Male descritto dalla giornalista è un Male così immerso in un progetto dal disegno disturbato e criminoso, che gli interpreti stessi delle sue logiche ne sono assuefatti al punto da non saper più discernere i concetti di “giusto” e “sbagliato”. Guardando il corpo martoriato di Giulio Regeni, il medico legale che si è occupato dell’autopsia e i genitori della vittima devono aver pensato a tutto, fuorché a un male “banale”. C’è perizia, nella scelta di segnare impunemente un corpo come carne da macello. C’è una crudele precisione, nel procurargli innumerevoli fratture su quasi tutte le ossa. C’è una lucidità che atterrisce ogni pensiero razionale, nel rendere irriconoscibili per una madre persino i piedi del proprio figlio.

Barletta risponde scegliendo di omaggiare il ricercatore tragicamente scomparso, dedicando allo studente italiano una targa commemorativa ed intitolandogli la sala lettura della biblioteca comunale Sabino Loffredo. Una iniziativa di lodevole spessore culturale, quella avvenuta ieri sera, che si inserisce nel solco di un ideale connubio tra impegno istituzionale e complesso lavoro giornalistico, compiuto dal collega Giuliano Foschini di La Repubblica. Prima di scoprire la targa, il Sindaco Pasquale Cascella ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni, al margine dell’intervento di giovani rappresentanti di Amnesty International, ente promotore di questa tenace lotta per conoscere la dinamica di ciò che è accaduto al Cairo tra gli ultimi giorni di gennaio e i primi di febbraio del 2016:

<<L’esigenza che abbiamo avvertito risponde al divenire delle nostre comunità e alla responsabilità collettiva. Il gesto non raccoglie il solo caso particolare di Giulio Regeni, ma l’affermazione di un diritto universale dell’uomo. Questa è la ragione per cui gli dedichiamo un luogo della cultura, per un principio che speriamo possa essere assicurato non solo alla memoria di Regeni, ma di quanti vedono calpestati i loro diritti umani>>

Scopertura targa

<<La mobilitazione civile e internazionale>> ha continuato Cascella <<sottolinea come anche questa sia “Ragione di Stato”: quella dell’ancoraggio ai principi fondamentali della nostra Costituzione. Momenti come questo possono ricordare alla Ragione di Stato di farsi valere per la libertà, per la democrazia e per il rispetto della persona.>>

In seguito alla scopertura della targa, la serata è proseguita nella Sala Rossa Palumbieri, dove è stato presentato il docufilm 9 giorni al Cairo realizzato dai giornalisti Giuliano Foschini e Carlo Bonini e dai filmakers Alain Zika e Alessandro D’elia. Il documentario ripercorre le principali tappe che hanno condotto alla morte dell’accademico dell’Università di Cambridge e al ritrovamento del suo cadavere, a soli due chilometri da una delle sedi dei servizi segreti egiziani, tra la capitale e Alessandria. Un lavoro che si fa apprezzare non solo in senso puramente prospettico, nel suo contenuto d’inchiesta, ma per un processo di progressivo avvicinamento alla verità nel suo valore più assoluto: disvelatore e liberatorio, il documento è una testimonianza diretta e al contempo stratificata dei punti di congiunzione tra cultura, conoscenza e realtà dei fatti, che nel giornalismo e nella ricerca libera tendono a sovrapporsi in un campo ideale.

L’immagine sporca di un conglomerato urbano labirintico, il suono metallico e polveroso di una metropoli brulicante, e persino il particolare di un cane che rovista nella spazzatura di un mercato appena dismesso, ci ricordano come anche i propositi accademici di Giulio coincidessero con una ricerca della verità. Giulio deve averla colta, nel momento in cui ha percepito l’approssimarsi della fine. Oggi, quello stesso intimo bisogno di Verità è il motore primo che anima chi ricorda Regeni come vittima senza bandiera, che reclama a gran voce una spiegazione là dove nemmeno la più scientifica delle ricostruzioni potrà mai trarre via questa tragedia dal vortice dell’assurdo. Solo in quest’ottica l’indagine si libera del peso di una restitutio in integrum, per abbracciare la dignità di un percorso di resistenza civile.

foto presentazione 3

Il regime di Abd al-Fattah al-Sisi, resosi responsabile di numerose violazioni dei diritti umani nei confronti dei cittadini egiziani, ha in effetti attraversato, secondo le parole di Foschini, presente all’incontro come relatore, un momento di isolamento e debolezza, nel quale sarebbe stato possibile avvicinarsi alla conoscenza dei fatti. Il recente cambiamento degli equilibri internazionali che vedono protagonista lo stato nordafricano, con l’avvicinamento all’Arabia saudita e agli Stati Uniti, grazie alle nuove politiche di Donald Trump, hanno reso quasi del tutto ininfluente l’intervento europeo in Egitto. Giuliano Foschini ci tiene poi a porre in essere alcune precisazioni sul ruolo dell’Università di Cambridge nella vicenda:

<<L’università ha delle responsabilità enormi, ma del tutto marginali nei fatti. Ricordiamo che Giulio Regeni è stato torturato e assassinato dal regime egiziano. (…) Cambridge, nella persona della professoressa/tutor che ha indirizzato Giulio Regeni, ha avuto un atteggiamento ignobile nel non fornire collaborazione nelle indagini. La comunità accademica italiana si è però schierata a favore dell’università britannica>>.

<<Sono convinto che Cambridge non abbia nessun segreto – ha puntualizzato il giornalista – ma che sia in possesso di informazioni che possono servire a rendere più fluide delle indagini che, al momento, si basano sul nulla, stanti la reticenza e le continue menzogne del governo egiziano. Immaginate se fossi andato al Cairo per fare il mio mestiere e mi avessero ammazzato, e il mio direttore si fosse rifiutato di rispondere alle domande del magistrato. È anche vero che è tutt’ora in corso una sorta di depistaggio italiano sulla vicenda, perché parlare di Cambridge vuol dire assolvere indirettamente i veri carnefici, il che non è accettabile.>>.     

Giuliano Foschini e Giuliana Damato 2

La consigliera comunale Giuliana Damato, moderatrice dell’incontro, ha poi incalzato Foschini su una riflessione sul ruolo dell’Europa nella vicenda di un ragazzo che si sentiva cittadino cosmopolita.

<<Quando al Cairo la protesta dei fratelli musulmani ha raggiunto il suo apice, con tante persone scese in piazza con un vessillo che simboleggiava Giulio, l’Europa avrebbe dovuto intervenire. Non solo non l’ha fatto, ma Hollande si è recato il giorno dopo in Egitto per un importante accordo energetico. In questo, l’Europa si conferma una struttura di carta.>>.

Amara ma profonda la chiusura di Foschini, che ricorda il disincanto e l’imparzialità sottese al corretto svolgimento della professione giornalistica. Ma in questa storia, dice, <<facendo anche torto alle regole del mio mestiere, non si può che parteggiare per Giulio>>.

 

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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