Under the skin : Horror e fantascienza, tra affermazione e dissoluzione dimensionale

A cura di Michele Lasala critico cinematografico di Barletta News che si inerpica in una specialissima interpretazione critica del film del regista Jonathan Glarer

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano” The call of Cthulhu ; H.P. Lovecaft

Jonathan Glazer, dopo la soddisfacente prova in “Birth – io sono Sean” torna, ben dieci anni dopo, dietro la macchina da presa. Lo fa con “Under the skin”, pellicola particolarmente grata alla letteratura nord-americana del primo novecento e a quel “The dreams in the witch house” ( i sogni nella casa stregata ) partorito dalla folle mente del solitario di Providence nel lontano 1932. Il film, in uscita in Italia il prossimo 28 di agosto, si propone di narrare le vicende di Laura, essere alieno dalle sembianze umane, che in terra scozzese avvicina e seduce individui di sesso maschile casualmente incontrati “on the road”. Lo scopo dell’aliena è quello di confinare le vittime in una gabbia dimensionale in cui queste ultime perdano progressivamente ogni parvenza umana, giungendo infine ad una completa dissoluzione fisica.

Lontana dall’eco personificatrice tipica della materia horrorifica hollywoodiana degli ultimi decenni, potremmo subito dirvi che questa produzione ha il merito di insistere su di una ramificazione visiva che pone al centro dell’”ordo” scenico la figura estranea interpretata da Scarlett Johansson. Il risultato è una soggettivazione allargata, la rappresentazione di una realtà parallela inglobata alla concretezza delle Highlands, un piano insieme cogente e metaforico, che partorisce un film che spiazza nella rappresentazione angosciosa, nella esaltazione della solitudine di un piano onirico coesistente a quello “terreno”. Il primo passo verso il risultato ottenuto è la perdita o, per meglio dire, il ribaltamento del canone classico di un certo filone americano, e dunque la personificazione dell’occhio scenico nel villain, al punto che l’intero mondo non è che sfondo, cassa di risonanza della crudele e distaccata opera distruttiva della protagonista.

Coesistenza e parallelismi che, in un ottica generica e forse un po’ forzosa, potrebbero rinvenirsi anche in Birth (2004), pur se confinate nell’ottica del dramma sentimentale. Glazer mostra dunque di aver a cuore il tema del doppio e della scomposizione, ma laddove la Kidman del suo precedente lavoro si muoveva nel dubbio e nell’isolamento crescente, Laura finisce per perdere, e con lei l’intera costruzione scenica, la propria soggettività nel mare dell’umano, fino allo smarrimento e alla dissoluzione. La sconfitta, nell’opera di Glazer, è quindi nella permeabilità , inattesa, del corpo estraneo della Johansson ad un mondo colonizzato, che finisce per essere colonizzatore involontario. In questa ottica si fa d’obbligo il parallelismo col maestro letterario dell’horror americano, con i sogni febbrili di Walter Gilman,studente di matematica e vittima inconsapevole di una sete di conoscenza che lo conduce a visitare luoghi estranei e distanti nello spazio-tempo, visioni ciclopiche e per questo alienanti.

Gilman finirà per perdersi, cadrà vittima di una compenetrazione tra realtà cosmiche, capirà tardi quanto sia pericoloso spingersi “troppo oltre”, in pieno ossequio dell’ottica pessimistica Lovecraftiana, secondo la quale l’umanità occupa un posto del tutto marginale nei piani dell’universale; un ruolo a cui l’essere umano deve aggrapparsi in rigoroso silenzio, un silenzio conoscitivo, in oceani di misericordiosa ignoranza, unica barriera, ultimo baluardo e protezione dal buio fitto di una solitudine eterna ed inspiegabile. A vincere è quindi il contesto, il microcosmo ambientale, aggressivo e famelico fagocitante di ogni cellula a sé avulsa. Laura e Walter Gilman, distanti anni luce eppure entrambi vittime della propria presuntuosa intrusione, in mondi in cui morte e alienazione sono pene inevitabili tanto per il curioso quanto per il conquistatore.

 

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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