Un progetto per il decoro urbano e morale di Barletta – Parte I

Il politico onesto è il politico capace

IMML’agenda politica delle amministrazioni passate vede una assenza importante nella pianificazione strategica della città: il progetto del decoro urbano, tema che negli anni sta assumendo sempre maggiore rilevanza. Molti comuni hanno provveduto ad elaborare progetti di pianificazione del territorio, dando particolare rilievo all’ordine degli spazi pubblici, elencando linee guida rivolte in primis a chi ha il compito di salvaguardare il decoro urbano (aziende municipalizzate, corpo dei vigili urbani, volontari) ma anche ai cittadini, protagonisti non di secondo piano di questo processo che necessità di notevole condivisione, essendo un potentissimo strumento di partecipazione attiva. Un tema che potrebbe coinvolgere sinergicamente numerosissimi attori, dalla pubblica amministrazione all’associazionismo, dalle imprese edili all’industria manifatturiera e al design industriale, dal settore turistico-ricettivo a quello culturale-archeologico.

Un progetto di decoro urbano merita di essere trattato con grande vigore in quanto determina, per chi ha avuto modo di studiarne gli effetti nei comuni virtuosi capaci di attivare queste politiche, un cambiamento radicale della vita pubblica del territorio e dei suoi cittadini. E’ facile intuire come sia possibile attivare concretamente un commercio locale non di poco conto a vantaggio delle piccole e medie aziende territoriali. Barletta, senza voler apparire il “bastian contrario” della situazione, non emerge come un capoluogo di provincia virtuoso, circostanza, questa, che è causa di grande rammarico anche considerato l’immenso patrimonio artistico culturale ed archeologico di questa città. Percorrendo la città sin dalla 167 si percepisce un senso di incuria, che si attenua solo grazie alla generosità dei tanti commercianti che si prendono cura dei luoghi limitrofi alle proprie attività, circostanza che dovrebbe essere mortificante per una amministrazione.

L’attuale classe politica- quella con cui il  sindaco Cascella  tenta di amministrare-  ha consegnato alla città la più grande bruttura urbanistica ed architettonica – tra l’altro non ancora completata – quale, appunto, la zona 167: palazzoni senza un minimo comune denominatore, la cui logica è stata negli ultimi decenni bocciata dalla storia per i disagi di vivibilità creati; colori, forme e materiali delle costruzioni dissimili tra loro e senza alcun coordinamento; un sistema di trasporti sostenibile o, come l’articolo 32 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.P.T.R. (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) suggerisce, “un sistema infrastrutturale per la mobilità dolce” del tutto insufficiente; strade con asfalto mancante e poco illuminate; rotatorie diventate un ritrovo di randagismo e di terra incolta, e la responsabilità ricade tutta, inevitabilmente, su chi negli anni non ha favorito la strutturazione di piani che regolamentassero il “modus operandi” con direttive certe e invalicabili.

Basti osservare il modo con cui sono state progettate e costruite le piste ciclabili: percorsi insicuri, non segnalati, non illuminati, talvolta letteralmente dipinti sull’asfalto, interrotti casualmente, non collegati tra di loro e che non connettono per intero la città. Un esempio che andrebbe citato sui testi di urbanistica come modalità errata di disegnare e realizzare un percorso ciclabile. Una 167 carente di urbanizzazioni primarie e secondarie che accoglie cittadini di “serie B” costretti, tra l’altro, a vivere a ridosso di una comunità di nomadi, in condizioni igieniche sanitarie pietose.
Non si vuole tediare  i lettori, soprattutto considerando che i cittadini barlettani vivono giornalmente queste difficoltà e già conoscono, purtroppo, determinate situazioni, ma questo è solo un ristrettissimo elenco dei disagi presenti in città e queste mancanze, vorrei dirlo con la forza necessaria, rendono Barletta una città poco vivibile , poco accogliente e moralmente discutibile. Troppi slogan sono stati ripetuti da chi si preparava a divenire il Sindaco di una meravigliosa città. Una città però non vive di slogan, vive di progetti e di lavoro, e progettare citando quanto diceva un  docente universitario all’estensore di questo articolo,  significa “sacrificio sin anche al dolore fisico”.

Per fare questo serve una classe politica non di certo egoista, individualista o peggio ancora questuante, bensì servirebbe una classe dirigente consapevole, composta da figure specializzate e moralmente ineccepibili che abbiano negli anni affinato una certa sensibilità al tema e che abbiano una attenzione maniacale anche per i particolari che spesso fanno la differenza. E’ ridicolo, però, dover pensare anche con entusiasmo a quanto di bello si potrebbe realizzare in città, se poi dobbiamo fare i conti con la realtà di un consiglio comunale bloccato da chi ha la presunzione di irridendo  (riuscendoci benissimo da molti anni) ad  un’intera città, frenando dannosamente l’evoluzione culturale e civica di Barletta, per “mendicare” posti di potere, per ottenere un qualsiasi posto di governo per occuparsi di materie che non si conoscono. Oggi il “leitmotiv” che caratterizza la nuova crisi politica della sinistra barlettana è stato racchiuso in due parole: “crisi costruttiva”. Una “boutade” degna dei più grandi teatri di cabaret.

E, la più viva speranza, ora, come ripetuto in nostri numerosi servizi, è  che l’uomo venuto da Roma , non si pieghi a queste logiche antiche dagli effetti sin troppo visibili e conosciuti. I cittadini andrebbero educati e in alcuni casi “civilizzati” ed è anche  compito della politica farlo. Certo continui azzeramenti, dimissioni ingiustificate, crisi politiche non aiutano, ma è uno sforzo da compiere, l’obiettivo da raggiungere al fine di salvaguardare e potenziare la nostra città.
La situazione, tra l’altro, non migliora  in altre zone della città. Barletta ha un potenziale culturale, storico artistico e archeologico non indifferente, sottovalutato dalla classe dirigente e sconosciuto a molti. Una bellezza violata, un tesoro a cielo aperto solitario. Il concetto del decoro urbano consente di accostare le periferie ai centri storici, legati in questa città da un unico filo conduttore: l’incuria.

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