Un progetto per il decoro urbano e morale di Barletta – Parte II

IMM. PER GIORNALE (3)E’ prettamente un approccio culturale che spinge i nostri politici e tecnici ad assumere un atteggiamento superficiale verso la cosa pubblica, e spesso la superficialità viene accostata alla incapacità, connubio fortemente pericoloso. Benedetto Croce volendo interpretare il suo pensiero, avrebbe detto “il politico onesto è il politico capace”.

Se spostiamo la nostra attenzione dalla periferia al centro urbano, percorrendo le strade del centro storico, è facile verificare un contesto artistico e archeologico incoerente con quanto viene auspicato dalle norme di buona progettazione.

Partiamo da un dato fermo e inconfutabile: c’è una diseducazione quotidiana nel non rispettare le più banali regole di convivenza civica molto accentuata. Per citare alcuni esempi: i cestini pubblici per i rifiuti o vengono puntualmente distrutti o non vengono utilizzati dai cittadini; il centro storico è una pattumiera a cielo aperto, soprattutto grazie a quelle mandrie di bevitori che rendono il nostro centro storico un indecoroso luogo di bivacco; il bike sharing è stato letteralmente distrutto in pochi giorni dopo l’installazione; mancano per le vie della città posaceneri pubblici; le strisce pedonali sono sempre e costantemente poco visibili nel centro urbano e inesistenti in periferia, e la lista potrebbe (purtroppo) continuare.

Detta così sembrerebbe una brutta città, in realtà Barletta è un concentrato di storia, di bellezze architettoniche e archeologiche con poche rivali, sono gli uomini che la rendono indegna.  Basti pensare a come non viene gestito il patrimonio storico architettonico-archeologico della città.

L’assenza di un piano di restauro organico, finalizzato non solo alla conservazione, ma anche al recupero e al riuso di architetture storiche di straordinaria bellezza e importanza  (palazzo Bonelli nel centro storico o villa Bonelli sono gli esempi più eclatanti) e che  è la dimostrazione del rilievo che viene dato a questo aspetto.

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Eppure esempi positivi provengono dai comuni limitrofi, basta rivolgere lo sguardo al recupero della chiesa di S. Domenico ad Andria, trasformato in contenitore culturale attivo e pulsante in tutti i periodi dell’anno.

La distilleria, altro esempio, è un reperto industriale affascinante, romantico, caratterizzante un pezzo di storia e di sviluppo della nostra città, una memoria storica posta in luogo strategico, che oggi cade a pezzi ed alla quale è stata affiancata un’opera che rappresenta il classico esempio di sperpero di danaro pubblico, un orto botanico che difficilmente si potrà integrare e armonizzare con l’intera vasta area circostante e che da anni permane in un autentico stato di abbandono. In altri paesi europei sarebbe già diventato un Museo dedicato all’archeologia industriale secondo criteri espositivi aggiornati.

Un progetto di armonizzazione potrebbe essere, ad esempio, una organizzazione che miri ad una integrazione tra i vari poli museali urbani ed extraurbani: collegare le bellezze della città in un unico “tour”, in grado di attirare turismo, “trattenerlo”, per creare economia, magari prevedendo un unico biglietto che crei un itinerario archeologico che consenta la visita di Canne della Battaglia, passando dagli scavi della cattedrale, sino ad arrivare al palazzo della Marra. Guide preparate, punti di informazione mobili e fissi con pannelli espositivi efficaci e comunicativi un sistema viario e ciclo pedonale all’altezza di tali bellezze, un imprescindibile collegamento con le altre realtà provinciali, Andria, Trani, ma anche Canosa e Ruvo di Puglia.

Non è certo utopistico pensare ad un itinerario incentrato sul medioevo pugliese, che colleghi Castel del Monte, la cattedrale di Trani con i nostri monumenti. Come non pensare ad un collegamento con Canosa le sue tombe a camera, i suoi templi romani o Trinitapoli con i suoi Ipogei dell’età del Bronzo passando per un luogo dove la Storia ha lasciato un segno indelebile: Canne della Battaglia, realizzare itinerari culturali e archeologici di ampio respiro che narrano la storia di questo comprensorio dalla Preistoria al Medioevo, restituendone un intenso significato storico e culturale.

Canne della Battaglia è l’emblema della stoltezza amministrativa che negli anni si è adoperata a consumare tutto il suolo urbano, abbandonando logiche moderne di progettazione urbanistica. Trascurare il Parco Archeologico di Canne della Battaglia non significa solo dimenticare la famosa battaglia tra Annibale ed i Romani, ma significa anche dimenticare l’abitato pluristratificato nei millenni. Un patrimonio inestimabile a due passi da un’altra meraviglia naturale, l’Ofanto, abbandonato alla illegalità diffusa di chi lo ritiene una discarica a cielo aperto.

Allo stato attuale non esiste un percorso naturalistico di trekking o archeo-walking, come avviene in tutti i paesi europei che metta in collegamento la collina di Canne con l’Arco dell’imperatore Traiano di Canosa

La riorganizzazione del nostro territorio necessita di sistema integrato di programmi, tra cui il già citato programma di decoro urbano, che renda la città turisticamente accogliente ed efficiente per i residenti.

Per farlo abbiamo bisogno di intelligenze abituate a dialogare con questi concetti, che padroneggino le dinamiche di progettazione. Le precedenti giunte non avevano queste caratteristiche, bensì erano la cattiva interpretazione del Manuale Cencelli, una “spartizione” impropria di cariche pubbliche, ed oggi ci stiamo preparando ad affrontare l’ennesimo teatrino della distribuzione di cariche, che, come è sempre avvenuto, non terrà conto della professionalità delle singole persone.

Nonostante a Barletta negli ultimi anni l’associazionismo culturale abbia avuto una grande crescita, le manifestazioni di interesse formativo – educativo siano proliferate, così come sono proliferate le librerie (cosa non di poco conto), la città in questi stessi anni ha visto aumentare il divario tra la classe dirigente e la sua popolazione. Ci ritroviamo paradossalmente a dover prendere atto del gap esistente tra i cittadini e quel “manipolo” in grado di governare la città. La differenza tra la comunità e la classe dirigente è vistosa e preoccupante. Non rimane che sollecitare il Sindaco a colmare questo divario.

Si ringrazia per la collaborazione alla stesura di questo articolo il Dott. Marco Campese, Laurea Magistrale in Archeologia, presso l’Università degli Studi di Bari, Dottorando in Storia e Archeologia Globale dei Paesaggi presso l’Università degli Studi di Foggia.

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