Un pezzo di Barletta intestato a don Tonino Bello

Sindaco Cascella: “Don Tonino, uomo di frontiera”

“Ho avuto la gioia di incontrare Don Tonino Bello negli anni della mia formazione presso il seminario regionale di Molfetta ( 1987-1992)”, così esordisce don Rino Mastrodomenico, parroco della parrocchia S. Giovanni Apostolo, in occasione dell’intitolazione del piazzale antistante la chiesa a don Tonino Bello, Servo di Dio e figura la cui memoria è ancora viva nel cuore di molti.
“Quasi tutte le settimane noi seminaristi – ha continuato il parroco – lo incontravamo quando veniva a trovarci in seminario, seguivamo il suo magistero episcopale. Nelle ore più impensabili, primo pomeriggio, ora di pranzo, o secondo alcune testimonianze, nelle ore notturne, lo incontravi tra la gente, i poveri soprattutto per offrire amore, speranza… concretamente. Era per noi un faro, ci apriva il cuore e la mente, ci aiutava a scorgere sempre orizzonti di pace, speranza, amore, gioia. Quando lo incontravi e ascoltavi ti metteva in movimento, ti comunicava forza, audacia, fuoco”.

“Ho ho percepito l’affetto del suo cuore e la forza della sua parola che infondevano fiducia, speranza; ho colto l’ansia e il dolore che aveva per i poveri, per la pace; ho toccato con mano i suoi gesti di misericordia. Oggi, signor Sindaco, – ha aggiunto il sacerdote, rivolgendosi al primo cittadino – lei proponendo e autorizzando l’intitolazione di questo piazzale a don Tonino Bello ci offre una provocazione : la rivoluzione per la nostra città parte da questo angolo di Barletta. Un impegno a costruire una società che metta l’”uomo” al centro. Oggi si riparte dal popolo”.

“In questo quartiere vive gente laboriosa, intelligente, ricca di potenzialità, capace di costruire una umanità che crede nell’amore, nella giustizia e nel bene comune. Sono famiglie che hanno nel cuore la speranza e il bene per il futuro dei figli. In questo quartiere ci sono tanti cuori e non delle “ cose ” da gestire. E quando si guarda al cuore si va il centro della vita. Per questo, il nostro quartiere non diventi la periferia nelle ideologie e nei giochi di interesse”.
“Svelando questa targa toponomastica – ha concluso don Rino – oggi ci viene donato un testimone a cui guardare e una luce da cui farsi illuminare nell’impegno per la pace e il bene comune: don Tonino Bello. Egli con la sua audacia ci mette in cammino e ci dice: “ Coraggio! Profeti di primavera!”.

Il Sindaco è poi intervenuto ricordando anch’egli con le sue parole la figura di quello che lo stesso primo cittadino ha definito il vescovo “costruttore di pace”: “Permettetemi di rivolgere un riconoscente saluto anzitutto ai giovani, alle ragazze e ai ragazzi che seguono le tracce della memoria, diretta o tramandata, della eccezionale personalità di don Tonio Bello”.
“Fu vescovo della Chiesa, vescovo scomodo, anticonformista; “vescovo fatto popolo” per usare una espressione che egli stesso coniò per un suo fratello della fede, don Romero, assassinato per gli ideali che professava, assunti a riferimento nella personale passione dei valori prima ancora che nella sofferenza fisica. Dedicare una strada, o un piazzale come in questo caso, comporta sempre una scelta particolarmente laboriosa, e a volte anche fonte di contrasti”.
“E a dir il vero non sono mancate incomprensioni su alcune decisioni assunte per la viabilità, e non solo. Ma chi ha la responsabilità della cosa pubblica non può sottrarsi al dovere di scegliere, non può permettersi di lasciare la “città vuota”. Deve scegliere per la “nuova città” consapevolmente, perché dobbiamo pur cominciare a concepire queste aree come parte integrante della città e non più come periferia. Potremmo, semmai, considerare questa come terra di frontiera: frontiera tra vecchio e nuovo, tra arbitrio e regole, tra disordine e armonia, tra egoismo e responsabilità”.

“Era uomo di frontiera don Tonino – afferma ancora il sindaco Cascella – La sua frontiera si ritrova nell’immagine del credente nei “cieli nuovi”, associata però a quella delle “terre nuove” più consona al laico.
Ecco perché la proposta di ricordare la figura di don Tonino qui, davanti a una Chiesa, nei luoghi dove si sta formando una comunità, ha avuto una tale forza evocativa da abbattere ogni remora e indurci naturalmente tutti a riconoscerci. Qui il vescovo torna a incontrare un popolo”.
“La strada è lunga – ci ha avvertito don Tonino – ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre: proseguire il cammino”. Per chi crede può essere una indicazione profetica. Ma lungo questa strada il credente incontra l’uomo di buona volontà che considera un dovere civile andare avanti senza certezze precostituite”.
“Il cammino di don Tonino è stato tanto semplice quanto illuminato. Oggi ammiriamo il linguaggio universale di Papa Francesco. Ma sentiamo echeggiare espressioni che già hanno toccato corde sensibili: pensiamo solo ai “doveri di grembiule” che il vescovo di Molfetta contrappose ai “diritti di stola”. Aveva rinunciato, don Tonino, ai “segni di potere” personale per scegliere il “potere dei segni” che dà senso al cambiamento della vita collettiva: la Casa della Pace, la comunità per i tossicodipendenti, il centro di accoglienza per gli immigrati (persino con una piccola moschea per i fratelli musulmani). “L’importante è muoversi”, aveva scritto”.

“Guardiamoci attorno, allora, cominciando da qui: tra questi palazzi, su questi terreni, in quanti bambini fragili ci imbattiamo, con quanti uomini oppressi dobbiamo misurarci, quali infelicità affrontare, quali amarezze lenire, quali differenze far convivere? Come, insomma, affermiamo il progetto politico – perché così don Tonino lo chiamava: progetto di formazione politica – del bene comune, dei diritti e dei doveri di cittadinanza, della giustizia sociale, della solidarietà, della pace?”
“Qui si avvia un itinerario da percorrere fino in fondo – ha affermato in conclusione Cascella – Sapendo che “la stagione degli uomini liberi è già cominciata e solo il coraggio potrà renderla duratura”. Grazie don Tonino per averci richiamato, così, ad “amare il mondo e la sua storia”. E’ una storia comune che, da questo piazzale, ricomincia

 

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