Un amico scrive a Mennea

Ricorre l’anniversario della scomparsa di Pietro Mennea.

Pietro è stato un grande ed insuperato campione.

Dopo le vittorie sportive ha continuato a correre. Si è fatto apprezzare come professionista, come studioso, come autore di libri, come propugnatore di sani principi e come benefattore. Per oltre quarant’anni ha goduto di grande notorietà prima per le sue vittorie sulle piste di atletica del mondo e dopo per gli impegni professionali ed i molteplici interessi a cui instancabilmente si è dedicato. La notizia della sua scomparsa ha avuto vasta eco suscitando commozione e cordoglio  in Italia ed all’estero.

Per quarant’anni, mentre il mondo intero lo onorava per i meriti sportivi e per le qualità umane, la comunità barlettana  non mostrava altrettanta attenzione verso il concittadino illustre che aveva procurato positiva fama alla propria città.

Come tanti di noi, conoscevo Pietro sin dalla nostra giovane età, a fine anni ’60, quando non era ancora diventato il famoso campione. Per casuale coincidenza ci siamo ritrovati alcuni anni fà, incontrandoci più volte per vari motivi. Si parlava a lungo (in realtà Pietro parlava a lungo, e ne aveva ben donde) senza accorgerci del tempo che scorreva veloce. Raccontava gli innumerevoli aneddoti ed episodi da egli vissuti gustosamente conditi con una sottile vena umoristica. Quando si riferiva a Barletta la sua vena diventava ironica. Una ironia che lasciava trapelare sommesse note di malinconia. Pian piano mi rendevo conto che quella ironia era frutto di un malcelato dispiacere per non aver ricevuto dalla sua amata città un momento di attenzione per quanto faticosamente aveva realizzato, non per esibizione ma semplicemente perché gli stava mancando quell’abbraccio amoroso, quasi materno, che avrebbe desiderato dai suoi amici e dai suoi concittadini, da quel luogo di cose fisiche ma, soprattutto, di ricordi, emozioni e sentimenti, nel quale era cresciuto e dove erano le sue radici.

Pensai subito che bisognava riparare a questa mancanza ed organizzare una festa in suo onore, anche se tardiva. Non è stato facile superare la sua contrarietà certamente dovuta ad una certa diffidenza, alla sfiducia nel reale desiderio dei suoi concittadini di volerlo incontrare. Ci è voluto un bel po’ di tempo per ottenere la sua disponibilità. Non sapevo, e lo aveva molto ben celato, che stava lottando contro un male che poi, purtroppo, lo ha stroncato. Chissà se questo può aver avuto un ruolo nella sua decisione di venire a Barletta.

Con il Rotary Club di Barletta, alla fine, siamo riusciti ad organizzare questo bel momento di incontro con la cittadinanza il giorno 9 novembre del 2012 presso il teatro Curci.

Con la conduzione della serata da parte del noto giornalista sportivo, compaesano e suo amico, Enzo Delvecchio, il Rotary Club e tutto il pubblico presente lo hanno accolto con calore testimonando ad egli dal vivo quei sentimenti di stima e di amicizia che mai aveva ricevuto a Barletta. L’Amministrazione dell’epoca del Comune di Barletta, che ha contribuito alla organizzazione dell’evento gli ha conferito il premio “Città di Sfide”. Il Rotary Club di Barletta gli ha conferito il titolo di “Socio Onorario”.

Pietro ha ripagato quell’accoglienza in maniera amabile: sulle tracce proposte da Enzo Delvecchio, si è intrattenuto a lungo sulle sue vittorie, ma soprattutto sui retroscena noti e meno noti di numerosi eventi e momenti che hanno avuto importanza nella sua carriera e nelle cose private. Abbiamo scoperto un Pietro Mennea gioviale, simpatico, ironico, incline a suscitare l’ilarità del pubblico. Una apertura a 360 gradi che ha conquistato i presenti con lunghe chiacchierate tanto gradite che al termine della serata si aveva ancora voglia di ascoltare altri racconti.

Di quella serata, però, in pochi possono dire “io c’ero” perché, pur avendo invitato tutta la cittadinanza, tutte le istituzioni, tutte le scuole, tutte le associazioni, tutti gli addetti alla comunicazione… insomma, tutti, il teatro aveva ancora tanti posti vuoti e quasi tutti coloro che oggi si sforzano di fare a gara per lasciare un ricordo di Pietro, in quella sera non gli hanno fatto sentire quel calore che egli cercava.

Meglio tardi che mai?

Pietro, cosa ne pensa?

 

Gaetano Lattanzio, un Amico

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