I bambini sono tutti uguali, anche i figli dei detenuti

figli

Favorire il mantenimento dei rapporti tra genitori detenuti e i loro figli, salvaguardando sempre l’interesse superiore dei minorenni.

E’ questa la finalità della “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti” siglata per la prima volta nel 2014.

Il 20 novembre scorso,  il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e il presidente dell’Associazione Bambinisenzasbarre, hanno rinnovato la Carta affinché non si dimentichi che non devono ricadere sui figli le colpe dei genitori.

E se anche le loro giornate non saranno mai uguali a quelle dei bambini più fortunati, deve poter essere riconosciuto ai 100mila bambini, che in Italia vivono la separazione dal genitore detenuto, il diritto a vivere momenti di spensieratezza.

Con tale finalità, “una partita di calcio con papà” è l’iniziativa che dal 1° dicembre sta coinvolgendo 60 istituti penitenziari in tutta Italia.

E’ prevista la partecipazione di circa 2900 bambini e 1400 detenuti.

In Puglia sono già state disputate in questi giorni le partite negli istituti di Lecce, Brindisi e San Severo mentre a Lucera si giocherà il 12 dicembre.

Un momento speciale di incontro affinché per 90 minuti le celle lascino spazio al campo di calcio. Un’occasione questa per sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e le pari opportunità e perché no, consentire ad ogni bambino di poter guardare il proprio padre con ammirazione, vedendo in lui un campione capace di fare un goal piuttosto che un detenuto.

Che la priorità debbano essere i figli emerge inequivocabilmente dal rinnovo della Carta atteso che le parti firmatarie si sono impegnate a ribadire la rilevanza delle esigenze dei figli di minore età, quali compleanni, primo giorno di scuola, recite, ricoveri ospedalieri, accordando all’uopo permessi in uscita ai genitori detenuti.

Mi piace pensare che a fronte di una richiesta di permesso a partecipare ad esempio alla Prima Comunione del figlio/a il Giudice competente non rigetti la richiesta ma pensi al dispiacere che procurerebbe un suo diniego.

La finalità dev’essere quella di garantire al bambino il diritto a vivere un giorno unico proprio come i suoi coetanei, con accanto i suoi genitori anche se non perfetti, perché lui non ha colpe.

Come e dove vivono i figli dei detenuti?

Per quanto concerne i figli dei detenuti occorre distinguere tra i più piccoli che fino a tre e in alcuni casi sei anni, si ritrovano a vivere con le loro madri in carcere e i figli più grandi.

La vita dei bimbi reclusi

Purtroppo alcune volte accade che la detenuta non abbia nessuno a cui lasciare il figlio e in tal caso la legge le riconosce il  diritto di portarlo con sé.

Inizia così la vita da reclusi per piccoli innocenti che tra le sbarre pronunceranno le prime paroline e muoveranno i primi passi.

Attualmente sono 62 i bimbi presenti negli istituti penitenziari italiani.

Occorre ricordare che sono pochi gli istituti dedicati esclusivamente alle donne e tra questi figura Rebibbia dove, al 31 agosto 2018, risultavano presenti 13 donne con 16 figli.

Per il resto, vengono creati appositi reparti all’interno di carceri maschili tentando di creare un ambiente che faccia sentire, per quanto possibile, a casa il bambino.

Le detenute più fortunate accedono agli istituti a custodia attenuata per detenute madri (ICAM) più simili a un asilo che a una prigione.

Sono appartamenti destinati ad ospitare mamme e bambini fino ai 6 anni.

A differenza di quanto accade in carcere, qui i bambini vengono presi dai volontari alla mattina e portati a scuola. Non ci sono sbarre ma regole e orari da rispettare.

Purtroppo gli ICAM sono  solo cinque tra i quali figura Milano San Vittore.

In attesa dunque di posti in queste strutture, i bambini si ritrovano a vivere ingiustamente da carcerati  senza neppure avere,  in alcuni casi, la speranza di un futuro migliore.

Si pensi a quanto accaduto a settembre nel carcere di Rebibbia dove una detenuta ha gettato dalle scale i suoi due figli.

La morte di questi piccoli angeli non può essere ignorata e deve indurre chi di dovere a far si che cessi la permanenza in carcere dei bambini perché nessun bimbo debba più dover guardare il cielo attraverso le sbarre di una finestra.

 Auspicando che questo accada quanto prima, la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, nel tentativo di limitare i danni, prevede l’inserimento di specialisti allo scopo di tutelare la salute psico-fisica dei bambini e delle loro madri nonché l’istituzione di appositi asili nido presso le strutture penitenziarie.

A tutti i bambini che vivono con i genitori in una struttura detentiva devono essere garantiti il libero accesso alle aree all’aperto e la possibilità di frequentare asili nido e scuole, assicurandone l’accompagnamento.

Inoltre, ai genitori detenuti dev’essere offerta la possibilità di accudire adeguatamente i bambini avendo, per esempio, la possibilità di cucinare i pasti per loro, prepararli per l’asilo nido e la scuola, trascorrere del tempo giocando con loro e svolgendo altre attività.

Cos’è previsto per i figli dei detenuti che non vivono in carcere?

 Al di fuori dei casi in cui è consentita la presenza in carcere dei minori, la scelta del luogo di detenzione di un genitore con figli di età minore deve tener conto della necessità di garantire la possibilità di contatto diretto durante la permanenza nell’istituto penitenziario.

Ogni minorenne deve poter far visita al genitore detenuto entro una settimana dall’arresto e, con regolarità, da quel momento in poi.

I colloqui devono essere organizzati in modo da non ostacolare la frequenza scolastica.

Inoltre, ai minorenni dev’essere consentito di acquisire conoscenze sulla vita detentiva dei genitori e, ove le strutture lo consentano e se ne ravvisi l’opportunità nel loro superiore interesse, di visitare alcuni luoghi frequentati dai genitori reclusi (ad esempio refettorio, sale ricreative, luoghi di culto).

 In tutte le sale d’attesa deve essere attrezzato uno spazio bambini dove i minori possano sentirsi accolti. In questi spazi gli operatori sono tenuti ad offrire ai familiari l’occorrente per un’attesa dignitosa (come scalda biberon o fasciatoio) e ai più piccoli strumenti quali giochi o tavoli attrezzati per il disegno al fine di prepararli all’incontro con il genitore nella maniera più serena possibile.

Trattasi del c.d. “Spazio Giallo” a loro dedicato, presente in alcuni istituti tra i quali San Vittore.

In questo spazio, attraverso il gioco e il dialogo si curano le relazioni familiari cercando di intercettarne i bisogni.

Ovviamente, la Carta dei diritti prevede la formazione del personale dell’amministrazione penitenziaria affinché questo sia consapevole dell’impatto che la detenzione di un genitore e l’ambiente carcerario determinano sui minorenni.

Un personale dunque capace di accompagnare i bambini dall’ingresso, allorché avrà luogo il controllo di documenti, la spoliazione di oggetti personali (dai quali difficilmente vorranno separarsi), la perquisizione e l’attesa, fino al momento più delicato quando si dovrà salutare il genitore.

Sognando una realtà in cui davvero tutti i bambini possano essere “uguali” voglio concludere con una citazione di uno sceneggiatore statunitense, di origini polacche, Joseph L. Mankiewicz: “Non credo nell’uguaglianza delle persone. Nasciamo uguali, ma l’uguaglianza cessa dopo cinque minuti: dipende dalla ruvidezza del panno in cui siamo avvolti, dal colore della stanza in cui ci mettono, dalla qualità del latte che beviamo e dalla gentilezza della donna che ci prende in braccio”.

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