Trasformismo e politici del “faremo”

Quello che sta succedendo nel più importante consesso dell’amministrazione pubblica barlettana, avrebbe fatto gongolare di soddisfazione il buon Agostino Depretis e il suo “trasformismo”. Infatti il capo della Sinistra liberale auspicò, nel 1882, che gli esponenti più progressisti della Destra entrassero nell’orbita della Sinistra, pari pari quello che sta accadendo in consiglio comunale a Barletta. L’unica differenza, oggi con allora, è che l’idea del trasformismo nasceva con la necessità improcrastinabile di eliminare l’ostruzionismo che bloccava l’azione delle ali progressiste del Partito Radicale Italiano presenti in Parlamento.

Oggi, ahinoi, l’adozione del trasformismo non ha così alti e utili ideali, anzi, perché purtroppo nella nostra Città, tutto rimane come era, è… e sarà.

Le giustificazioni per tali comportamenti avrebbe fatto sentenziare a Karl Heinrich Marx “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni” ed io, anche se a malincuore, debbo dargli assolutamente ragione, non per una semplicistica aderenza ideologica che oltretutto non mi appartiene, bensì perché in tanti casi è assolutamente calzante, anzi veste veramente bene!

Non mi riferisco, ovviamente, solo agli accadimenti dell’ultimo consiglio comunale ma a tutto ciò che accade nella vita amministrativa locale.

Vi propongo un esempio sottoforma di dichiarazione. L’affermazione in questione è la seguente “Per troppo tempo non abbiamo saputo (chi?) valorizzare il nostro territorio e i numerosi beni che esso ci offre. Dobbiamo (chi?) attuare un nuovo piano. Parliamo (chi?) di una vera e propria Sfida”. Quando l’ho ascoltata mi ha subito suscitato quel senso di stantio, vecchio o meglio di sentito più e più volte, senza che mai…poi, abbia prodotto un qualcosa di positivo o utile per la Città di Barletta.

Sia ben chiaro, il non aver riportato l’autore dell’affermazione, non vuole essere una colpevole omissione ma ha come scopo, (poco) recondito, quello di accomunare una serie di figure istituzionali di ogni “ordine e grado” che nell’arco di un quarto di secolo hanno sparato all’impazzata una mare di “faremo” e la maggior parte di questi è sempre riferito alla cultura e al turismo. Ed oltretutto, le circostanze strane che colpiscono l’immaginazione collettiva sono, senza dubbio, le location dove vedono la luce questi programmi pluriennali (ma dove è finito lo slogan “Il futuro è già qui”?) e cioè consessi conviviali in stupendi palazzi cinquecenteschi, rendez-vous in suggestivi angoli del bellissimo centro storico cittadino e la ristretta cerchia di esperti (ma di cosa?) accompagnati dai soliti noti i quali, incuranti degli insuccessi collezionati negli anni e che fanno bella mostra nei loro curricula, continuano a trinciare giudizi del tipo “Ma la dura verità è sotto gli occhi di tutti: non sappiamo valorizzare ciò che possediamo”. E lo dici pure ? Le ammissioni di colpe se non sono seguite da ravvedimenti concreti servono a poco, anzi ti fanno rodere il fegato!

Visti i precedenti relativamente ad argomenti quali, Porto, Canne della Battaglia (come è comodo salire ora sul carro dei vincitori…e prima, quando c’era da lottare, dove erano tutti?), Disfida e Certame, valorizzazione litoranee, spinto dalle convinzioni radicate in me che provengono da anni di “faremo” si è rafforzato il convincimento che non bastano le parole, al contrario serve assolutamente e solo la buona politica nell’eccezione più alta del termine.

È chiaro quindi che parole e fatti sono complementari, ma i secondi a volte hanno la meglio anche senza le parole. Che valore avrebbe lo storico discorso di Steve Jobs se questo non avesse mai prodotto qualcosa di eccezionale ? Zero, anzi come alle elementari di tanti anni fa…zero spaccato!

Non pensate sarebbe eccezionale e scioccante se fra un paio di anni l’assessore al ramo in carica convochi un’assemblea pubblica per rendere noto alla Città “l’avvenuta valorizzazione dei beni culturali” e non annunciare l’ennesimo piano di valorizzazione a futura memoria ?

Purtroppo chi ci amministra, penso, non abbia così tanto tempo da poter studiare e far proprio il pensiero di Niccolò Machiavelli il quale nei “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, III, 43”  affermava che “Gli è facil cosa a chi esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni republica le future e farvi quegli rimedi che dagli antichi sono stati usati, o non ne trovando degli usati, pensare de’ nuovi per la similitudine degli esempi ”.

Ma, ahinoi, le parole del Macchiavelli cadono nel nulla mentre prende sempre più piede lo sport in voga negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda la nostra Città, di aggiornare ed allungare sino all’inverosimile la lista dei  “si poteva fare ma non è stato fatto” sempre riferita strettamente ed ovviamente a chi ha preceduto l’attuale.

A questo punto, in maniera asettica, potrei mutuare le parole del presidente di Confartigianato Giorgio Merletti “Basta con la politica del dire, si passi a quella del fare. Perché le imprese artigiane hanno bisogno di provvedimenti concreti”.

Ho iniziato con una citazione e nella stessa maniera desidero concludere riportando un antico proverbio, frutto della saggezza popolare che nasce dall’esperienza e si attaglia perfettamente al comportamento dei nostri amministratori i quali continuano a praticare, ciecamente, una specie di autoinganno e cioè “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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