Il tour “Diversamente in Puglia” fa tappa a Barletta – Il disabile ha diritto a una vita indipendente

Garantire una vita indipendente ai disabili. È questo l’obiettivo del Comitato “Disabilità in movimento” che, capitanato dal dott. Juan Guidi, ha dato avvio a un tour che, dopo aver attraversato la Sardegna, ha fatto tappa in Puglia, pronto a proseguire per la Sicilia. Relatori dell’incontro – tenutosi  presso la Chiesa di Sant’Antonio – sono stati oltre il predetto dott. Juan Guidi, la dott.ssa Francesca Troiano (psicoterapeuta), il dott. Michele Cafagna (specializzato in attività fisica adattata dei diversamente abili) e il dott. Michele Calabrese (dott. in scienze infermieristiche).

Tra i temi trattati, il diritto del disabile a poter vivere una “vita indipendente”. Il dott. Guidi ha in tal senso evidenziato l’inefficienza delle strutture sanitarie, inidonee a tener conto dei diritti dei diversamente abili, essendo organizzati come lager nei quali vengono scanditi gli orari di pranzo, cena e attività e null’altro è garantito al disabile se non tanto riposo. Il disabile ha invece diritto ad altro. Ha diritto a poter vivere presso il proprio domicilio e qui a essere assistito da una persona che non gli venga imposta ma che sia da lui scelta. La persona che parlerà per lui (se non ha voce), che camminerà per lui (se le sue gambe non ce la fanno), la persona che userà le braccia per lui (se le sue non hanno forza) deve essere a lui gradevole.

Il relatore ha evidenziato, inoltre, che la predetta assistenza domiciliare assicurerebbe tra l’altro un notevole risparmio di spesa sanitaria, in alcuni casi fino al 50%. Questo dato induce a interrogarci sulle ragioni per le quali ancora non si proceda in tal senso! Il garantire l’assistenza presso il proprio domicilio – ha sottolineato il dott. Guidi –  ovviamente  non significa che al disabile debbano essere preclusi i contatti con il mondo esterno e all’uopo sono state palesate tra le varie urgenze quella – oramai anacronistica – di rimuovere le barriere architettoniche che ancora permangono, nonché quella di accrescere il numero degli insegnanti di sostegno nelle scuole.

È stata manifestata, altresì, la necessità di inserire nelle pubbliche amministrazioni la figura professionale del disability manager con l’intento di porre competenza e professionalità a favore dei diritti dei disabili e delle loro famiglie, ottimizzando così la figura del disabile in azienda.

È stato illustrato il progetto Lovegiver” del quale si è auspicata la legittimazione attraverso un legge. Tale progetto prevede la formazione di operatori sessuali a sostegno della disabilità partendo dal presupposto che anche il disabile ha diritto ad avere una vita affettiva.Nel rispetto del diritto alla felicità e allo svago del disabile ulteriore urgenza è quella di assicurare vacanze accessibili garantendo strutture adeguate.

È seguita la relazione del dott. Michele Calabrese che parlando di epidemiologia della disabilità ha evidenziato che la disabilità può essere congenita o acquisita se derivante da esposizione continua ad agenti nocivi. Ha sottolineato l’importanza di adottare, ove possibile, misure precauzionali e circa il concetto di “disabile” ha affermato: “Disabile è chi si rifiuta di accettare chi non ha le abilità da noi comunemente definite normali” ed allora – ha proseguito –  disabile diviene chiunque è diverso,anche l’ansioso”. Ha offerto un dato importante circa l’investimento nella disabilità annunciando che la Sardegna allo stato attuale è la regione più virtuosa in tal senso mentre la regione Puglia ancora non investe abbastanza.

Le relazioni della dott. ssa Troiano e del dott. Cafagna hanno avuto ad oggetto l’importanza dello sport nella disabilità. Premettendo che le intelligenze sono diverse (motoria e cognitiva) come anche le modalità di apprendimento, risulta doveroso realizzare piani personalizzati nel rispetto dei tempi di ognuno di noi, disabili o normodotati. Si consideri che lo sport per i disabili è una pratica relativamente recente e il primo a comprenderne l’importanza è stato Ludwing Guttman nel 1944. I primi giochi organizzati per atleti disabili a Stoke Mandeville ebbero così grande successo da portare alle Paralimpiadi.

È stato precisato che la pratica di sport complessi come basket, scherma o tennis da tavolo – implicanti un’analisi dell’ambiente, dei compagni e degli avversari – sviluppi alcune funzioni cognitive superiori, favorendo la plasticità cerebrale. Traggono giovamento da una regolare attività sportiva, altresì, l’ansia e la depressione nei soggetti affetti da paraplegia che – come dimostrato – significativamente si riducono.

Lo sport  inoltre favorisce l’integrazione perché consente di sperimentare, di conoscere i propri limiti e l’autostima ne trae giovamento. Lo stesso confrontarsi con normodotati è terapeutico perché il disabile perviene alla conclusione che se può confrontarsi non è diverso. Certamente tutto ciò implica – come sottolineato dal dott. Cafagna – che la città risulti costruita  a misura del diversamente abile onde creare i presupposti per far emergere le loro potenzialità anche in campo motorio.

Durante l’incontro sono stati proiettati dei video aventi ad oggetto disabili impegnati in discipline sportive; uno tra tutti Alex Zanardi che nel 2016 alla Paralimpiadi di Rio nel 2016 ha conquistato l’oro per l’Italia. Questi video sono stati la chiara dimostrazione che tutto è possibile e che la disabilità è solo nella errata percezione di chi osserva, evidentemente con occhi distratti.

Se il disabile allora può farcela è nostro dovere impegnarci per la conquista dei loro diritti ad una “vita indipendente” .

 

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