Torna a casa… Capitaneria di Porto! Dopo 70 anni nuova destinazione per l’ex mercato ittico – Parte I

Nei giorni scorsi (finalmente!) è stato pubblicato il bando di gara per il primo stralcio dei lavori di recupero e adeguamento dell’ex mercato ittico di via Cristoforo Colombo a sede della Capitaneria di Porto di Barletta.

Ovviamente soddisfatto il Sindaco Cascella e l’assessore al ramo Dipalo i quali hanno fatto notare come la gara per i lavori rende un grande merito a chi ha tanto lavorato per questo obiettivo e di conseguenza fornisce, ove ancora ce ne fosse stato bisogno, una importante conferma del  ruolo della Città di Barletta quale punto di riferimento delle attività marinare nel territorio della BAT.

Il “sogno”, realizzato, della nuova Capitaneria curato dal Settore Manutenzioni del Comune ed in piena sintonia con la Direzione Marittima di Bari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha dovuto superare diversi e irti scogli (in tema perfetto) rappresentati dagli Enti che hanno fornito il lasciapassare e tra questi quello fondamentale della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per la Provincia di Bari, Foggia e Barletta Andria Trani.

E così, il mercato ittico, non più utilizzato e forse anche un po’ scivolato nelle brume dell’oblio torna prepotentemente sul palcoscenico cittadino dopo molti anni. In soccorso di chi non ne ha mai sentito parlare o ha solo ricordi vaghi e non tanto precisi, arrivano in soccorso i documenti conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta.

A Barletta, sin dagli inizi del secondo millennio, hanno trovato dimora  le attività economiche del nord barese. Nella nostra Città si svolgeva la vera vita commerciale dell’intera zona ofantina sin dalle sue origini, infatti qui
sono nati gli istituti di credito, “I Banchi”. Sin dalla metà del 1500 in strada Cambio si facevano operazioni di cambio, mutui, prestiti a breve, rimesse finanziarie e i contratti di partecipazione detti allora di colleganza, oggi chiamati più pomposamente joint-venture. In questo contesto di immensa vitalità economica e di ricchezza, vi era “L’Erbaria” il mercato degli ortaggi, alimentato dagli orti, e la “Pescaria” ovvero il mercato ittico ove giungeva il pesce pescato lungo la costa.

Oggi, a Barletta, resta un mercato al minuto di una certa ampiezza ma assai più ridotto che in passato. Famiglie e ristoratori si forniscono qui del meglio che giunge a Barletta. Ma la città non è più quella di un tempo, e i commercianti lo sanno. Nel centro storico barlettano oggi gli abitanti sono diminuiti di parecchio, un terzo di cinquant’anni fa, mentre i non nati a Barletta aumentano. Così i gusti variano e cambiano i consumi. La zona è comunque viva e, specialmente la sera, si anima di giovani che riempiono i nuovi locali sorti al posto delle vecchie botteghe. Il cuore dell’antica Marineria è piena di botteghe e piccoli negozi  in cui si possono trovare i souvenir tipici e poi una infinità di bar e pizzerie.

Ma appena una settantina di anni fa il problema della costruzione di un mercato ittico era quanto mai impellente. Infatti nella seconda metà degli anni trenta (triennio 1935/37) erano stati sbarcati a Barletta oltre 1.750 tonnellate di pesce e altri prodotti della pesca. Tutto questo grazie ai 21 motopescherecci locali, barche a vela, reti da posta, reti a strascico e gli impianti fissi. Tale produzione soddisfaceva il consumo cittadino per circa 500 tonnellate mentre, la parte residua, veniva esportata fuori città.

All’epoca le contrattazioni di vendita per la merce riservata al consumo cittadino e per quella destinata all’esportazione, avvenivano all’aperto su una zona della banchina del porto, cintata con rete metallica. Naturalmente quella sistemazione, non certo ottimale, faceva si che persone e merci rimanessero esposte alle avversità atmosferiche sia nelle stagioni più clementi che durante i rigidi e piovosi inverni.

Per questi validissimi motivi si avvertiva forte la necessità della costruzione di locali che consentissero il deposito immediato della merce dopo lo sbarco e tutte le conseguenti operazioni di contrattazione e conservazione, per tutto ciò che rimaneva invenduto, in celle frigorifere.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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