Tolleranza: incontro pubblico per indagare “tra pregiudizio e integrazione”

barlettanews- incontro pubblico sulla tolleranza

In occasione della Giornata della Tolleranza e delle Relazioni Positive, l’associazione Psicologi e Società Ricerche e Studi Psicologici ha organizzato sabato sera un incontro sul concetto di tolleranza. L’incontro, aperto alla cittadinanza, ha visto la partecipazione di psicologi, psicoterapeuti e sociologi. A prendere la parola anche Giuseppe Dimiccoli, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno“ che ha mostrato quali sono invece gli strumenti legislativi a livello europeo sui diritti umani:

“Questo convegno ci porta a riflettere su tutto ciò che concerne l’intolleranza e purtroppo l’Unione Europea non sta vivendo un periodo di grande splendore rispetto ai diritti umani, se pensiamo che ci sono degli stati membri che hanno addirittura alzato dei muri. Il riconoscimento e la tutela dei diritti umani è un caposaldo della centralità delle politiche. Questa centralità era riconosciuta all’interno del preambolo del trattato dell’Unione Europea, dove si identificano tutti quei valori che sono ispiratori di una identità europea, le cui norme impongono a tutti gli stati membri dell’Unione il rispetto dei diritti fondamentali. Purtroppo, però, ci sono alcuni Stati, quelli entrati nel 2004, dove per retaggio di carattere storico e politico, alcuni diritti umani non vedono il rispetto sotto tutti questi profili. L’Unione Europea ha imposto delle sanzioni verso tutti quegli Stati con i quali ha rapporti di carattere commerciale che hanno visto il non rispetto dei diritti umani. Il concetto della tolleranza si rivede all’interno della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea adottata a Strasburgo, dove vengono enunciati una serie di principi per quanto riguarda la vita di noi cittadini europei. È molto importante perché grazie a questo sono presentati articoli relativi ai diritti, alla libertà, ai principi inviolabili della dignità umana che contribuiscono al mantenimento e sviluppo della società dell’Unione Europea”.

Questo a livello europeo. Dal punto di vista della formazione del pregiudizio psico-sociale  e della categorizzazione sociale ha parlato Dario Sgarra, psicologo e psicoterapeuta in formazione: “Abbiamo pensato a come trattare questa giornata dell’intolleranza toccando a mio avviso dei punti fondamentali, come le differenze nella relazione con l’altro, il pregiudizio e la comprensione. Seguire questi tre passaggi risulta essere fondamentale per capire come poter discutere oggi di tolleranza. Nel momento in cui faccio una distinzione tra me e gli altri si cominciano a creare quei tipi di processi di pensiero che mi portano ad avere un atteggiamento che potrebbe sfociare nel pregiudizio, che è appunto un comportamento.

L’individuo mostra una tendenza a stare con i propri simili – spiega lo psicologo – e nel momento in cui si formano i gruppi, in un contesto scolastico ad esempio, tutto ciò che è differente tende ad essere messo in disparte ed è così che si forma un atteggiamento sfavorevole. Il pregiudizio nasce tutte le volte in cui la mente non riesce a tollerare la complessità delle cose e si forma nel momento in cui proiettiamo nell’altro tutto ciò che non sappiamo fare noi. La neuroscienza ci aiuta a spiegare tanti fenomeni, anche sociali, che riguardano il funzionamento neurologico o cognitivo della mente, perché le neuroscienze si sono occupate di pregiudizio. Quest’ultimo è figlio del pensiero meccanicistico, perché le caratteristiche di questi tipo di pensiero sono la rigidità mentale, la superficialità, il riduzionismo. Come fare a combattere questo pensiero? Con il pensiero dinamico, che è capace di tollerare la complessità delle cose e di incuriosirci su tutti quei fenomeni di cui oggi dobbiamo dire grazie. Questo perché la multiculturalità ci porta ad arricchirci”.

È importante educare alla tolleranza. Le ricerche effettuate indicano che i bambini provengono generalmente da famiglie che hanno impartito loro un’educazione di tipo non punitivo. Tale educazione, però, non è di per sé di sufficiente in quanto il bambino deve essere ben voluto, amato a prescindere da ciò che fa. L’intolleranza è causata in gran parte da sentimenti di paura che appare molto di frequente nelle storie raccontate da bambini prevenuti, mentre figura raramente in quelle narrate da bambini educati in un clima di tolleranza. Lo ha spiegato la dottoressa Riccarda Sinisi, psicologa e psicoterapeuta nella sua discussione concludendo: “Chi è allevato in un clima di tolleranza non ha una prospettiva deterministica per cui esiste un solo modo “giusto” di fare le cose bene. Non stabilisce correlazioni tra ruolo sociale e appartenenza sessuale. Quest’ultimo punto è importante dal momento che, divenuto adulto, questo tipo di individuo tenderà a minimizzare la rilevanza delle appartenenze, siano esse religiose, politiche, professionali, geografiche”.

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