Le istituzioni, la procura e la comunità barlettana hanno chiesto la bonifica e la Timac ha risposto annunciando una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Tutto quello che sta in mezzo conta poco. Il messaggio è chiaro!

L’azienda ha avuto un atteggiamento attendista, imperdonabilmente attendista. Così ha perso la facoltà d’uso dello stabilimento e i lavoratori, il loro luogo di lavoro, possono guardarlo solo dai cancelli d’ingresso, che presidiano ogni giorno.

Il comune ha assunto in capo a sé la responsabilità di pianificare la bonifica, una bonifica necessaria, complessa e certamente lunga e onerosa, aggettivi che già forniscono una possibile lettura del disinteresse colpevole di Timac a occuparsene, come se avesse potuto scegliere.

Non c’è alcuna logica in questa vicenda in cui con chiarezza emerge una sola cosa, che a pagare saranno i lavoratori e i cittadini barlettani.

Io sono con i lavoratori e sono per la salute pubblica e il benessere della città. Non possono esservi, infatti, lavoro e diritti senza tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Chi vuole fare passare il messaggio contrario lo fa con grande disonestà intellettuale e, soprattutto, sulla pelle dei lavoratori.

I lavoratori della Timac hanno una dignità, hanno diritto al loro lavoro e su quello dobbiamo impegnarci, verificando la possibilità di coinvolgerli nel futuro di quella realtà.

Un’altra cosa voglio dire con forza: se qualcuno pensa che il suolo della Timac possa, domani o fra qualche anno, essere lottizzato o lottizzabile, perda le speranze e sappia che non accadrà mai!

La regione si faccia al più presto carico di questa vicenda, non aspetti un giorno in più, perché gli impegni istituzionali sono poca cosa rispetto alla preoccupazione di un lavoratore che deve sapere come continuare a sostenere la sua famiglia.

Mino Cannito

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