“The Revenant” consacra Inarritu al grande Cinema grazie all’attenzione per la tecnica

Il cacciatore Hugh Glass, coinvolto in una spedizione in Nord Dakota nel 1823 con un gruppo di esploratori decimati da un’improvvisa offensiva degli indiani Ree, viene abbandonato dai compagni dopo il feroce attacco di un Grizzly. Glass, miracolosamente vivo, sarà disposto a tutto pur di ottenere la sua vendetta.

Inarritu si ripete con maestria, spostando il centro d’interesse revenant3dall’individualismo tratteggiato in “Birdman” al determinismo naturale.  In “The revenant” la natura è matrigna, una dura nutrice non priva di logiche deterministiche. E in questa crudeltà che miete le differenze e rende ogni elemento parte di un ingranaggio mosso da fili e criteri imperscrutabili, l’essere umano non può che tentare d’esser parte del Tutto. Lo studio della luce e del suo rapporto con il colore, operata da Lubezki, conferisce profondità ad un’idea di fondo che si nutre del tecnicismo per manifestarsi allo spettatore. Così la fotografia e la regia non si ritagliano, contrariamente a “Birdman”, nessuno spazio nella definizione di un proprio ruolo.

Scegliendo di non esser parte integrante di ciò a cui si assiste, Inarritu ha saggiamente defilato la telecamera in angoli ciechi e porzioni di mondo in cui è lecito solo spiare le macchinazioni misteriose del fato, senza potervi avere parte attiva. La compiutezza del messaggio registico si coglie appieno nella staticità imposta dalla scena, pur essendo l’ultimo lavoro del premio Oscar messicano ricco di eleganti e avvincenti piani sequenza. Quest’ultimo elemento ci fornisce il ritratto di un modus operandi singolare, che ha a cuore l’armoniosità della composizione più del movimento. E’ solo in quest’ordine di idee e non nella depravazione emotiva compiuta dai violenti twists del plot, che “The revenant” prende vita.

Distanziandosi, la cinepresa può cogliere l’attore (un ottimo Di Caprio) nella sua contrapposizione fisica agli eventi, utilizzando il primo piano non come un intrusione che riduca la percezione dell’ambiente, ma come un espediente di natura esistenziale che mostri le ripercussioni del contesto sull’uomo senza il cambio di fuoco. Questa concezione ribalta il caratterismo psicologico del primo Inarritu, ed ha il pregio di oscurare la vacuità di testo e soggetto. “The revenant” è un progetto che si cala in un naturalismo visionario, nell’accezione di un “verismo” del selvaggio. In questo processo di consunzione e creazione senza soluzione di continuità, di cui i personaggi sono revenant4pedine dalla più infima importanza, l’uso della immaginazione e del ricordo (l’immagine della compagna deceduta di Glass è un tema ricorrente della dimensione onirica del film) e il simbolismo di tasselli come lo scorrere del fiume, che si veste a suo piacimento da benefattore o attentatore alla vita del protagonista, sono intelligentemente posti a guardiani di un ordine superiore che per motivi sconosciuti riconosce ancora valore all’Uomo.

Il legame supremo è compiuto nell’ultima inquadratura, nel perdurare del respiro affannoso oltre la dissolvenza silenziosa dei titoli di coda, oltre il misticismo profetico della Morte. Basta un solo sguardo a renderci partecipi del Tutto, a confermarci il nostro ruolo indagatorio del supplizio. La telecamera siamo noi, la nostra impotenza, la nostra indifferenza. Perché, in certe fredde latitudini, gli dei hanno il sapore della neve, del sangue e del destino. Voto : ****

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteOggi al Teatro Curci un Forum sul Piano Urbanistico Generale
Articolo successivoArrestato ventenne barlettano per spaccio di eroina
Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here