Testimoni di giustizia: approvata la legge che tutela la lotta alla mafia

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Ampia tutela a favore degli onesti cittadini che di fronte alle ingiustizie decideranno di non voltare lo sguardo altrove ma di denunciare.

Questo il contenuto della legge recante “Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia” approvata giovedì in Senato, all’unanimità.

Costruita sulla base di un dialogo tra Parlamento, Commissione antimafia, associazioni e Governo, tale legge appare “atto dovuto” nei confronti di chi con coraggio ha negli anni sfidato la mafia accontentandosi di essere “protetto” da una legge che è nata per i pentiti (L. n° 82/1991) e che poi è stata adattata, senza grandi risultati,  ai testimoni di giustizia con legge n° 45 del 2001.

Una legge (quella del 2001) che non ha saputo accompagnare i testimoni nel post denuncia, ricambiando il preziosissimo contributo alla giustizia da questi offerto, con un’adeguata tutela.

In effetti, fino a due giorni fa, la protezione consisteva nel cambio di identità nonché nello sradicamento dalla propria città con conseguente modifica delle proprie abitudini (oltre che di tutta la famiglia; si pensi ai figli costretti a cambiare scuola).

Innegabili le sofferenze a cui i coraggiosi cittadini restavano esposti per aver sfidato la mafia.

La necessità di intervenire in materia è stata palesata, negli anni, oltre che dalle vittime e dalle istituzioni, da Papa Francesco che ricevendo la Commissione antimafia, all’udienza del 19 settembre, ha così dichiarato: Non si può dimenticare che la lotta alle mafie passa attraverso la tutela e la valorizzazione dei testimoni di giustizia. Va trovata una via che permetta a una persona pulita di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”.

 Questa la situazione preesistente, passiamo ad analizzare il contenuto della nuova legge che ha quale obiettivo preliminare quello di distinguere la figura del collaboratore di giustizia da quella del testimone di giustizia per farne discendere una maggiore protezione a favore di quest’ultimo.

Chi sono i pentiti?

I pentiti, o collaboratori di giustizia, sono coloro che si sono macchiati di delitti, anche efferati, e hanno fatto parte integrante delle organizzazioni criminose.

Trattasi di persone che nella maggior parte dei casi decidono di rendere dichiarazioni al solo scopo di sfuggire a pene severe (che meriterebbero).

I privilegi loro accordati negli anni sono apparsi spesso eccessivi soprattutto a fronte della scarsa tutela riconosciuta in favore dei testimoni di giustizia.

Chi sono i testimoni di giustizia?

La definizione viene offerta dall’istituita legge che all’art. 2 recita: a) “E’ testimone di giustizia colui che rende, nell’ambito di un procedimento penale, dichiarazioni di fondata attendibilità intrinseca, rilevanti per le indagini o per il giudizio; b) assume rispetto al fatto delittuoso oggetto delle sue dichiarazioni, la qualità di persona offesa dal reato ovvero di persona informata sui fatti o di testimone; c) non ha riportato condanne per delitti non colposi connessi a quelli per cui si procede…”.

 In definitiva, potremmo dire, il testimone di giustizia è un cittadino-eroe che ha deciso di denunciare!

 Quali sono le speciali misure previste a protezione dei testimoni di giustizia?

Le misure previste a protezione dei testimoni possono consistere in misure di tutela, misure di sostegno economico, misure di reinserimento sociale e lavorativo.

Le misure di protezione da applicare saranno individuate, caso per caso, secondo la situazione di pericolo e la condizione personale, familiare, sociale ed economica dei testimoni di giustizia e degli altri protetti.

Aspetto peculiare di tale legge è l’aver previsto, quale principale misura, la permanenza del testimone nella località di origine nonché la prosecuzione delle attività ivi svolte.

Si vuole sostanzialmente che l’onesto cittadino, che decida di sfidare la mafia, possa essere d’esempio per la comunità locale.

Saranno così predisposte misure di vigilanza e protezione come ad esempio accorgimenti tecnici di sicurezza per le abitazioni, per gli immobili e per le aziende. Non mancheranno, altresì,  misure necessarie a proteggere  gli spostamenti nello stesso comune e in comuni diversi da quello di residenza.

Ne consegue che il trasferimento dalla località di origine, nonché l’uso di documenti di copertura e il cambio di generalità, saranno adottati eccezionalmente laddove le altre forme di tutela dovessero risultare inadeguate rispetto alla gravità e all’attualità del pericolo e in tutti i casi dovranno tendere a riprodurre le precedenti condizioni di vita.

Quali sono le misure di sostegno economico previste dalla normativa?

Tra le speciali misure di sostegno economico previste a favore del testimone di giustizia, merita di essere menzionato innanzitutto l’assegno periodico da corrispondere in caso di impossibilità a svolgere attività lavorativa. Ovviamente, tale assegno dovrà essere rideterminato o revocato in caso di riacquisizione della capacità economica.

La legge si preoccupa di garantire, altresì, la sistemazione alloggiativa qualora il testimone dovesse essere trasferito in una località diversa da quella di dimora.

Nello specifico è sancito che “l’alloggio deve essere idoneo a garantire la sicurezza e la dignità dei testimoni della giustizia e degli altri protetti e deve possibilmente corrispondere alla categoria catastale di quello di dimora abituale, sia per destinazione, sia per dimensioni”.

Non mancheranno, a garanzia delle ampie tutele, assistenza legale per i procedimenti in cui il testimone di giustizia renderà le dichiarazioni nonché un indennizzo forfettario e onnicomprensivo a titolo di ristoro per il pregiudizio subito a causa della testimonianza resa.

Quale tutela è prevista in ambito lavorativo?

Premessa la prevista conservazione del posto di lavoro, se i testimoni di giustizia o gli altri protetti dovessero perdere l’occupazione lavorativa o non potessero più svolgerla a causa delle loro dichiarazioni e dell’applicazione delle speciali misure di protezione, saranno adottati provvedimenti finalizzati al reperimento di un impiego equivalente, per posizioni e mansioni, a quello precedentemente svolto.

Il testimone potrà avvalersi dell’assistenza di un esperto dopo la predisposizione del programma di protezione?

 Sì, è previsto che un referente specializzato del Servizio centrale di protezione, mantenga un rapporto costante, diretto e personale con gli interessati per tutta la durata delle misure speciali.

Sarà suo compito informare il testimone in merito alle misure applicate nonché comunicare alla commissione l’andamento del programma, illustrando le eventuali necessità di adeguamento in considerazione di eventuali sopravvenute esigenze dell’interessato.

Quali conseguenze sono previste in caso di false testimonianze?

Per evitare il rischio che taluno, per convenienza economica o altro, simuli di essere stata vittima di gravi reati o di aver assistito alla loro consumazione, opererà una commissione centrale, composta da esperti, cui verranno affidate le indagini per la valutazione della veridicità dei fatti denunciati dai testimoni.

A tanto si aggiunga che opereranno le aggravanti per il reato di calunnia e infatti le pene previste per tale reato dall’art. 368 del codice penale saranno aumentate da un terzo alla metà nel caso in cui il colpevole commetta il fatto allo scopo di usufruire delle speciali misure di protezione previste dalla legge e laddove il beneficio risultasse conseguito, l’aumento sarà dalla metà ai due terzi.

Alla luce di quanto legiferato in questi giorni, rivalutato il ruolo del testimone di giustizia, che deve essere considerato “risorsa” e non “problema”, ci auguriamo che nessuno di loro sia più lasciato solo a combattere e chissà che un giorno si possa porre fine alla parola MAFIA.

 

 

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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