Terza pillola su legalità e trasparenza

La terza pillola di Nicola Corvasce e che proponiamo all’attenzione dei lettori attiene alla vicenda della lottizzazione di Montaltino. Furono adottate correttamente tutte le procedure?

Pillola n°3 – Il rispetto delle procedure è sufficiente perché si parli di trasparenza amministrativa?

Un esempio pratico per spiegare questa affermazione è bello e pronto, ed è anche molto noto poiché su questo caso molto si è parlato e ancora si parlerà: la lottizzazione di Montaltino. Analizziamo le procedure da un punto di vista formale. La legge prescrive che, affinchè sia valida una seduta del Consiglio Comunale, debba essere presente almeno un terzo dei componenti, vale a dire, nella Barletta di quegli anni, almeno 14 su 40. E 14 erano presenti. Continuo: la legge non prevede particolari ore del giorno in cui svolgere le sedute, tutte le ore vanno bene, purchè vengano rispettati leggi e Statuto. La seduta in quel caso si protrasse fino a notte inoltrata, quando fu finalmente approvata l’operazione, e con questo? Aggiungo ancora: la legge non obbliga neanche ad operare o meno in particolari periodi dell’anno. In quel caso il tutto avvenne all’inizio di agosto, e allora? Non è neanche il caso di aggiungere che tutti gli atti sono pubblici e disponibili, ci mancherebbe altro.

Ma ora riavvolgiamo il nastro, torniamo indietro, mettiamo insieme i pezzi della vicenda e rivediamola alla luce non più delle procedure ma dei comportamenti. Ebbene, a qualcuno sembra normale che 14 persone su 40, giusto il minimo indispensabile per la validità della seduta, dopo motivate contestazioni e l’abbandono dell’aula da parte dei due terzi dei consiglieri, compreso una parte della maggioranza, arrivino ad una decisione così delicata su una materia altamente controversa fin dall’inizio, nel cuore della notte di un giorno di agosto? E mi limito alla seduta del Consiglio, senza prendere in considerazione altri aspetti e altri atti (tutti pubblici, per carità) di questa faccenda sui quali si è già espressa la magistratura amministrativa e si dovrà esprimere quella penale. Basta questo per affermare che la trasparenza non può essere intesa soltanto come rispetto delle procedure formali, ma deve essere alla base anche dei comportamenti concreti messi in atto da coloro i quali rivestono un ruolo di responsabilità amministrativa, siano essi politici o funzionari, ciascuno per il suo. Comportamenti come questi possono anche essere stati degli errori commessi in buona fede (speriamo, fino a prova contraria), ma certamente sono stati tutt’altro che trasparenti.

SONDAGGIO

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