Terremoto Amatrice: Charlie Hebdo, l’indignazione del colpevole e i limiti della satira

Il terremoto che solo pochi giorni fa ha sconvolto la vita di molti paesi del Centro-Italia continua a imperare sulle pagine dei giornali e nei servizi televisivi. Un’attenzione mediatica buona e giusta, entro certi limiti, ma che in molti casi, e su alcune testate di enorme importanza, ha cominciato fin da subito a sforare in dimostrazioni di patetismo inopportune a dir poco.

Tralasciando il discorso sul patetismo e sulle parole spese per l’edonistico piacere di dar fiato alla bocca e strappare un’approvazione facile all’opinione pubblica per riprenderlo poi in una sede più adeguata, è adesso necessario notare come un recentissimo evento di cronaca abbia scosso l’opinione pubblica non col patetismo spinto ma con una cruda mancanza di buon gusto e tatto. Si sta ovviamente parlando della vignetta pubblicata ieri da Charlie Hebdo.

Per amor di conoscenza sintetizziamo qui quanto avvenuto: sul noto giornale satirico francese, ormai noto per la propria verve dissacrante e ai limiti della decenza e l’anno scorso vittima di un attentato terroristico che ha spinto tutto il mondo a gridare #JeSuisCharlie, è apparsa una vignetta satirica dal gusto a dir poco discutibile in cui, spingendo l’humor nero a nuove vette, vengono rappresentati dei feriti del terremoto accompagnati da alcune didascalie che ne assegnano il nome di alcuni piatti classici della gastronomia italiana. Il tutto accompagnato da un trafiletto di poche parole in cui si fa anche una frecciatina all’allarmismo dovuto agli attentati terroristici: “Circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa che il sisma abbia gridato “Allah Akbar” prima di colpire”.

La reazione scandalizzata è stata immediata, come sempre internet e i social hanno alimentato e al contempo veicolato l’odio dell’utenza, un odio che, alla fin fine, non è del tutto ingiustificato. La tragedia di Amatrice e di tutti quei comuni che praticamente ad oggi hanno cessato di esistere è ancora troppo calda, troppo recente, anche solo per poterci fare una battutina sopra, anche solo per cercare di spezzare l’aria cupa che ancora ci avvolge.

La vignetta di Charlie Hebdo e il suo sprezzante (e forse anche becero) umorismo squarciano questa coltre di contrizione con violenza, generandone a sua volta altra e in misura esponenziale. E a buon diritto gli italiani, specie le vittime del terremoto, hanno subito manifestato il loro furore contro questa vignetta satirica che ha passato ogni limite. Certo, qui ci si dissocia dalle reazioni “razziste” che etichettano l’intero popolo francese quale composto di frammenti di materia fecale o prole di meretrice, ma è indubbio che anche questa volta il giornale satirico abbia passato ogni limite.

Tutta l’empatia che Charlie Hebdo aveva ricevuto dopo l’attentato che, in senso lato, minacciava la fine della libertà di espressione è ora diventata rabbia cieca, furore divino contro qualcuno che ha abusato di quella libertà. Perché di abuso si parla, senza mezzi termini, soprattutto perché dietro la tragedia che ha sconvolto le vite di centinaia di italiani non c’è dietro nessun complotto o attentato, ma la semplice furia della natura.

Però… a questo punto c’è sempre un però…

Non è la prima volta che gli italiani vengono etichettati con stupidi luoghi comuni da rappresentati della stampa estera, anzi capita piuttosto di frequente, e non può che tornare in mente la “denuncia” fatta all’Italia da sempre più geologi da ogni parte del mondo: se avessimo fatto maggiore attenzione e prevenzione, non ci sarebbero state tutte queste vittime. E poi viene naturale pensare a quei fondi non utilizzati per la messa in sicurezza degli edifici, oppure a quelle ristrutturazioni compiute ma a metà, lasciando gli edifici vulnerabili ai sismi e al fatto che, ogni volta che veniamo colpiti da un sisma, sappiamo solo piangerci addosso e cominciare una gara di solidarietà per cercare di riparare ciò che ormai è irreparabile.

Scoperchiato il solito vaso di Pandora, fatto di azioni non compiute, scaricabarile, solidarietà post tragedia e soliti dubbi su dove vanno a finire effettivamente i frutti di quella solidarietà, ciò che rimane lascia quasi pensare che al popolo italiano piaccia essere preso per i fondelli.

All’estero ci etichettano come furbi, ladri, delinquenti, scansafatiche, corrotti e quant’altro, ma sembra che a noi non interessi nulla e, anzi, facciamo di tutto per continuare a perseverare nelle nostre vecchie abitudini, nei nostri consueti errori. Quanti terremoti gravi ci sono stati in Italia solo negli ultimi 30 anni? E quanti comuni si sono mossi ANTICIPATAMENTE per prepararsi efficacemente a dei sismi che naturalmente continueranno a ripetersi (perché, se non fosse chiaro, l’Italia è un paese a forte rischio sismico)?

È vero, Charlie Hebdo ha esagerato, su tutta la linea, nel delineare la situazione delle vittime italiane di questo terremoto in maniera così irrispettosa. Ma forse il nostro perdurare nelle vecchie pratiche da furbetti un po’ ce l’ha fatto meritare tutto questo odio e sdegno dell’opinione pubblica mondiale. Siamo sempre tanto bravi a dire che l’Italia deve cambiare, ma quando ci daremo effettivamente da fare perché questo cambiamento effettivamente avvenga?

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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