Telemarketing aggressivo e lesione della privacy

Vietato l’utilizzo dei numeri telefonici “pescati in rete” per finalità promozionali

Il Garante della privacy è tornato sul tema in questi giorni atteso che se è vero che il telemarketing spesso conduce  ad una crescita dell’economia, è altrettanto innegabile che tale finalità non può essere conseguita a scapito dei destinatari che sempre più frequentemente subiscono una  lesione della privacy.

Veniamo contattati quotidianamente tramite telefonate, Sms o Mms da operatori pronti, a qualunque ora del giorno, a promuovere di tutto senza aver mai rilasciato loro alcun permesso in merito all’utilizzo del nostro numero telefonico. La domanda che frequentemente ci poniamo è: ”Come hanno fatto a contattarmi se il mio numero non è in elenco?”

La risposta non può tardare ad arrivare: siamo in presenza  della oramai diffusa pratica del “pescare in rete”   in totale violazione delle disposizioni normative contenute nel Codice della Privacy (D. Lgs 196/03).

L’art. 130 del Codice, intitolato “Comunicazioni indesiderate”, al comma 1 sancisce esplicitamente l’uso di sistemi automatizzati di chiamata o di comunicazione di chiamata senza l’intervento di un operatore, per l’invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, è consentito con il consenso del contraente o utente.

Il comma 2 chiarisce che la disposizione di cui al precedente comma trova applicazione, altresì, per le comunicazioni elettroniche, effettuate per le finalità ivi indicate, mediante posta elettronica, telefax, messaggi di tipo Mms o Sms.

A tanto si aggiunga che il necessario consenso non può essere generico perché, nel rispetto della correttezza di cui all’art. 11 del Codice e in ottemperanza di quanto disposto dall’art. 23, deve essere espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato.

Questo significa che non solo le società non possono trasmettere messaggi promozionali senza il consenso dell’utente, ma neppure possono così procedere in forza di un consenso rilasciato per finalità differenti; non di rado, infatti, accade che la fornitura di un servizio venga subordinata all’obbligatoria prestazione del consenso al trattamento dei dati per fini promozionali. È evidente che in tal caso il consenso non può considerarsi liberamente prestato bensì “obbligato”.

Questo è quanto previsto in materia di protezione della privacy tuttavia, quel che si riscontra quotidianamente è tutt’altro.

Consapevole di tanto il Garante, in data 17 febbraio, è intervenuto per porre fine alla non legale pratica dell’ennesima società che, in assenza del consenso, utilizzava dati reperiti in rete per finalità promozionali. All’uopo si ricordi che pochi mesi fa l’Autorità Garante, a fronte dei comportamenti illeciti della Società  Wind ha emesso nei confronti di questa importanti provvedimenti sanzionatori.

Negli anni il Garante ha più volte provato ad arginare il “telemarketing aggressivo”; si pensi  che  nel 2011 fu istituito il Registro delle opposizioni nel quale ci si può registrare se non si vuole più essere contattati a fini promozionali. Tale Registro, tuttavia, accolto come la soluzione del problema, si è rivelato sin da subito inadeguato, stante un importante limite: l’introdotta normativa ha consentito l’iscrizione nello stesso esclusivamente per i numeri telefonici fissi- presenti in elenco- escludendo tutti gli altri nonché i mobili.

Attualmente sono circa 115 milioni le linee telefoniche fisse e mobili presenti in Italia e di queste solo 13 milioni sono “tutelate” dal telemarketing selvaggio, essendo iscritte nell’apposito Registro pubblico delle opposizioni. Questi dati inevitabilmente inducono a interrogarci sulla reale efficacia del provvedimento soprattutto se si considera che l’aver introdotto tale Registro ha portato ad un capovolgimento degli obblighi in quanto non deve essere più l’azienda a chiedere all’utente il consenso per potergli proporre offerte commerciali ma deve essere quest’ultimo ad iscriversi nel Registro se vuole evitare di essere contattato (regime di “opt-out”).

Tale Registro dunque, limitato solo ai numeri fissi, ha sostituito il preventivo consenso e non ha neppure sortito l’effetto sperato, se si considera che nonostante la registrazione gli utenti continuano ad essere contattati  a nulla essendo valso, evidentemente, il reiterato invito rivolto dal Garante alle società a consultare il Registro –nell’organizzare le campagne promozionali- al fine di depennare dalla lista dei contatti gli utenti presenti nello stesso.

Quale rimedio –che tuttavia non risolve il problema- è reperibile sul sito del Garante della Privacy il “Modello per la segnalazione al Garante della ricezione di telefonate pubblicitarie nonostante l’iscrizione nel Registro delle opposizioni”.

Per le “utenze riservate” invece è disponibile il “Modello per la segnalazione al Garante della ricezione di telefonate pubblicitarie indesiderate per le utenze riservate”.

Negli ultimi 5 anni sono pervenute all’Autorità Garante oltre 25 mila segnalazioni e questo è segnale inequivocabile che occorre apportare modifiche alla normativa vigente onde contrastare più efficacemente il dilagante fenomeno del “telemarketing selvaggio”.

Un disegno di legge – il cui iter ha avuto avvio nel 2016- è in questi giorni in corso di esame in Commissione alla Camera del Senato con l’obiettivo di denunciare le debolezze della normativa vigente e palesare la necessità di accrescere la tutela degli utenti.

Il disegno di legge, proponendo modifiche all’art. 130 del Codice in materia di protezione dei dati personali, prevede la possibilità di iscrizione nel Registro per tutte le numerazioni fisse o mobili, indipendentemente se esse siano o meno riportate negli elenchi degli abbonati.

Inoltre, l’iscrizione nel Registro dovrà comportare la cancellazione automatica di tutti i consensi dati precedentemente dall’interessato per le telefonate commerciali.

Consapevoli dell’onerosità della consultazione del Registro- che certamente contribuisce  a determinare la frequente elusione dell’obbligo di verifica preliminare rispetto alle campagne promozionali – sono state proposte forme tecniche con software data matching di nuova generazione per ridurre il costo di consultazione. Si punta, altresì, ad una più esplicita responsabilità solidale del committente di campagne promozionali con il call center.

Nell’attesa che l’iter legislativo si concluda e venga finalmente tutelato il nostro diritto a non essere importunati, se decidiamo di riposare …non ci resta che spegnere il telefono!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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