Teatro Curci, spettacoli dal 9 al 12 gennaio

Curci

Danza e prosa danno il via alla ripresa della stagione teatrale 2019_2020 del Comune di Barletta in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, con il coordinamento del progetto artistico del “Curci” Fabio Troiano. Si comincia giovedì 9 gennaio con il Balletto di Roma in Io, Don Chisciotte, per la coreografia e regia di Fabrizio Monteverde. Da venerdì 10 a domenica 12 sul palco del teatro Curci (venerdì e sabato alle 21.15 la domenica alle 18.30)  sarà invece protagonista Leo Gullotta in Pensaci Giacomino, di Luigi Pirandello, per la regia di Fabio Grossi. Sabato 11 gennaio, ore 10, matinée – SOLD OUT – per ragazzi delle scuole superiori di Barletta.

In occasione dello spettacolo Pensaci Giacomino per l’11 gennaio alle 18.30 è stata organizzata anche una conversazione con Leo Gullotta che inaugura il ciclo “Incontri fuori scena”. L’appuntamento si terrà nel foyer del teatro Curci. Interviene Fabio Troiano, modera Floriana Tolve. 

 

Io, Don Chisciotte rappresenta la rivincita del senso “individuale” contro il dominio dell’astratta “universalità” delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di un inedito e ambiguo Sancho Panza. Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai “un fine” e neppure “una fine” in senso assoluto, perché in fondo il bello – dice Don Chisciotte – “sta a impazzire senza motivo!”.

 

Nato come una novella dalla penna di Pirandello nel 1915, Pensaci Giacomino è stato portato per la prima volta a teatro nel 1917. Si tratta di un testo di condanna di una società becera e ciarliera, dove il gioco della calunnia, del dissacro e del bigottismo e sempre pronto ad esibirsi. Ieri, come oggi.

 
 

Info
tel. 0883-332456 / 0883.578431

 
 

SCHEDE SPETTACOLI 

Balletto di Roma

IO, DON CHISCIOTTE

musiche di Ludwig Minkus e AA.VV.

con i danzatori del BALLETTO DI ROMA

coreografia e regia di FABRIZIO MONTEVERDE
Il Balletto di Roma, la storica compagnia fondata da Franca Bartolomei e Walter Zappolini, si affaccia al 2020 – anno del 60° anniversario dalla fondazione – con il debutto di una nuova produzione firmata dal coreografo più applaudito d’Italia: Fabrizio Monteverde. Questa volta, il talentuoso autore si riaffaccia sulla scena, con la rilettura di un’altra pagina della letteratura mondiale, Don Chisciotte della Mancia, il capolavoro di Miguel de Cervantes. In questa versione coreografica il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos, in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere.

Compagnia Enfi Teatro – Produzione di Michele Gentile e Teatro Stabile di Catania

Leo Gullotta

 

PENSACI, GIACOMINO

 

di Luigi Pirandello / scena e costumi Angela Gallaro Goracci / musiche Germano Mazzocchetti / luci Umile Vainieri / regista assistente Mimmo Verdesca

 

e con Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa

 

lettura drammaturgica e regia FABIO GROSSI

 

“Pensaci, Giacomino!” nasce in veste di novella del 1915 per poi avere la sua prima edizione teatrale, in lingua, nel 1917. Tutti i ragionamenti, i luoghi comuni, gli assiomi pirandelliani sono presenti in quest’opera. Un testo di condanna, condanna di una società becera e ciarliera, dove il gioco della calunnia, del dissacro e del bigottismo è sempre pronto ad esibirsi. E proprio con e da queste caratteristiche che il testo si configura come attuale, contemporaneo.

 

La storia racconta di una fanciulla che, rimasta incinta del suo giovane fidanzato, non sa come poter portare avanti questa gravidanza: il professore Toti pensa di poterla aiutare chiedendola in moglie e potendola poi così autorizzare a vivere della sua pensione, “per almeno cinquanta anni”, il giorno che lui non ci sarà più. Naturalmente la società civile si rivolterà contro questa decisione anche a discapito della piccola creatura che nel frattempo è venuta al mondo. Una tragedia civile che si configura, così, in tutta la sua morbosa veemenza.

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here