Taser, la pistola elettrica non letale debutta in Italia

taser

Stordire ma non uccidere! Questa la finalità della Taser, la nuova pistola in dotazione di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza dal 5 settembre.

Dichiarandosi certo della sua importanza deterrente, il ministro Salvini ha annunciato di essere già al lavoro affinché la “pistola che non uccide” sia fruibile a breve anche dalla polizia locale, penitenziaria e ferroviaria.

L’utilizzo dell’arma, come si evince dalle Linee guida tecnico-operative è alternativo a quello dell’arma da fuoco, nei casi in cui sia necessario immobilizzare temporaneamente il soggetto.

Trattasi di sperimentazione che avrà una durata di tre mesi al termine della quale, valutati gli effetti, si deciderà se introdurre la nuova “arma” su ampia scala.

Le dodici città coinvolte nella sperimentazione sono Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Palermo, Genova, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi.

Se questa è una novità in Italia, non lo è nel resto del mondo atteso che risulta essere da tempo in uso in oltre cento Paesi tra cui Francia, Germania, Finlandia e Regno Unito.

Come si presenta il Taser e come funziona?

 La pistola è di colore giallo affinché sia facilmente riconoscibile.

Prima di poter essere utilizzata va mostrata senza essere estratta e soltanto se il soggetto persiste nel suo atteggiamento criminoso, la si può impugnare e sparare.

La distanza consigliabile per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri.

Funziona tramite emissione di brevi scariche elettriche (della durata di cinque secondi) ad alta tensione e bassa intensità.

Dalla pistola partono due piccoli dardi collegati da fili elettrici all’arma.

Affinché l’impulso elettrico venga effettivamente emesso, è necessario che entrambi i dardi colpiscano il bersaglio.

La momentanea paralisi dei muscoli, che la carica elettrica determina, consente all’agente di ammanettare l’aggressore in tutta sicurezza.

Quali sono i rischi?

Come ogni novità, anche la Taser è accompagnata da preoccupazioni.

Se è vero infatti che occorre garantire l’incolumità del personale di sicurezza, spesso dimenticato dalle amministrazioni, è altrettanto vero che Amnesty International invita a ricordare i danni che le scariche elettriche (nei paesi in cui sono già in uso) hanno negli anni causato.

All’uopo sono stati ricordati i decessi di più di 800 persone solo in America.

Si trattava per lo più di persone affette da problemi cardiaci o di tossicodipendenza nei quali lo choc elettrico è risultato fatale.

A tanto si aggiunga la leggerezza degli agenti che spesso ha portato ad un abuso nell’ utilizzo dell’arma laddove una reale situazione di pericolo non vi fosse.

Da qui l’invito ad effettuare accuratamente uno studio sui rischi per la salute e a garantire una formazione specifica ed approfondita in favore degli operatori che ne verranno dotati.

Quali sono le precauzioni da adottare?

Sicuramente l’agente dovrebbe colpire primariamente fianchi, schiena e arti, evitando la testa ed il collo in particolare.

In tutti i casi, è opportuno che dopo l’utilizzo del taser il soggetto attinto resti sotto il controllo degli operatori di polizia richiedendo l’intervento del personale sanitario ove necessario.

Le Linee guida richiedono espressamente di considerare la visibile condizione di vulnerabilità del soggetto da attingere (ad esempio evidente stato di gravidanza o disabilità motoria).

Il reale problema si pone in caso di soggetto affetto da patologia cardiaca o da tossicodipendenza, trattandosi di condizione di vulnerabilità non evidente!

Particolare attenzione deve essere altresì prestata all’ambiente circostante, potendosi trovare l’aggressore in un luogo a rischio di incendio o esplosione (stazioni di servizio di carburante).

Ulteriore circostanza da non sottovalutare è l’eventualità che il soggetto colpito dai dardi cada al suolo battendo violentemente il capo su una superficie: le conseguenze in tal caso potrebbero essere ben più gravi di quelle causate dalla scarica elettrica.

E mentre l’ONU lo considera strumento di tortura, la taser ha già mostrato la sua efficienza nel giorno del suo debutto: mercoledì sera, nei pressi della stazione centrale di Milano, una rissa è stata sedata semplicemente mostrando l’innovativa arma.

Nell’ attesa di conoscere l’esito della sperimentazione, saremo sicuramente tutti d’accordo sulla necessità che venga in qualche modo fermato il responsabile di una rapina, di un aggressione o altro.

Il tema “sicurezza” non può più attendere, soprattutto in un Paese come il nostro dove la legittima difesa è quasi inesistente e la vittima spesso finisce per diventare il colpevole!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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