Striscione sotto il Comune: «Chiudiamo le fabbriche che inquinano!»

Chiudiamo le fabbriche che inquinano
Livelli di diossina e benzoapirene alle stelle,email mandate ad altri Comuni, divieto di coltivazione e vendita di prodotti agricoli, aziende che trattano rifiuti che non dovevano mai essere autorizzate ad aprire. 
Benvenuti a Barletta la città dove tutto è possibile e dove nessuno si prende le proprie responsabilità.
 
Potevamo stare qui fermi ed in silenzio a riflettere sul fatto che vi avevamo avvertito di quello che stava avvenendo nella nostra città con la vostra complicità. 
Invece con  il disastro ambientale causato dall’incendio della Dalena ecologia siamo a ricordarvi che non avete più scuse; così come scritto sullo striscione esposto sotto il Comune, le fabbriche e le aziende che inquinano vanno chiuse.
Perché il problema politico mai risolto da chi amministra la cosa pubblica è aver trasformato la nostra città e il nostro territorio in un hub per la lavorazione e il trattamento dei rifiuti.
Con tutti i rischi che questo ha comportato e comporta dal punto di vista ambientale e sanitario.
 
L’incendio doloso della Dalena ecologia è un disastro ambientale annunciato che poteva benissimo essere evitato.
Poteva essere evitato perché quell’azienda non doveva sorgere nel centro abitato in quanto in contrasto con il piano regionale dei rifiuti. 
Stessa situazione che ha riguardato e riguarda la discarica di rifiuti speciali a San Procopio(troppo vicina all’abitato di Montaltino e alla vecchia discarica) sempre lì in funzione pronta a ricevere rifiuti da ogni dove. 
 
Inoltre poteva essere evitato perché l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Cannito lo scorso 18 agosto, dopo la nube nauseabonda che avvolse la città di Barletta, fece controllare proprio l’azienda situata in via vecchia Madonna dello sterpeto.
I risultati di quelle ispezioni furono mandati in Procura.
Come Collettivo Exit nei mesi scorsi avevamo chiesto di sapere che cosa era emerso dai controlli e soprattutto che si prendessero provvedimenti anche drastici, arrivando  alla chiusura temporanea dell’azienda. 
Ci fu risposto che era un provvedimento pericoloso perché si rischiava di essere citati per danni.
 
Ora invece chi risarcisce i cittadini per i danni subiti? 
L’amministrazione Cannito e gli enti preposti ci devono dire che cosa è emerso durante i controlli effettuati lo scorso 20 agosto e soprattutto come mai non furono presi dei provvedimenti immediati nei confronti dell’azienda. 
Siamo stanchi del menefreghismo di una classe politica che anche oggi cerca di mettere una toppa su quello che è accaduto, cercando di prendere tempo per far passare l’ennesima burrasca.
 
Il Sindaco Cannito deve chiudere le aziende che inquinano partendo dalla revoca delle autorizzazioni nei confronti di quegli impianti in contrasto con il piano regionale dei rifiuti. 
Lo deve fare prendendo una posizione netta e chiara nei confronti della Provincia(titolare dell’iter autorizzativo) e del suo Presidente Lodispoto che sulla vicenda della Dalena mantiene un vergognoso silenzio.
 
Emma Cafiero – Collettivo Exit 

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