Strisce Blu meglio pagare

I dubbi amletici del codice della strada 

Che il nostro sistema legislativo non risponda ai caratteri del Common Law di stampo anglosassone è ormai cosa risaputa, non si può tuttavia ignorare che, grazie all’esercizio della funzione nomofilattica, nel nostro ordinamento le sentenze della Corte di Cassazione sono particolarmente importanti, capaci di incidere pesantemente sul sistema delle leggi.

Proprio a seguito di una presunta delibera della Suprema Corte si è originato un gran polverone che, pur essendosi dissipato, ha comunque sollevato una questione particolarmente complicata, lontana dall’essere risolta: è infatti di pochi giorni fa la notizia secondo cui una sentenza della Cassazione abbia stabilito che per la sosta prolungata e senza l’apposito tagliando nei parcheggi regolamentati, comunemente contrassegnati dalle ormai famigerate strisce blu, non si debba più comminare la sanzione stabilita dall’art. 7 del Codice della Strada, ma semplicemente pagare una somma pari a quanto si sarebbe dovuto versare per il periodo di tempo  in cui si è sostati oltre il termine stabilito dagli appositi ticket.

Ovviamente, la prospettiva di veder annullate decine e decine di multe ha subito sollevato il polverone suddetto, senza però considerare che quanto riportato dagli organi di stampa era, almeno in parte, scorretto: non è stata una sentenza della Suprema Corte a prevedere questo nuovo regime, ma una “semplice” risoluzione approvata dalla Commissione Trasporti, alla presenza anche del  sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso de Caro.

Non solo quindi non è stata la Cassazione a prendere questa decisione (anzi la Suprema Corte ha ribadito che, nella fattispecie in questione, si deve perentoriamente rispettare l’art.7 del CdS), ma la risoluzione di per sé non è giuridicamente efficace, poiché si tratta di un invito all’amministrazione competente di redigere un regolamento riguardante l’argomento in oggetto e, salvo casi eccezionali, il regolamenti non possono derogare la legge.

Il grande polverone si è quindi espanso, gettando nel caos le istituzioni e nutrendosi delle decine, centinaia di commenti adirati da tutta Italia, finché non è arrivata la dichiarazione del ministro alle Infrastrutture Lupi il quale, dopo un incontro con il ministro degli Interni, Angelino Alfano, e il presidente dell’Anci, Piero Fassino, ha affermato che la decisione di adottare questa nuova linea di comportamento spetta ai Comuni, i quali, previa delibera di un regolamento apposito in Giunta, dovranno decidere se continuare a comminare le sanzioni previste dal codice o applicare le nuove “disposizioni”.

Barletta non poteva ovviamente esimersi dal partecipare ad uno di quei tanti dibattiti che, se si applicasse in maniera pedissequa la legge, non avrebbe ragione di esistere, con l’arrivo quindi delle prime richieste affinché l’amministrazione comunale vari questo nuovo regolamento.

“Si invita il Sindaco di Barletta a provvedere come già succede per altri comuni della Bat vedi Bisceglie per non far pagare la contravvenzione agli automobilisti dei ticket dei parcheggi fuori orario ma la sola differenza tra il tempo per cui hanno pagato e il tempo sforato”, questa la richiesta fatta da Antonio Comitangelo, dirigente provinciale e Regionale del Nuovo Centrodestra, in linea con le molte altre richieste fatte in tutti i comuni d’Italia.

È ovvio, vista e considerata la presenza massiccia delle strisce blu in tutta la città, che l’interesse della cittadinanza, e del popolo italiano tutto, riguardo questa nuova disposizione è alto, eppure sono molte le variabili che potrebbero portare all’originarsi di una situazione a dir poco caotica.

Prima di tutto, qualora si presentasse la possibilità di effettuare ricorsi per ogni sanzione comminata ex art. 7 Codice della Strada, è molto probabile che i tribunali collassino sotto la mole improponibile e improbabile di lavoro che si troverebbero ad affrontare. Il rimborso delle somme già versate, le spese giudiziarie e i vari risarcimenti sarebbero poi un buon passo verso il fallimento di diversi comuni.

E poi giunge la motivazione più importante, che anche l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha espresso in una nota inviata a tutti i comuni, ovvero quella per cui il salvacondotto, la risoluzione o una tanto auspicata circolare non possono, in ogni caso, porsi come fonti primarie al posto del Codice della Strada. Per cui, l’unica soluzione, a ben vedere, sarebbe la riscrittura dell’art. 7 del Codice e non l’emanazione da parte dei Comuni di un regolamento comunale, come affermato dal ministro Lupi.

Ma, d’altronde, l’Italia ha la fortuna di essere un paese in cui tutto può accadere, e non sarebbe sorprendente vedere l’amministrazione comunale varare effettivamente un documento che renda norma applicabile quanto stabilito dalla risoluzione, per poi dover tornare sui propri passi quando anche quest’idea, che puzza fin troppo del populismo tanto amato dai politici grandi e piccini, naufragherà, creando l’ennesima area grigia in cui a pagare per gli errori commessi dagli amministratori saranno, ancora una volta, i cittadini che, dal non pagare più alcuna multa, saranno costretti a versare quelle somme con tanto di interessi.

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