Storie e tradizioni di una fobia diffusa: perché il venerdì 17 ci fa così paura?

Possiamo tutti sempre e comunque fare finta di niente di non credere a questo genere di facezie (se mi si perdona il termine aulico in tempi come questi in cui “aulico” e “lingua italiana” sono due concetti agli antipodi!), possiamo denigrare chi ci crede e mostrare con mal celato orgoglio il nostro essere superiori, ma la superstizione rimane una delle cose più radicate nel nostro essere. Tutti hanno le loro tradizione, i loro gesti scaramantici e persino abiti, accessori e oggetti “fortunati”, ovviamente c’è chi ci crede meno  e chi invece delle volte, a dirla tutta, eccede in determinati comportamenti.

Eppure, superstiziosi o no, a tutti gli italiani corre un brivido lungo la schiena quando arriva questo giorno fatidico, latore di sventura, rovina e distruzione. Iperbole a parte, quando un italiano sente pronunciare “venerdì 17”, la sua mano corre ove è più (in)opportuno per fare un gesto che scacci la cattiva sorte. E oggi, venerdì 17 ottobre, è un giorno da molti ritenuto ancor più catastrofico, considerato che il mese di ottobre è il mese delle streghe, del mistero e dell’occulto terminando con la notte di Ognissanti, che insieme a Calendimaggio (ovvero la notte del 30 aprile), è uno di quei momenti in cui nei secoli i cosiddetti cultisti della magia (streghe, stregoni e simili) si riunivano per compiere importanti riti, mentre oggi giorno in occasione di queste date si assiste solitamente ad una indiscriminata strage di gatti neri, compiuta ad opera di chi crede ancora che siano incarnazioni del demonio o, peggio, da chi crede che la loro uccisione compiaccia lo stesso.

Ma da dove viene questa irrazionale paura per il numero 17 che persiste principalmente solo in Italia? Molte sono le motivazioni e quasi tutte risalgono a molti secoli fa. Per i pitagorici, il 17 era un numero “scomodo”, perché posto tra il 16 e il 18 perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri (4×4 e 3×6) per i seguaci del famoso matematico greco.

Altra tradizione che risale a numerosi secoli prima della nascita di Cristo è quella dell’Antico Testamento, in cui la data di inizio del diluvio universale combacerebbe con il 17 febbraio. Più recentemente, si potrebbe risalire alla grande battaglia di Teutoburgo, combattuta dai Romani contro i “barbari” nel 9 d.C.; in occasione di questo scontro, l’esercito romano fu sbaragliato e le legioni 17, 18 e 19 furono totalmente annientate, targando questi tre numeri come ”nefasti” (un po’ come il 15, che fu dichiarato nefasto dopo la morte di Giulio Cesare, avvenuta nelle idi di marzo, ovvero presumibilmente il 15 marzo).

Più comunemente, la spiegazione che più volte viene data a questa superstizione è ancora una volta di origine romana, e fa leva sulla struttura stessa del numero: 17 verrebbe trascritto come numero romano in XVII. Le lettere, anagrammate, porterebbero a comporre la parola VIXI, perfetto (ovvero passato remoto, più o meno) del verbo vivere; “Vixi” quindi significa “Ho vissuto” che potrebbe essere tradotto, seguendo la logica stessa del verbo, in “Sono morto”, e questa frase così essenziale era incisa sulle tombe degli antichi romani.

Portando esempi più recenti, la Smorfia napoletana cataloga il 17 come il numero della “disgrazia” e, per gli appassionati delle corse, il numero 17 è stato ufficialmente ritirato dalle competizioni italiane perché due piloti, Biagio Nazzaro e Ugo Sivocci, morirono per incidente durante una gara l’uno nel 1922 e l’altro nel 1923, entrambi gareggiando su una vettura il cui numero identificativo era il 17.

Aggiungendo tutti questi elementi al fatto che, notoriamente, il venerdì, assieme al martedì, non è un giorno particolarmente ben visto dagli scaramantici (mai sentito il detto: “Di venere e di marte non ci si sposa, non si parte, non si da principio all’arte”?), il venerdì 17 è uno dei giorni più temuti da noi italiani, analogo al venerdì 13 dei paesi anglosassoni, ma questa è un’altra storia che chiunque fosse interessato ad approfondire (correndo il rischio di sentire una parola poco pulita essere pronunciata nel mezzo del video sottovoce e incespicando) può scoprire dando un’occhiata al video visibile alla fine dell’articolo realizzato da me (in panni molto poco ufficiali!) in cui si spiega, tra il serio e il faceto, il significato di alcuni tra i numeri più odiati ed evitati della nostra cultura.

Detto questo, e per quello che vale, ora sapete perché il 17 è un numero “sfigato”, ma la vera sfortuna è per chi, come chi vi scrive, è nato di 17, peggio se di venerdì; perché la vera sfortuna è sentirsi dire per tutta la vita che il 17 è un numero sfigato quando è quello il primo giorno in cui si è fatto il primo respiro in questo strano, pazzo e scaramantico mondo.

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