Storia di una Provincia mai Nata

Ma siamo sicuri che è questa la Democrazia?

Sin dai tempi della scuola, i professori e non solo loro, mi hanno ripetuto più e più volte la celebre frase “Historia magistra vitae” (Cicerone,De Oratore, II) e cioè la Storia è maestra di vita.

Ahimè, però, con il trascorrere degli anni ho imparato, a mie spese che o è la Storia poco propensa ad insegnare e farsi comprendere o siamo noi ( e parlo soprattutto di chi amministra la “cosa pubblica”) che la usiamo a nostro esclusivo ed interessato piacimento. Infatti la teoria della storia maestra di vita si basa sull’idea che conoscendo gli errori passati sia possibile non ripeterli in futuro ed anche trarre dei generali insegnamenti morali su come ci si deve comportare vedendo gli errori del passato come anche le cose ben riuscite.

Tutto questo dovrebbe essere la normalità, tanto più che nell’era della comunicazione globale e della alfabetizzazione diffusa, vi sono migliaia e migliaia di libri di storia (quanti ce ne sono…ma c’è qualcuno che li legge?) su più o meno ogni argomento. Tuttavia sembra proprio che tutti noi siamo sempre più ignoranti dell’argomento, soprattutto ( e la cosa gravissima è proprio questa) chi ci amministra e formula leggi che poi “dobbiamo” rispettare e vengono emanate, guarda caso, in vista di varie tornate elettorali che possono indifferentemente riguardare quelle condominiali come  i vertici del mondo.

La sensazione, ascoltando i diversi dibattiti e leggendo articoli giornalistici, è quella di vivere in un mondo di eterno presente o al massimo dell’altro ieri, in cui non si sa e tantomeno si ha interesse a sapere, nulla del passato e di conseguenza non si ha nessuna attenzione o preoccupazione per il futuro prossimo e remoto ( come disse qualcuno “… tanto io tra 50 anni non ci sarò più!).

Un uomo moderno che si trova faccia a faccia con esempi di epoche passate cosa può pensare di se stesso? La persona che segue un politico di oggi pensando che sia un grande statista cosa penserebbe se si trovasse a paragonarlo con De Gasperi, Giolitti, Napoleone o Augusto? Chi si trova ad andare a votare, turandosi il naso (Montanelli docet!), in Italia partiti che sono solo uno peggiore dell’altro che cosa penserebbe di se stesso confrontandosi con i nostri progenitori che hanno lottato per un Italia unita?

Questo mondo di nevrotici fondamentalisti del “carpe diem”, fa veramente paura e genera terrore sul futuro dei nostri figli.

Viene spontaneo associare quanto detto, al recentissimo ddl Delrio che ha incassato la fiducia al Senato con 160 voti favorevoli contro i 120 contrari relativamente all’abolizione delle Province (come ripeteva Totò ? … Ah si “ma mi faccia il piacere! ”) e al conseguente risparmio di una cifra sproposita ( a ri “ma mi faccia il piacere! ”).

Non vogliamo fare inutile campanilismo anche perché allo stato attuale delle cose tutto è stato deciso e non sarebbe influente per nessun discorso futuro, ma abbiamo il forte bisogno di far conoscere ai cittadini del territorio la Storia di un diritto negato e come effettivamente sono andate le cose sull’istituzione della Provincia di Barletta.

Il pezzo poteva avere come titolo anche “ Quando la nave affonda…i topi scappano” e non sarebbe stato più azzeccato di così perché è proprio quello che sta accadendo nella storia recente della Provincia.

Innanzi tutto vogliamo evidenziare un errore involontario (?)  commesso dalla maggior parte degli “storici” e politici.

Bisogna precisare e porre un netto confine tra la BAT e la Provincia di Barletta e si perché della prima si inizia a parlarne solo dal 6 giugno 2001 (disegno di legge 2562 firmato dai deputati Sinisi – Rossi) mentre la seconda data, giusto, un secolo e sessanta anni prima.

Infatti nella famosa (o a questo punto famigerata ?) relazione inviata il 1854 dal Sovrintendente Santoro a Ferdinando II Borbone veniva spiegato che “… il territorio che gravita intorno alla valle dell’Ofanto, che sin dai tempi antichi ebbe per suo naturale capoluogo l’Università di Barletta, la quale varie volte e per vari secoli, nel corso e ricorso degli eventi storici, e dell’ascesa o della decadenza delle contrade, in dipendenza delle varie guerre, aveva tenuto persino il ruolo di Capoluogo di Regione, ha avuto uno sviluppo economico al di sopra di ogni previsione … e per questi motivi pensiamo sia necessario renderlo autonomo amministrativamente e proponiamo la costituzione della Provincia dell’Ofanto per regolare il commercio dell’intero Regno di Napoli ”.

Vi sembra che nella relazione si faccia il nome di altre Città o al contrario si accenni “velatamente” alla possibilità di Barletta capoluogo di Provincia ?

Più chiaro di così…

Questa è soltanto una delle non verità (la vogliamo chiamare così ?) di una lunga sfilza di inesattezze o dimenticanze compiute da tanti personaggi (come sarebbe utile, in questo caso studiare un po’ di storia!).

Chi ha sempre parlato di policentricità ed ha accusato di campanilismo Barletta e i suoi rappresentanti forse non sapeva, per ignoranza storica, che subito dopo la fine della seconda Guerra mondiale, il 26 settembre 1947, il Sindaco di Trani, ora città co-capoluogo, avv. Guido Maffuccini, inviava una lettera al Sindaco di Barletta Isidoro Alvisi che aveva come oggetto “Invito ad eliminare nome Sindaco di Trani dal Comitato per le rivendicazioni per Barletta Provincia”. Nel corpo della lettera si leggeva che “… devo manifestarle il più vivo disappunto per l’inclusione non consentita del mio nome, in quanto la cortesia, anche se formalmente innocua, si presta a creare una situazione personale di equivoco… giacché ritenevo, come ritengo, che la creazione di una Provincia limitrofa costituirebbe un grave pericolo per questa Città (!!!), già dolorosamente mutilata ( da Bari e soprattutto dal Ministro fascista Di Crollalanza lo stesso che aveva posto il veto all’istituzione nel 1927 della Provincia di Barletta n.d.r.) nel 1923 della sua gloriosa Corte di Appello. Deve esserle poi noto che questo Consiglio Comunale, nello scorso agosto, votò in seduta straordinaria un ordine del giorno per le cittadine rivendicazioni le quali tendono a sollevarne all’antico splendore le tradizioni di Trani e questo contrasta con le richieste concorrenti di altri Comuni viciniori ”.

Alla faccia della policentricità e avanti tutta con il campanile !!!

Ma non finisce mica qui perché, dopo dieci anni esatti, la contrarietà alla provincia si riproponeva con un articolo pubblicato sul quotidiano il Tempo del 12 marzo 1957 nel quale si ribadiva la volontà di vedere Trani capoluogo.

Come ammoniva George Moore ? Ah si “ La strada sbagliata sembra sempre la più ragionevole ”. E chi può dargli torto ?

Qualcuno ben informato può indicare, naturalmente documenti alla mano come si fa in questa rubrica, una proposta di legge presentata in quegli anni per l’elevazione della Città di Trani a Provincia ?  Restiamo in attesa.

A proposito di tranesi, non era tranese un certo M.A. Gioia che  “… mosso a scrivere queste pagine per l’amore della vera storia (!!!)” scrisse un libro nel 1931, edito dalla Tipografia Ed. Paganelli, che descriveva la Disfida di Trani ?

Perdonateci la digressione ma si è resa necessaria per dimostrare come la storia non si racconta dopo aver studiato i documenti ed è per questo motivo che non è uguale per tutti.

Ma ritorniamo alla “documentazione” relativa alla Provincia e vogliamo riportare un caso contrario a quello di Trani e cioè di due Città che all’inizio avevano aderito entusiasticamente alla nuova Provincia e che diversamente, qualche anno fa, hanno optato per la Provincia di Bari. Stiamo parlando di Corato e Molfetta.

Il primo a dare la propria disponibilità fu il Comune di Molfetta che nella persona del Commissario Prefettizio Cav. Avv. Camillo Perna il 5 luglio 1923 comunicava all’omologo di Barletta che “… con provvedimento odierno ho dato piena adesione al voto espresso nella riunione dei sindaci tenuta costà il 17 giugno p.p. mese relativo alla costituzione di una nuova provincia avente il suo capoluogo Barletta ”.

Seguiva parimenti dopo soli undici giorni la lettera del Sindaco di Corato con la quale si trasmetteva “… copia della deliberazione di questo On. Consiglio Comunale del 7 luglio 1923 n.64 per l’oggetto “Voto di adesione pel mantenimento ed ampliamento del Circondario di Barletta”.

Ci piace concludere riportando l’adesione di un Comune che non rientrava neanche nella Regione Puglia bensì in Basilicata, stiamo parlando di Genzano che con delibera del Consiglio Comunale del 9 luglio 1923 n.145, chiedeva di far parte della Provincia di Barletta.    

A scanso di equivoci torniamo a ribadire che gli atti riportati fanno parte del materiale documentario dell’archivio storico del Comune di Barletta e vogliamo solo sperare che qualcuno se ne renda conto di persona prima di elargire a piene mani inesattezze che addolorerebbero figure fondamentali quali Don Luigi Filannino, il Senatore Domenico Borraccino, il dott. Carlo Ettore Borgia e Pino Dicuonzo.

La situazione che lascia sconcertati, ripercorrendo la tribolatissima storia della Provincia, è che l’11 giugno l’Ente compirà 10 anni e già si canta il  suo “de profundis” mentre se i soliti Tafazzi  non si fossero auto flagellati, oggi staremmo a festeggiare il suo 160° anniversario dell’istituzione con prospettive future tutt’altro che nerissime !

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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