Storia di una primogenitura contesa: Chi primo l’acquedotto Ofantino o quello Pugliese ? – Parte I

Barletta, Caput Regionis ! No, non si pensi subito ad un facile quanto banale campanilismo dell’autore di questa affermazione bensì ad una constatazione più che legittima derivante dalla “Storia” ricchissima e documentata di una Città incredibile, nel bene e nel male, sotto ogni punto di vista.

Sarebbe alquanto scontato, ma impossibile confutarne la veridicità, se dessimo inizio ad un lungo elenco di “decorazioni” che la Città della Disfida può orgogliosamente apporsi sul proprio petto.

loffredoPotremmo ricordare, cronologicamente, che Barletta, come lo storico “Savino” Loffredo nella sua “Storia della Città di Barletta” affermava “ … E  tale è eziandio  il ricordo della prerogativa stata nel medio evo a Barletta assegnata di caput regionis, ricordo che trasmessoci da Gioviano Pontano  vale ad illuminare e spiegare la parte che peculiarmente dal XII al XVI secolo fu dato a Barletta compiere nell’ordinamento e nella storia del Reame”; ha fatto da cornice all’incoronazione di Ferdinando II; è stata la culla di quel primo sussulto di spirito nazionalistico che nel 1503 dette il là alla internazionalmente famosa Disfida di Barletta; ha dato i natali a figure che hanno saputo imporsi, con il loro genio, nel panorama mondiale e stiamo naturalmente parlando di De Nittis, Cafiero e Curci  senza tener conto, infine, delle 12 Medaglie d’Oro che fanno della nostra Città un fulgido esempio di estremo attaccamento e dedizione alla Patria.

Ma, questa volta, è nostro intendimento portare all’attenzione di tutti una di quelle tante “medaglie” che brillano sul petto, giustamente gonfio, della nostra comunità. Stiamo parlando di una decorazione che in pochi conoscono in quanto l’azione guastatrice della perfida Albione di storica memoria (non stiamo certo parlando dell’Inghilterra !) fece si che se ne perdesse ogni memoria. Come si disse per Napoleone “…Prima occupò e poi depredò ”e mai accostamento fu più calzante.

Stiamo parlando della primogenitura di un acquedotto in Puglia o se volete dell’Acquedotto Pugliese.

Volendo ripercorrere l’iter di un processo, portiamo all’attenzione della giuria, che in questo caso è formata da voi gentili lettori, solo ed esclusivamente atti che comprovano, senza ombra di smentita, quanto andremo ad esporvi.

Gli atti dei quali parliamo non sono frutto di opere letterarie e quindi influenzabili da convincimenti o preferenze personali, bensì sono pubbliche risoluzioni che fanno parte dell’Archivio Storico del Comune di Barletta e sono conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, riguardanti l’ideazione e la costruzione di un acquedotto che avrebbe portato l’acqua alle assetate e martoriate dalle epidemie, terre di Campania, Puglia e Basilicata.

Tutto ebbe inizio all’indomani del terribile colera che colpì la nostra Città, come le altre vicine, dal 1883 al 1886. Infatti, cessata l’epidemia colerica che causò la morte di centinaia di barlettani, l’Amministrazione comunale ebbe a constatare come uno dei principali e potentissimi germi di infezione aveva la sua principale causa nell’uso, da parte della popolazione, delle acque sorgive inquinate dalle infiltrazioni del sottosuolo dell’abitato, intasato da fogne, pozzi neri e condotti di acque luride.

Acquedotto 2Per questi motivi la giunta comunale decise di eliminare alla fonte ( mai termine lessicale fu più azzeccato ) il problema e l’origine di quel gravissimo fenomeno. Come provvedimento tampone si adottò quello di chiedere alla Società delle Ferrovie Meridionali la concessione per utilizzare le acque pure dell’Ofantino.

I benefici furono immediati! Infatti appena la popolazione incominciò ad usufruire delle acque dell’Ofantino, il colera, che tanto infieriva, subì un arresto quasi immediato, infatti i casi di contagio cominciarono a scemare rapidamente sino a scomparire del tutto.

Questo “miracolo” venuto dall’uso di acqua pura, spinse l’Amministrazione a pensare seriamente ad una struttura che potesse provvedere in maniera permanente all’erogazione di acqua salubre in sostituzione di quella malsana dei pozzi inquinati.

Alla bisogna l’ingegnere Iecini, nominato nel 1886 Direttore dell’Ufficio Tecnico Municipale, fu investito dal Sindaco Cafiero del compito di progettare e realizzare “…un modo” per dare concretezza ai sogni di un’intera popolazione.

Iecini non attese un solo attimo e, dopo solo venti (!!!) giorni presentò all’Amministrazione una proposta, allora considerata futuristica, con la quale si proponeva di portare in città l’acqua del fiume Ofanto (all’epoca vi scorrevano … chiare, fresche e dolci acque) dopo averle filtrate ed inoltre, per eliminare il problema del dislivello, l’ingegnere proponeva di costruire una derivazione dalla località chiamata “I mulini di Canosa”.

Mentre l’amministrazione dell’epoca valutava la proposta Iecini, una fortunata circostanza portò il consesso comunale ad altre determinazioni.

Questa circostanza era frutto del modo, niente affatto difficoltoso, con il quale si erano ottenuti 85 metri cubi d’acqua al giorno senza che questo avesse causato una diminuzione nel pozzo dell’Ofanto, ergo, si pensò che nel sottosuolo della valle del nostro fiume esistesse un grande lago di acqua pura.

In seguito ad esperimenti effettuati, fu appurato che effettivamente le supposizioni erano vere e subito furono espletati saggi e studi per assicurare le condizioni di livello. Questi accertarono che la località si trovava ad appena un metro e mezzo sul livello del mare, rispetto ai quindici metri della città di Barletta e perciò sarebbe stato facile elevare l’acqua ad un’altezza non minore di 50 metri.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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