Fronteggiare un mostro sacro del cinema come la saga di Star Wars, o Guerre Stellari se preferite, è sempre un rischio, tanto per chi vi si approccia come recensore tanto per chi riceve il pesantissimo incarico di aggiungere un nuovo capitolo ad una saga storica, idolatrata, che sotto l’ala protettrice di Mamma Disney sta vivendo una seconda giovinezza e uno sfruttamento non indifferente.

Il punto è che Star Wars è, nel cuore dei fans e non solo, un mito, anzi, quasi una religione, e toccare ciò che è sacro e dogmatico è sempre un crimine contro-natura. Eppure, questa nuova trilogia, iniziata due anni fa con l’Episodio VII, “Il Risveglio della Forza”, all’insegna del classicismo, del richiamo ai vecchi stilemi col giusto grado di nuove tematiche e innovazioni, aveva suscitato aspre critiche proprio per questo voler richiamare a tutti i costi, forse con poco coraggio, tematiche e momenti precisi delle vecchie pellicole, specie quelle della trilogia originale.

Rian Johnson quindi prende il testimone di J. J. Abrams e confeziona l’ultimo capitolo di questa saga, penultimo della trilogia attualmente in corso, portando in sala “Star Wars Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi”, quello che probabilmente è il film più polarizzante di tutta la saga.

Perché se da un lato questo Episodio VIII è probabilmente il secondo miglior film di Star Wars mai prodotto (ovviamente sotto l’indimenticabile e irraggiungibile “L’Impero colpisce ancora”), dal lato del Mito di Star Wars è il capitolo della saga che sputa in faccia ai fan di vecchia data e con un deciso colpo di spugna cancella tutto quello che era stato costruito nei sette film precedenti, compreso quello che ha avviato la nuova trilogia made in Disney.

Dal lato oggettivo, il film è un ottimo prodotto: regia curatissima ma più sporca di quella di Abrams, artista della cinepresa in questo genere di film, in sintonia col carattere maggiormente introspettivo della pellicola. Le vecchie divisioni si spezzano, la dicotomia tra Lato Oscuro e Lato Chiaro, Bene e Male si fa molto più attenuata, in favore di personaggi che, nel loro appartenere ad uno dei due lati, non esitano a cadere nelle tentazioni del versante opposto. Personaggi umani, fallibili e “sporchi”, e tutti perfettamente interpretati dai loro attori.

Un plauso assoluto va’ ai protagonisti della pellicola, Rey e Kylo Ren (rispettivamente interpretati da Daisy Ridley e Adam Driver), che danzano l’uno nella mente dell’altro, in bilico fra Luce e Ombra, Amore e Odio, incapaci, nella loro giovinezza e inesperienza, di adattarsi ai dettami di un credo antico che ben poco si adatta ai loro caratteri e ad una guerra che a loro appartiene solo a causa di un’eredità affibbiata loro aprioristicamente. I due personaggi, almeno fino all’ultima mezz’ora di film, crescono, maturano e si contaminano a vicenda, mostrando come effettivamente la vecchia plasticità dei due schieramenti si sia definitivamente sostituita con un’enorme area grigia.

Ottime le interpretazione anche dei co-primari, specie il Poe Dameron di Oscar Isaac, che finalmente si prende le luci della ribalta; incredibilmente in forma anche Mark Hamill e la compianta Carrie Fisher, che hanno saputo calare i loro Luke e Leia in questo nuovo panorama fatto di eroi fallibili, di tentazioni oscure e scelte difficili; meno incisive le interpretazioni di John Boyega e di Kelly Marie Tran, i cui personaggi hanno davvero poco mordente e poco peso specifico nel corso dell’intera pellicola. Dimenticabili le presenze di Benicio del Toro e di Gwendoline Christie, maltrattati dalla sceneggiatura a dir poco. 

Il film avanza quindi con viste mozzafiato dello spazio e introspezione personale con intervalli estremamente action fra combattimenti “all’arma bianca” e schermaglie spaziali per oltre 150 minuti, senza mai annoiare, sempre invogliando lo spettatore a volere di più. Finchè non si arriva all’ultima mezz’ora i film, dove la pellicola sorprende tutti con una serie di colpi di scena mozzafiato, certo… ma distrugge un mito alla sua radice, annientando anche parte della caratterizzazione dei personaggi fino a quel momento.

Il finale, pur ben congeniato e interessante se visto in ottica oggettiva e considerando il film come elemento isolato, diventa punto di snodo dolorosissimo per tutta la saga. Senza fare spoiler, che pure forse aiuterebbero meglio a comprendere questo punto di vista, tutto quello che era stato costruito nei precedenti film viene definitivamente distrutto, lasciato da parte perché “vecchio”, in favore delle presunte novità introdotte nel finale della pellicola.

Questo viene annunciato da un ritorno piuttosto casuale di un personaggio storico che, parafrasato, afferma esattamente questo concetto e sottolineato dalla morte anche di un personaggio assolutamente secondario che, tuttavia, nella sua sottolineatura vuole rimarcare che il passato a cui appartiene è morto. E altri eventi faranno capire tutto questo.

Rian Johnson ha deciso quindi di dare un bel calcio e sbattere fuori un pesante passato, glissando piuttosto sbrigativamente su tutti quegli spunti narrativi e misteriosi introdotti dal collega Abrams nella pellicola che ha preceduto questo ottavo episodio di Star Wars in favore di un presunto rinnovamento totale… che pure però finisce per essere l’ennesimo ritorno ad una situazione passata, per l’esattezza alla stessa situazione di partenza di 40 anni fa!

La crescita dei personaggi nel finale, specie dei protagonisti, si arresta e quasi segna una retromarcia, ritornando alla divisione stagna tra Bene e Male, abbandonando la presunta area grigia che si era creata. Il tutto ritorna ad una situazione familiare che però risulta nuova solo perché priva dei vecchi protagonisti ma ancora ancorata alle vecchie situazioni, con tanto di citazioni grafiche e sonore nelle ultime battute del film alla trilogia classica.

Se dunque il film, oggettivamente, rimane ottimo, dal punto di vista della saga e del suo mito, tutto risulta rivoltato, sconvolto e poi forzatamente riportato su vecchi binari, cancellando di fatti tutto il passato ma anche le “belle” innovazioni della prima parte di film in favore di quella che molti definiscono la voglia di Johnson di dare un calcio deciso alle critiche fatte ad Episodio VII

 Il film è quindi promosso e bocciato allo stesso tempo, tra i migliori e i peggiori contemporaneamente, un film che personalmente amo e odio perché da un lato porta effettivamente Star Wars in un’era più moderna ma dall’altro, da fan pluriventennale della serie, sento come in realtà questo film, in favore di una fittizia novità, abbia distrutto un intero universo narrativo, privandolo della sua storia.

Qual è il verdetto quindi? Ecco, io non sono in grado di darvelo, perché combattuto tra le due facce di una stessa medaglia. Lascio a voi la sentenza su quello che oso affermare essere un “orribile capolavoro”!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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