Sponzilli e il Camposanto di Barletta: Genio o sregolatezza?

Per inquadrare il periodo storico e le cause che spinsero i governanti dell’epoca ad individuare un terreno al di fuori delle mura della città ove seppellire i defunti, dobbiamo risalire ai primi anni del secolo XIX.

Il camposanto, come spazio strutturato, delimitato e destinato all’uso esclusivo della sepoltura, è una iniziativa relativamente recente. Fino agli inizi del 1800 vi era la pratica di seppellire i defunti all’interno delle Chiese e, nel corso dei secoli, il potere statuale e quello ecclesiastico tentarono in diverse occasioni di vietare l’antico costume sia per preoccupazioni di carattere igienico sanitario (leggi epidemie varie n.d.r.) che per motivi di dignità dei luoghi di culto,  ma senza ottenere alcun tipo di risultato positivo.

Camposanto 1

Nel Regno delle due Sicilie la sepoltura di tutti i defunti avveniva, con  alcune distinzioni di carattere “finanziario” (chi più può pagare meglio viene sistemato. Ah cambiano i tempi ma …!) all’interno delle Chiese soprattutto per inumazione (nuda terra) al di sotto del pavimento e tumulazione (tomba murata) per alcuni particolari cittadini (leggi sopra!).

Tutto questo iniziò a cambiare l’11 marzo 1817 allorquando Ferdinando I Re del Regno delle due Sicilie emanò una legge, pubblicata in Napoli quattro giorni dopo, con la quale si stabiliva che “Il costume di seppellire i cadaveri umani in sepolture stabilite dentro, o vicino i luoghi abitati, abolito fra le più colte nazioni, non potrebbe essere ulteriormente tollerato nel nostro Regno senza grave pregiudizio della salute pubblica … abbiamo risoluto di sanzionare e sanzioniamo la seguente legge: art.1 In ogni Comune de’ nostri reali dominj al di qua del faro sarà stabilito un camposanto fuori dall’abitato per la inumazione de’ cadaveri umani ”. La legge all’art.3 stabiliva inoltre che “ … la costruzione de’ camposanti sarà cominciata nel corrente anno (ricordiamo 1817), e dovrà trovarsi ultimata in tutto il Regno per la fine del milleottocentoventi”. Come si può evincere, anche duecento anni fa esisteva un divario a dir poco ampio tra le intenzioni, sempre buone, dei governanti che speravano di espletare tutti gli adempimenti (acquisto o esproprio terreni, progetto e relativa esecuzione) in appena tre anni, in netto contrasto con l’innumerevole serie di ostacoli che si sarebbero incontrati e la velocità tipica del bradipo (l’animale più lento sulla terra) tenuta in ogni epoca dalla burocrazia. A dimostrazione di ciò si pensi che per la sola scelta del progetto da adottare ci vollero ben ventisei anni (!!!!) cioè fino al 1843 quando il Comune di Barletta, Sindaco De Donato ed Intendente della Provincia di Terra di Bari il Marchese di Montrone “ … in seguito di approvazione di S.E. il Ministro Segretario di Stato degli affari interni, con autorevole Ministeriale de’ 17 giugno corrente anno (1843), partecipata dal signor Sottintendente del distretto, con ufficio de’ 28 del mese istesso n.6416 devesi stabilire l’appalto per la costruzione del Camposanto in questo Comune di Barletta col metodo di tumulazione: sull’ammontare della spesa di ducati diciottomila e novecento: giusta il progetto compilato dall’architetto signor D. Francesco Sponzilli capitano del Real corpo del Genio il giorno 2 maggio ultimo: adottato dal consiglio comunale con l’atto deliberativo de’ 7 detto mese: e sulle basi stabilite dal consiglio istesso con la deliberazione de’ 4 corrente luglio, riconosciuto dal consiglio d’Intendenza ”.

Camposanto 2L’ing. Sponzilli, nato a Barletta alla fine del 1796 ed in odore di appartenenza alla massoneria, nella presentazione del progetto spiegava che “… il Cimitero è un Monumento che racchiude oggetti sommamente sacri e cari al cuore dell’uomo incivilito. è un luogo però che mentre invita l’animo a volgervi le più soavi e profonde contemplazioni, respinge nel medesimo tempo i sensi perché contiene tutto quello che vi è di più lurido e disgustevole negli avanzi dell’umana caducità (crudo ma lucidissimo !) … I moderni avendo finalmente adottato il vetusto saggio consiglio di seppellire i morti fuori l’abitato, e raccogliendo le tombe di una intera Città in un edificio solo, hanno voluto fare del Camposanto un luogo di pubblico diporto ”. Con queste considerazioni si può ben capire quanto avanti fosse il pensiero di Sponzilli e la sua relazione, dopo un inizio narrativo, continuava con l’esposizione tecnica illustrando che “ … Il sito di lui (del camposanto n.d.r. ) è a destra della via Regia per Napoli sull’alta cima di un ciglione che esposto a tramontana domina il lido adriatico. Una strada vicinale carreggiabile parallela alla consolare istessa, dalla Città vi conduce. L’area è un quadrilungo del quale i lati maggiori hanno ciascuno palmi 600 (il palmo napoletano fino al 1840 corrispondeva a 0,2633333670 metri ) e 400 i minori. Vi accedono i fedeli per un vestibolo prostilo ( tempio ornato di colonne sulla fronte anteriore) sostenuto da otto robuste colonne di carattere greco-toscano. Vi entrano i carri mortuari per quattro porte corrispondenti a’ quattro partimenti principali delle tombe ”.

Dopo qualche altra indicazione tecnica arriva la descrizione della cappella che, da molti, è stata una chiara conferma dell’appartenenza dello Sponzilli alla Massoneria. Infatti il progettista argomentava che  “… Nel bel mezzo dell’area sorgerà una Chiesetta rotonda chiusa dentro una Piramide quadrangolare (avete presente il lato ‘frontale’ del biglietto da un dollaro statunitense ? C’è una piramide che è uno dei simboli occulti legati alla Massoneria e all’Ordine degli Illuminati n.d.r.) che è la forma destinata dagli antichi egizi a grandiosi monumenti funebri A questo punto scaturiscono due lecite quanto ovvie considerazioni: o Sponzilli era un appassionato di architettuta funebre egizia come riporta nella relazione o dava la riportata spiegazione della forma piramidale solo per non svelare la sua non tanto “presunta” appartenenza alla massoneria. Come recita il Signore nella parabola del seminatore ? “ Chi ha orecchi per intendere, intenda ! ”.

Il parto del progetto fu sicuramente lungo e travagliato ma, la riuscita, fu senza dubbio di alto livello architettonico e soprattutto funzionale tant’è che in una rivista specializzata di architettura “Poliorama pittoresco” del 1845 l’autore dell’articolo scriveva ammirato del Camposanto di Barletta “ … che da lungi è scorto dal peregrino e destar non può nella costui mente che l’idea di un campo santo, perché la sua architettura ha tipo precipuo, onde con altri non possono essere menomamente confusi. Lo Sponzilli seppe dunque dare la impronta funebre alle sue costruzioni, e il viandante, anche distratto e frettoloso, riconosce subito la dimora dei morti, si scopre e recita una preghiera ”.

Camposanto 3I lavori aggiudicati alle ditte Matera di Andria e Montenero di Canosa, ebbero termine il 1845, almeno ufficialmente, perché altri interventi di diverso tipo proseguirono anche negli anni successivi e questo perché furono autorizzate le costruzioni delle cappelle gentilizie private e quelle riservate alle congregazioni come quelle concesse alla Congrega di S. Carlo Borromeo, S. Antonio da Padova, della Santa Croce e del Purgatorio. Tra le gentilizie private sono da segnalare per il loro pregevole stile architettonico  quelle delle famiglie De Leone, Bonelli, Casardi, Perfetti, Reichlin, Parlender, Del Negro, Scuro e Ortona, cappella questa che ha un mezzo busto del Cristo opera dello scultore molfettese Cifariello.

Naturalmente col crescere della popolazione, il Camposanto fu di molto ingrandito. Nuove zone furono aggiunte oltre il primitivo recinto, ma anche queste, dopo pochi anni, divennero insufficienti. Questo perché il Camposanto visse, dopo una ventina d’anni dalla sua costruzione, l’emergenza “posti” perché durante le epidemie coleriche del 1865/66 e quella del 1886, i decessi furono tantissimi (popolazione quasi dimezzata) e per motivi di spazio ma soprattutto per non far diffondere ancor di più le epidemie, i cadaveri furono seppelliti in un’area sita nei pressi del Convento del Carmine.

Una citazione a parte meriterebbero le epigrafi sulle steli funerarie e gli stessi monumenti funebri alle quali pensiamo di dedicare un prossimo articolo. A volte sono delle vere e proprie liriche commissionate anche a scrittori o poeti locali. Tra le tantissime inserite tra gli atti dell’archivio storico dell’Ufficio Tecnico del Comune di Barletta conservati presso l’Archivio di Stato di Barletta, ne vogliamo riportare una che in se racchiude il dolore ma anche la delicatezza di due genitori che hanno perso la loro bambina “Rapita allo smisurato affetto dei suoi Anna de Pompeis volava al cielo il 13 gennaio 1903. Gli inconsolabili genitori a ricordare l’infinito amore per il loro angelo questa lapide posero”.

Inutile ogni tipo di commento e conclusione.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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