Speciale Cinema Halloween: tre classici dell’horror per una notte da brivido

Arrivati alla vigilia di Ognissanti, abbiamo pensato di saziare la vostra fame di horror parlando di tre pellicole storiche, che diverranno compagne ideali per chi trascorrerà in casa questa notte tenebrosa. Continuate  a leggere, se siete temerari, e scegliete il vostro preferito tramite il sondaggio.

La casa

Parlare dela-casal film del giovane Alvarez senza citare l’originale di Sam Raimi sarebbe a dir poco un delitto. E senza sottolineare, come in una vuota retorica, il considerevole apporto che quella pellicola diede al mondo dell’horror, potremmo dirvi con una frase, che fece la storia. Trattasi di una pietra miliare della cinematografia horror, uno di quei film che per ogni appassionato che si rispetti equivale quasi ad un sacro tomo da consultare quando si è in vena di nostalgici (e ahimè patetici) confronti coi tempi che furono. Tempi in cui le idee assumevano forme spaventose, perché espressione diretta della cifra stilistico-artistica di un autore, o meglio di quegli autori capaci di infondere pulsante e linfatico vigore all’immagine, a sua volta veicolo del “conturbante”. Perché parliamo del nulla se non riconosciamo alle moderne tecnologie di computer-grafica il dono di deliziare il nostro palato con banchetti di “volgare” spettacolarità. Quella stessa volgarità che in seno alla propria invasività culla la diabolica pretesa di sostituirsi al reale. Di prendere il posto, nei cuori di chi il cinema, quello vero, lo ama in quanto opera “artigiana”, del gusto di guardare un’opera nella sua nuda e rude semplicità. Come nuda e rude fu nel lontano 1981 la pellicola di Sam Raimi. Come con schiettezza e crudezza ci apriva ad un mondo che il regista seppe “partorire” artisticamente senza ricorrere ai potenti mezzi contemporanei. La pellicola di Fede Alvarez è inanzitutto un omaggio. Parliamo infatti di un regista piuttosto giovane (35 anni) senz’altro cresciuto nel mito di pellicole come quella del sopracitato Raimi e fattosi notare per aver diretto un “corto” dal nome originale “Ataque de Pànico” e pubblicato su youtube nel 2009. La brevissima pellicola “sci-fi” (di appena 5 minuti ), girata interamente in analogico, ha attirato le attenzioni del pubblico cinefilo e non, e senz’altro anche dei produttori hollywoodiani che non hanno esitato ad affidagli un progetto a dir poco impegnativo. Prova che l’esordiente regista uruguaiano ha saputo superare con merito. “La casa” riprende le tematiche splatter del predecessore, se possibile ampliandole, quasi in un voyeuristico e godereccio amplesso visivo. Si abbandona a litri, fiumi di sangue, che scorrono senza soluzione di continuità fino alla catarsi del visionario epilogo, in cui il sangue “piove” (letteralmente) e diviene protagonista assoluto, unico vero vincitore della partita giocatasi in quel bosco. Alvarez dimostra di saper padroneggiare anche il digitale, donando alle presenze demoniache una dirompenza visiva che lascia senza fiato. Il pregio della regia di Alvarez è senz’altro quello di aver saputo abbandonarsi ad un avventato quanto riuscito sperimentalismo tecnico , pur non allontanandosi dal solco tracciato in questi ultimi 40 anni da autori senz’altro più celebrati (finora) del giovane uruguaiano. Lo script tuttavia, per quanto tale genere non necessiti del gusto barocco o dell’iper-realismo, soffre patologicamente di gravi defezioni nella sua complessività e di certo non impressiona per omogeneità e coerenza dei personaggi. Dei cinque, almeno due sono ridotti a macchietta , a poco più che gustosa carne da macello. Il mio consiglio è naturalmente quello di soprassedere dinanzi a questi aspetti, di godersi senza esitazioni di sorta la pellicola di Fede Alvarez. Ma ancora più utile sarebbe chiedervi, almeno per una volta, di recuperare la vecchia pellicola originale di Raimi, preferendola alle nuove leve. Ne avrete il coraggio ?

Non aprite quella porta

non-aprite-quella-portaTobe Hooper nasce a San Antonio, in Texas, nel lontano 1943. Raggiunge la sua maturità artistica giovanissimo, nei tardi anni ’60, dando alla luce l’oramai introvabile “Eggshells”. Ma il motivo precipuo per cui il nome di questo Maestro del genere Horror passerà inevitabilmente alla storia delle arti e della cultura ( largamente intesa, perché relegare al solo cinema il valore del suo secondo lungometraggio sarebbe scorretto oltre che irrispettoso) si può sintetizzare in quattro terrificanti parole : The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta; 1974). Negli Stati Uniti erano gli anni dello scandalo Watergate, e la guerra del Vietnam volgeva al termine, lasciandosi alle spalle enormi strascichi serpeggianti tra l’opinione pubblica. Erano anni che chiudevano l’epopea dorata americana, segnata sì dallo sbarco lunare, ma anche dalla terribile strage compiuta da Charles Manson nel 1969. Il “sogno americano” nella sua purezza e nel suo buonismo patriottico mostrava i primi, forti, segnali di declino. A fomentare dubbi e a indebolire il già fragile edificio valoriale made in USA, giunse l’ondata di delitti di cui fu protagonista anche il celebre serial killer Zodiac, e alle cui “gesta”si sono ispirati film come “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo” (1971) e il recente e omonimo “Zodiac” (2007). L’intero stato era dunque scosso da una crescente sensazione di angoscia, e le insicurezze sociali divennero presto pane per artisti attenti come Hooper. Ciò che il regista texano mette in scena è infatti molto più che un film dell’orrore. L’orrore stavolta ha radici profonde, si nutre della dimensione quotidiana del cittadino medio americano, mettendo in scena le sue ansie, le sue più inconsce fobie. Ciò che “Non aprite quella porta” restituisce tramite il grande schermo sono la materializzazione e l’incarnazione più fedeli della disgregazione degli ideali dell’America del secondo dopoguerra; rappresentano la personificazione di quel “mostro sotto il letto” che abita e nutre i peggiori incubi di sociologi e psicologi statunitensi. Ed è la famiglia ad esser vittima sacrificale di questa apologia amorale, del culto del male venerato in quanto tale, non concepito quale reazione alla tragicità degli eventi o come risposta alla violenza di un corpo estraneo al nucleo intimo degli affetti più cari. Nel putridume scabroso del volto di Leatherface, nella sua motosega sporca di lembi di pelle e carne umana, si nasconde la risposta rabbiosa del singolo all’isolamento forzato da un mondo folle, culla di insicurezze e pericoli costanti. A rappresentare pienamente tali considerazioni, la sequenza in cui la giovane Sally si ritrova a cena con l’intera famiglia di Leatherface, in un grottesco e malato trionfo del non-sense. Del 2003 un modesto remake firmato Markus Nispel, con Jessica Biel, ex-protagonista della serie Tv Settimo cielo ( a volte il caso sa essere davvero ironico) nei panni della final girl.

 

 

Halloween : la notte delle streghe

la-locandina-di-halloween-la-notte-delle-streghe-7209Dulcis in fundo, siamo giunti ad “Halloween”, per la regia di John Carpenter (1978), cult movie per eccellenza, tra i più apprezzati ed imitati slasher-horror della storia del cinema. Il film si apre con una scena divenuta celebre anche tra i non amanti del genere : seguiamo, tramite gli occhi del piccolo omicida Michael Myers, l’assassinio della sorella maggiore ; Guardiamo inorriditi attraverso la sua famigerata maschera bianca il lungo coltellaccio colpire a morte il nudo corpo della giovane, percepiamo sulla nostra pelle il folle respiro di Myers, quasi assaporando l’eccitazione catartica dell’atto omicida. Si è sempre discusso sulla classificazione dello slasher movie, considerato da molti puristi un ibrido sottile tra il thriller e l’horror più canonico. Halloween, in tal senso, non fa eccezione. La particolarità di tale pellicola è proprio l’attenzione spasmodica per il concreto, a cui Carpenter accompagna il boicottaggio di ogni forma di riferimento alla dimensione del sovrannaturale. Protagonista di queste pellicole è infatti un uomo comune, la cui pazzia omicida non conosce soluzione di continuità. Tale opera perderà purtroppo, col tempo, questa peculiare caratterizzazione nella lunga serie di sequel, ben otto, portati sul grande schermo da diversi autori a partire dai primi anni ’80 e coronati da “Halloween: The beginning” nel 2008. L’uso della maschera, atta a coprire il volto del serial killer, è un classico elemento del trittico horror americano a cavallo tra gli anni’70 e ’80 (di cui fa parte, lo ricordiamo, la maschera di Jason Voorhees in “Venerdì 13” ) e darà luce negli anni ’90 alla ghostface di “Scream”. Con “Halloween” John Carpenter ci regala una prova registica magistrale per la costruzione della tensione e per l’uso studiato della cinepresa, dimostrando come si possa fare horror senza affidarsi unicamente alle esasperazioni estreme del gore e dello splatter. Il tema del film, divenuto anch’esso una pietra miliare, è conosciuto universalmente come sinonimo di paura ed inquietudine. Il film ha inoltre il merito di aver consacrato all’attenzione cinefila l’attrice Jamie Lee Curtis, divenuta proprio grazie ad “Halloween” una delle più celebri “urlatrici” del cinema horror e non solo, seconda forse solo a sua madre Janeth Leigh, protagonista della celebre scena della doccia in Psyco (Alfred Hitchcock,1960). Infine una curiosità : Donald Pleasance, leggendario attore che interpreta il dottor Loomis, psichiatra incaricato del caso Myers, interpreterà, sette anni dopo, un altro ruolo personificatore dell’equilibrio razionale in antitesi all’irrazionalità degli eventi, nel film “Phenomena” di Dario Argento, in cui vestirà i panni dell’entomologo John McGregor . Ma questa è un’altra storia..

 

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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