Sonia Bergamasco: “Il mio rapporto con Anna Karenina”

Intervista all’attrice in questi giorni di scena alla Tana con il famoso personaggio femminile

 

Una donna intensa e affascinante, ma allo stesso tempo semplice e disponibile. Mi riceve con garbo e naturalezza nella camera del Bed & Breakfast Vins Lounge, in via Duomo. E’ Sonia Bergamasco, attrice milanese, in scena in questi giorni alla sala rossa del Castello con “Karenina – Prove aperte di infelicità”, inserito nella stagione teatrale della Tana. Proprio per questo spettacolo Sonia Bergamasco ha vinto il Premio della Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2012 come migliore attrice.

Che tipo di rapporto c’è con il testo originale, il romanzo di Lev Tolstoj?

Non è un adattamento, ma un progetto che nasce dalla passione per la storia e la lingua di questa storia e dal desiderio di condividere questa grande passione. Certo all’inizio sia io che Emanuele Trevi, che ha scritto con me il testo,  ci siamo trovati di fronte alla complessità del personaggio e dell’operazione. Perciò abbiamo deciso di partire dal “prima”, da come è nata nella mente del suo autore questa figura di donna. In questo senso abbiamo “approfittato” a piene mani delle tante testimonianze scritte, diari e  lettere private,   in cui emerge l’urgenza che ad un certo punto lo scrittore russo ha provato di raccontare questo personaggio. In questo lavoro di riduzione , testimoniato poi in un libro che porta lo stesso titolo dello spettacolo, ci è venuto incontro il regista Giuseppe Bertolucci che ci in un certo senso costretti ad “asciugare” l’immensa mole di materiale in un’ora di spettacolo.

Anna Karenina è un’ eroina romantica dell’800: per raccontarla oggi avete ravvisato elementi di modernità o rimane la distanza dal personaggio?

Non mi sono posta questo problema: ho sentito solo di condividere le emozioni potenti della storia, emozioni che mi appartengono e possono appartenere a ciascuno di noi. Penso che se la storia commuove come se fosse tua,  vuol dire che ci riguarda. Non si tratta di una questione nemmeno di genere: “Anna sono anch’io”, diceva proprio Tolsoj, lui che pure odiava questo personaggio perché era la parte di sé che tendeva all’assoluto e quindi lo bruciava.

Capita sempre più spesso di incontrare in Teatro belle storie di donne, a differenza di quanto accade al Cinema o in Televisione?

Sì, è noto che è difficile trovare bei racconti al femminile o protagoniste che non siano o molto giovani o eroine con la bandiera. In questo caso però io l’ho proprio cercato il mio personaggio, l’ho disegnato come lo volevo io.

Lei fa anche tanto cinema e tanta Tv: dove si sente a casa sua?

Sono strumenti diversi e il mio modo di starci è diverso, piacevolmente diverso quando c’è la possibilità di scegliere. Penso però che il teatro è una necessità e non voglio farmelo mancare, anche se è molto faticoso da conquistare di storia in storia, di produzione in produzione, e sempre più oggi. Il cinema è racconto corale  e il tuo lavoro è parte di  un meccanismo che  non puoi controllare e quindi devi affidarti e avere fortuna sperando che possa trovare lo spazio giusto. La stessa cosa vale perla tv i cui tempi produttivi sono ancora più serrati.

Cosa le ha dato la regia di Bertolucci? (Il regista è morto nel 2012, ndr)

Giuseppe mi ha dato la sua amicizia, il suo affetto; è stato  un amico di tanti anni. Con lui ho iniziato a fare cinema e l’ultimo spettacolo che lui ha fatto è stato questo. Mi ha dato il suo calore e la sua fiducia anche nei momenti in cui pensavo di non farcela.

Nello spettacolo lei è in scena solo con un pianoforte, che lei suona. Cos’è la musica per lei?

Io ho studiato pianoforte, sono diplomata in pianoforte, quindi la musica è nella mia vita anche se non mi  ritengo una pianista. La musica è una lingua che conosco, che amo e che continuo a frequentare come attrice anche perché teatro, poesia e musica sono lingue comuni.

 

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here