Smartphone nelle scuole italiane: presentato il decalogo sull’uso corretto

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Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha dato il via libera all’utilizzo responsabile degli strumenti digitali nella didattica. Una scelta, quella italiana, completamente opposta rispetto al sistema scolastico francese dove lo smartphone è stato rigorosamente bocciato e bandito dalle scuole elementari e medie. Gli alunni non possono controllare il proprio telefono neanche nei momenti di pausa tra una lezione e l’altra.

Una linea completamente opposta anche rispetto alla Circolare del 2007 firmata dall’ex ministro Giuseppe Fioroni e vigente fino ad oggi che bandiva l’uso in classe del cellulare. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha illustrato due giorni fa a Bologna quali saranno le regole da seguire previste dal Piano Nazionale Digitale per i docenti e gli studenti. Il decalogo, che è stato studiato da esperti del Ministero dell’Istruzione, evidenzia come i cellulari non potranno essere utilizzati per chiamate o messaggi, bensì per cercare riassunti via Twitter, risolvere problemi matematici e realizzare musei virtuali. Sebbene i ragazzi conoscano già bene l’utilizzo della tecnologia, tutte queste funzionalità verranno comunque insegnate a scuola attraverso una regolamentazione ben precisa. 

 Le tecnologie digitali costituiscono una sfida per la didattica e per la cultura scolastica. È necessario coinvolgere l’intera comunità attraverso la formazione professionale ma è, al tempo stesso, importante regolamentare le modalità dell’uso e del non uso per imparare a riconoscere e mantenere separati i momenti del privato e del pubblico. L’uso del digitale è inoltre una scelta che dipenderà dai singoli docenti: saranno questi ultimi, infatti, a stabilire i modi e i tempi che riterranno più opportuni.

Fedeli: “I nativi digitali hanno necessità di conoscere ed essere educati agli ambienti digitali”

Sono oltre 9.000 le presenze registrate per “Futura”, tre giorni di iniziative formative e dibattiti di buone praticate che si è svolta in questi giorni a Bologna e pensata dal MIUR. L’evento è stato un’occasione di condivisione e di studio, di acquisizione di nuove competenze per fare del digitale una opportunità di crescita per le nuove generazioni.

Il Ministero dell’Istruzione ha deciso di puntare sull’educazione degli strumenti digitali valutati come una possibilità e non come un ostacolo. La Fedeli ha tenuto a precisare che l’obiettivo non è quello di promuovere l’insegnamento attraverso l’utilizzo dei dispositivi mobili, ma di favorire l’acquisizione di strumenti culturali e pedagogici per gli adolescenti che usano quotidianamente i device. “I nativi digitali – spiega la Fedeli – hanno necessità di conoscere ed essere educati agli ambienti digitali, analogamente a quanto avviene per coloro che usano una lingua per nascita, che hanno comunque necessità di conoscere l’ortografia e la grammatica e che quindi non deve deresponsabilizzare gli adulti dai propri compiti educativi. Limitare ogni tipo di device in classe non avrebbe altro risultato che tenere lontano da uno spazio sociale e culturale – oltre che tecnologico – che oggi è determinante nella vita dei più giovani e non solo”.

La Ministra dell’Istruzione sostiene che bisogna proseguire in questa direzione perché non farlo significherebbe rinunciare ad una responsabilità educativa. È necessario assumerla in pieno e fare in modo, nella massima condivisione e collaborazione con le famiglie, che la scuola sia il luogo dove si impara anche a stare in rete, a ricercare informazioni e ad approfondire. Si è inoltre ribadito che il compito del Ministero non è quello di decidere se i device sono positivi o negativi ma insegnare ad usare tali dispositivi nel modo più utile e corretto per permettere ad ogni bambino e bambina di avere esperienze sicure.

Durante l’evento, inoltre, sono stati annunciati i dati relativi ai primi risultati dei gruppi di lavoro sull’uso dei device personali a scuola e sulle metodologie didattiche innovative e delle misure a sostegno degli istituti scolastici, tra cui lo stanziamento di 25 milioni per la formazione dei docenti sul digitale.

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