Smart working: prime indicazioni dell’INAIL

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Incremento della competitività e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sono alla base dello Smart working, ovvero della particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, legalizzata con legge n° 81 del 2017.

Lo Smart working (o lavoro agile) non prevede vincoli di luogo di lavoro svolgendosi la prestazione in parte all’interno dell’azienda e in parte all’esterno senza una postazione fissa, in un luogo scelto dal dipendente  che non necessariamente deve coincidere con la sua abitazione.

Circa l’orario di lavoro, pur non essendo previsti precisi vincoli, l’attività lavorativa andrà svolta nel rispetto dei limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Alla maggiore libertà del lavoratore agile  non si accompagnano, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, minori garanzie rispetto a quelle riconosciute all’interno della sede atteso che il trattamento normativo e retributivo dei lavoratori agili rispetto ai loro colleghi operanti in azienda deve essere il medesimo, ivi compresa l’adozione delle norme di sicurezza sul lavoro.

L’accordo circa lo svolgimento in forma agile della prestazione lavorativa deve risultare per iscritto e  può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato; in tale ultimo caso il recesso può avvenire con preavviso non inferiore a 30 giorni e nel caso di lavoratori disabili a 90 giorni onde consentire un’adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del lavoratore.

A distanza di pochi mesi, dall’entrata in vigore della legge 81/2017, lo Smart working è oramai una realtà che coinvolge circa 305mila lavoratori.

Dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Smart Working si evince che il 36% delle grandi imprese ha già lanciato progetti strutturati.

E’ indubbio che il fenomeno riguarda per ora principalmente il settore privato ma non è estraneo ai lavoratori della pubblica amministrazione che rappresentano il 17% dei lavoratori agili complessivi; una quota questa destinata a crescere in considerazione della riforma Madia della PA che mira a coinvolgere maggiormente i dipendenti dell’organizzazione pubblica in tale  progetto.

I benefici che traggono i lavoratori sono evidenti in termini di motivazione e come si evince -dalla citata ricerca- il 50% degli smart worker è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzazione del proprio lavoro a fronte del 22% degli altri lavoratori.

Alla soddisfazione del personale inevitabilmente consegue un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di Paese equivale a 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

Ulteriori aspetti positivi  sono la riduzione dell’assenteismo, l’abbattimento dei costi per gli spazi fisici, la riduzione di tempi e costi di trasferimento nonché la riduzione dell’inquinamento.

Queste le linee fondamentali dello Smart working, nell’ottica di un probabile incremento del fenomeno, l’INAIL in data 2 novembre, sentiti i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha ritenuto opportuno  fornire dei chiarimenti in merito all’obbligo assicurativo, alla retribuzione imponibile, alla tutela assicurativa nonché alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

Obbligo assicurativo e classificazione tariffaria

Lo svolgimento della prestazione lavorativa fuori dai locali aziendali comporta comunque l’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali atteso che la “modalità agile” non fa venire meno il possesso dei requisiti oggettivi (lavorazioni rischiose) e soggettivi (caratteristiche delle persone assicurate) previsti ai fini della ricorrenza dell’obbligo assicurativo dal decreto del Presidente della Repubblica n° 1124/1965.

La classificazione tariffaria della prestazione lavorativa segue quella cui viene ricondotta la medesima lavorazione svolta in azienda.

A tanto si aggiunga che sia per le attività svolte in azienda che fuori, gli strumenti tecnologici sono sempre forniti dal datore di lavoro tenuto a garantirne anche il buon funzionamento e quindi a parità di rischio deve necessariamente corrispondere una identica classificazione ai fini tariffari.

Retribuzione imponibile

Ai sensi della legge n° 81 del 2017 il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Ne consegue, come precisa l’INAIL, che nulla cambia in tema di retribuzione imponibile su cui calcolare il premio assicurativo che per gli smart worker continua ad essere individuata nella retribuzione effettiva per la generalità dei lavoratori, costituita dall’ammontare del reddito di lavoro dipendente.

Tutela assicurativa

“Il lavoratore agile ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali”.

L’INAIL ha chiarito che gli infortuni occorsi durante il tragitto sono tutelati allorché il suddetto percorso sia connesso ad esigenze legate alla prestazione stessa o alla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Circa gli infortuni occorsi mentre il lavoratore agile presta l’attività nel luogo prescelto, questi sono tutelati se causati da un rischio connesso con la prestazione lavorativa.

Spingendosi oltre, l’INAIL ha precisato che il lavoratore agile è tutelato non solo per gli infortuni collegati al rischio proprio della sua attività lavorativa ma anche per quelli connessi alle attività prodromiche e accessorie purché strumentali allo svolgimento delle mansioni proprie del suo profilo professionale.

Ne consegue che prima di procedere all’indennizzo dell’evento infortunistico saranno doverosi opportuni accertamenti.

 Tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori

La legge 81 del 2017 prevede l’obbligo per il datore di consegnare al lavoratore, con cadenza almeno annuale, un’informativa dalla quale risultino i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione lavorativa.

L’Istituto chiarisce che il datore deve provvedere ad informare il lavoratore circa il corretto utilizzo delle apparecchiature eventualmente messe a diposizione e deve provvedere a garantire, attraverso una costante manutenzione, la permanenza dei requisiti di sicurezza.

Esposte le indicazioni dell’INAIL non resta che ricordare che a partire dal 15 novembre 2017 le aziende sottoscrittrici di accordi bilaterali di smart working potranno procedere al loro invio attraverso un’apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

 Per accedervi sarà necessario possedere SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

 Tuttavia, i consulenti del lavoro e gli altri soggetti abilitati, delegati dalle aziende sottoscrittrici, già in possesso delle credenziali di accesso al portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, potranno accedere all’applicativo senza utilizzare SPID.

Il Ministero chiarisce, altresì, che dall’accordo bilaterale dovranno risultare i dati del datore di lavoro, del lavoratore, della tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato) e della sua durata.

Cosa accadrà a seguito dell’invio in caso di errori o ripensamento?

Nessun problema, sarà possibile modificare i dati già inseriti a sistema o procedere all’annullamento dell’invio.

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