Smart toys, giocattoli intelligenti ma a rischio privacy

barlettanews - smart toys

Giocare non è mai stato così rischioso come oggi! È da tempo terminata l’era dei giocattoli dai quali non si pretendevano particolari prestazioni. I semplici giochi del passato hanno lasciato spazio agli smart toys, ovvero giocattoli intelligenti che possono essere facilmente connessi ad Internet tramite App dedicate, Wi-Fi e Bluetooth.

Nello specifico, trattasi di bambole, peluche e robot in grado di interagire con l’ambiente circostante, registrando suoni, scattando foto e girando video. Se tuttavia è vero che i bambini di oggi sono maggiormente stimolati e che alcuni giochi favoriscono un maggior rendimento scolastico, è altrettanto vero che l’incolumità degli stessi ne esce sconfitta.

La connessione di tali giochi ad internet fa si che tali innovativi giocattoli, facili da hackerare, espongano i bambini e l’intera famiglia a violazioni della propria riservatezza.

A maturare la consapevolezza degli innegabili rischi sono stati già da tempo la Germania, la Norvegia e gli Stati Uniti, ritenendo tali sofisticati  strumenti  una “minaccia per l’infanzia”, stante l’evidente facilità con la quale i pedofili e malintenzionati vari, potrebbero rintracciare la posizione del bambino con la geo localizzazione.

Al fine di limitare i danni, la Germania ha ad esempio vietato ai bambini l’uso degli smartwatch, mentre il Comitato di controllo inglese sui prodotti “Which?” ha invitato le maggiori case produttrici di giocattoli del mondo a ritirare i prodotti incriminati e modificarne le caratteristiche per renderli più sicuri.

Sulla scia di tali interventi, il Garante della privacy ha in questi giorni fornito dei suggerimenti al fine di assicurare un gioco “a prova di privacy”.

L’importanza dell’informazione

Se decidiamo di acquistare uno smart toy ai nostri figli, il primo consiglio è quello di leggere attentamente l’informativa sul trattamento dei dati personali raccolti, che troveremo all’interno della confezione. Informiamoci circa l’uso che verrà fatto dei dati che rilasceremo atteso che alcuni saranno necessari per il funzionamento del giocattolo mentre altri no.

Limitiamo i dati personali

Se dunque soltanto alcune informazioni sono necessarie per il funzionamento del gioco, limitiamoci a fornire quelle e, se possibile, ricorriamo a pseudonimi per gli account, soprattutto se si tratta di minori. Buona abitudine sarebbe sempre quella di disattivare la geo localizzazione.

Impostiamo la password

Ricordiamo di impostare una password di accesso complessa onde renderla sufficientemente sicura. Limiteremo in tal modo il rischio che malintenzionati entrino attraverso la rete nei nostri smart toys.

Controlliamo i nostri bambini

Cerchiamo di essere presenti quando i bambini utilizzano i giochi elettronici palesando loro i rischi che tali strumenti celano. Spieghiamo loro che gli smart toys sono in grado di registrare quello che dicono e quindi aiutiamoli a comprendere che alcune informazioni non vanno divulgate. Inoltre, non dimentichiamo che vi è la possibilità di limitare l’uso degli stessi in assenza dei genitori.

Cosa fare se regaliamo o gettiamo il giocattolo?

Trattandosi di giocattoli che hanno raccolto informazioni personali, dobbiamo stare attenti a cancellare tutti i dati registrati all’interno e a disattivare gli account creati per la connessione prima di disfarcene.

Spegniamo lo smart toy

Quando i bambini interrompono il gioco ricordiamo loro di spegnere gli smart toys, disconnettendolo dalla rete, per evitare che questo continui a raccogliere dati e informazioni inerenti l’intera famiglia. Nell’attesa che diventi definitivamente applicabile, il 25 maggio 2018, il nuovo Regolamento UE/2016/679 in materia di protezione dati, finalizzato a garantire che la produzione dei sistemi elettronici avvenga riducendo al minimo la raccolta e il trattamento di dati personali, non resta che vigilare e se possibile dirottare le scelte dei nostri figli verso giochi meno intelligenti ma sicuramente più sicuri!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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