La Sindrome  di Asperger  fu identificata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1994, fu poi introdotto come uno dei disturbi pervasivi dello sviluppo nel DSM-IV. Questo quadro diagnostico ha caratteristiche generali molto simili ai sintomi definiti nel più noto disturbo autistico: “difficoltà nell’interazione sociale” e “ripetitivi e ristretti pattern di comportamenti, interessi ed attività”. A differenza del disturbo autistico, tuttavia, non sono associati ritardi clinicamente significativi nello sviluppo cognitivo o del nel linguaggio.

Il deficit della “comprensione sociale”

Generalmente le persone con Asperger sono brillanti e spesso di successo negli apprendimenti accademici, ma falliscono in altri ambiti di funzionamento sociale. Manca loro la capacità di relazionarsi con successo ad altre persone, perché hanno una mancanza di “comprensione sociale” (Gray, 1995). Questo deficit causa errori importanti, come la perdita dei segnali, commenti inappropriati, superamento dei limiti di educazione, che inducono gli altri a vederli come maleducati. La loro tendenza a focalizzarsi in modo intenso verso un’area di interesse può assumere una qualità ossessiva, perché essi potrebbero essere incapaci di discutere di qualsiasi altra cosa che vada oltre uno specifico argomento (es. computer, collezione di monete, …). Molti hanno difficoltà nel giudicare e nel risolvere problemi. Questi deficit influenzano sia l’aspetto sociale che quello occupazionale, perché il loro comportamento interferisce con la normalità delle interazioni sociali.

C’è una crescente evidenza sul fatto che gli individui con Asperger, nonostante spesso abbiano una intelligenza superiore alla norma, mostrino problemi riguardanti i processi di elaborazione delle informazioni. Ne deriva che le persone con Asperger hanno un modo unico di elaborare le informazioni e questo influenza la loro maniera di comprendere il mondo (Gaus, 2007).

I tipi di informazioni che processano erroneamente possono essere identificati in tre categorie.

  1. Il processo di informazione sugli altri: mostrano di avere difficoltà nel formulare idee cu cosa stanno pensando o sentendo gli altri (teoria della mente), nell’usare chiavi di interpretazioni non verbali per comprendere le interazioni sociali, e nel fare uno uso adattivo del linguaggio sociale (pragmatica)
  2. Il processo di informazioni su se stessi: si palesano difficoltà rispetto alla percezione e regolazione delle proprie esperienze personali ed hanno sensazioni atipiche ed esperienze motorie (iper o ipo reattività in seguito alla stimolazione di alcuni sistemi sensoriali).
  3. Il processo di informazione non sociale: hanno problemi nel gestire le informazioni in entrata e quindi nella pianificazione, organizzazione, impostazione degli obiettivi e flessibilità cognitiva, quindi rispetto alle funzioni esecutive.

Queste tre categorie interagiscono tra di loro in modo multidimensionale.

Se da una parte il loro diverso modo di elaborare le informazioni provoca numerose conseguenze negative, è anche vero che il loro unico stile di pensiero li porta ad inventare strategie di coping efficaci a ad adattarsi ad un mondo che sembra a loro strano.

Questo modo di pensare, insieme ad uno stile di interazione singolare, è intrecciato con la personalità dell’individuo. E’ parte dell’essenza di ciascuno di loro, ed ha portato alla persona talenti, abilità uniche e qualità positive.

Una filosofia di cambiamento

Nell’intervento cognitivo comportamentale con le persone con Asperger il terapeuta dovrà trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di centrare gli aspetti del loro funzionamento che interferiscono con il senso di benessere, e la necessità di preservare quelle parti di essi che rappresentano punti di forza unici.

“Noi lavoreremo…per insegnare a noi stessi, attraverso educazione e apprendimento, a massimizzare i talenti portati dalla nostra condizione; sfruttare le capacità uniche…minimizzare il danno determinato dalla nostra condizione; lavoreremo per ridurre il danno causato quando il nostro comportamento diverge dalle norme non autistiche” (GRASP, Globali and Regional Asperger Syndrome Partnership, 2003).

 

A cura di Erica Lacerenza – Psicologa-Psicoterapeuta, Analista del Comportamento

 

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