Bif&st; si chiude la sesta edizione con Nanni Moretti mattatore al Petruzzelli

Nanni Moretti stupisce, incanta, sorprende, in un Petruzzelli letteralmente ai suoi piedi. Sceglie di parlare al cuore di chi lo ascolta mostrandosi uomo, prima che artista, mettendosi a nudo e psicanalizzandosi con ironia e spietatezza. Colpisce subito un’immagine: Moretti non ha alcun timore di ferirsi, di ridere e far ridere di sé e del suo prodotto artistico. Anzi, sembra quasi ci provi gusto nel mostrarsi ridicolo, paranoico, in un assenza di linearità del pensiero ai limiti del masochismo intellettuale. Lo fa raccontandosi con i propri diari, scritti a margine delle riprese della terza morettidiarioparte del film “Caro diario”, intitolata “Medici”. Moretti riesce persino ad emozionare, grazie ad un discorso che è un sapiente gioco di incastri, che si scioglie in differenti piani di lettura in una matrioska dell’intimo vissuto, della sovrapposizione tra film autobiografico, forma letteraria diaristica , confessioni e angoli visuali lanciati in pasto al vorace e interessato pubblico del Bif&st. Emergono le paure più intime di un autore, la paura di misurarsi con le proprie ambizioni e con il proprio talento. Scrive il regista di “Ecce bombo” : “Sono molto indietro. Non ho pronto niente, non ci sono gli attori, la sceneggiatura..”. “Pensavo che girare a casa fosse più facile. Poche inquadrature, troppi ciak, alla fine tutti uguali. Non riesco a girare in maniera semplice, a raccontare senza distrazioni”. I pensieri si accavallano veloci, si susseguono gli uni agli altri, al punto da alimentare nel regista il pensiero di abbandonare prematuramente il set, nella speranza di evitare l’onta della crisi creativa e personale, del non saper cosa dire con la cinepresa. E poi, in un flusso di coscienza senza soluzione di continuità, gli scritti si rivolgono alle sue capacità, mettendo in mostra la certezza d’essere un regista mediocre, incapace persino di definirsi scolastico , perché vittima di una disorganizzazione del lavoro che travolge “ab origine” ogni fruttuoso slancio ispiratore. Moretti tesse poi le lodi di Edgar Reitz, definendosi senza mezzi termini “uno zero WP_20150328_11_02_42_Proassoluto” paragonato al regista tedesco “troppo bravo da non farmi essere invidioso”. A tutto ciò si aggiunge, vorticoso, il chiodo fisso dell’incombere della Mostra del cinema di Venezia, della rincorsa angosciosa e dei tempi che stringono per presentare la pellicola ultimata alla commissione del Festival. Il momento più toccante si raggiunge però con le pagine del 31 Ottobre del 1993, giorno dei funerali di Federico Fellini artista aspro e straordinario, di cui Nanni Moretti non ha paura di evidenziare anche i tratti meno noti, e forse meno nobili: “Davanti a me, attorno a me, dietro di me, non riconosco nemmeno una faccia di cinema. Meglio.” “ A Fellini non ha mai interessato l’opera altrui. Leggeva, tanto, ma sono certo non abbia mai visto un mio film” sorride, rispondendo all’amico e critico francese Jean Gili, che sul palco, citando il regista di “Amarcord”, lo definisce “Il Savonarola del cinema italiano”. L’attenzione si sposta adesso sulla genesi e le tendenze filmiche, e su come egli sia potuto passare dalla strutturazione della casualità poetica di film come “Palombella rossa”, “Caro diario” e “Aprile”, all’accantonamento di un approccio narrativamente libero come accade ne “La stanza del figlio” (2001). Trattasi in ultima analisi di un elogio della disomogeneità, di un’esibizione di tessere e frammenti nella gestazione di un mosaico di idee scomposte, ineleganti, ma vive di una vita propria, perché lontane dalle rigidità della sceneggiatura. Applausi a scena aperta per Nanni Moretti, con Klaus Eder che consegna al cineasta il Fipresci 90 Platinum Award e a cui segue l’annuncio del riconoscimento, avvenuto poi in serata, del Fellini Platinum Award.

 

WP_20150328_011Si chiude dunque la sesta edizione del Bari International film festival, con un bilancio e un riscontro di pubblico oltremodo positivo, e con il trionfo, per quanto concerne i film in concorso, di Alba Rohrwacher, che si aggiudica il premio “Anna Magnani” come miglior attrice per le interpretazioni in “Hungry hearts” e “Vergine giurata”. Ad Elio Germano il premio per la migliore interpretazione maschile ne “il giovane favoloso” del partenopeo Mario Martone. E’ invece il durissimo “Anime nere” di Francesco Munzi ad aggiudicarsi il premio per la miglior regia di questa edizione. L’appuntamento con il cinema nella nostra terra è rimandato al prossimo anno, con la settima edizione del Bif&st in programma dal 2 al 9 Aprile 2016, con una già annunciata retrospettiva su Marcello Mastroianni.

 

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