Sono trascorsi già otto anni da quel tragico 3 ottobre 2011, ma sono sicuro che nessuno di noi ha dimenticato l’angoscia di quella giornata. Prima l’incredulità, poi il terrore e infine la rabbia: non poteva, non doveva succedere ancora a Barletta, la città italiana più funestata da casi di malaedilizia con un inaccettabile elenco di vittime. Nei giorni scorsi ho visitato la mostra allestita in Prefettura sul crollo in via Roma.
 
So che è stata prorogata per il grande interesse che ha suscitato, che è stata meta di scolaresche attente a ripercorrere la documentazione di quel dramma di 60 anni fa per trarne insegnamento sull’importanza fondamentale del rispetto delle norme, che spesso può significare rispetto della vita umana in sé. La malaedilizia costata tante vite di nostri concittadini è la turpe conseguenza di chi antepone il proprio profitto al valore inestimabile della vita umana. Ricordiamolo sempre, interroghiamo le coscienze ogni giorno sulle nostre priorità valoriali, non solo in occasione di commemorazioni che altrimenti rischiano di diventare di circostanza: solo così potremo tentare di rendere giustizia a chi ha pagato il prezzo supremo.

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