Sedotte e abbandonate: nuova forma di bullismo

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La cattiveria umana sembra non avere limiti e a confermare tale triste affermazione è l’ultima pratica che sotto forma di “gioco” va diffondendosi.

Si tratta del “Pull a pig” che letteralmente significa “tirare un maiale”.

La pratica prende avvio da una gara tra amici finalizzata ad avvicinare la ragazza più brutta o grassa presente in un locale, facendole credere di essere interessati a lei; la si conquista per poi umiliarla dicendole che si trattava di uno scherzo.

E’ quanto accaduto ad una giovane inglese, Sophie Stevenson, che, vittima del fenomeno, ha denunciato l’accaduto.

Ha così raccontato al quotidiano inglese The Independent di aver conosciuto un ragazzo in vacanza a Barcellona, di esser stata da lui corteggiata e di aver trascorso la notte insieme.

Da quel momento sono proseguiti i contatti telefonici finché lei, certa dell’amore reciproco, qualche tempo dopo si è recata ad Amsterdam, dove lui vive, per rivederlo.

Peccato però che giunta sul posto, dopo aver percorso 600 chilometri, ad attenderla ha trovato un biglietto contenente non frasi d’amore ma le seguenti parole ”You are pigged”, accompagnate da  due emoticon con la testa di un maiale.

Era stato uno “scherzo”!

Possiamo soltanto immaginare l’umiliazione provata dalla ragazza che alla domanda formulata  tramite watsapp “Come hai potuto essere così crudele?” non ha neppure ricevuto risposta.

Un’altra versione del “gioco” si chiama “Fat girl rodeo” e consiste nel ballare con una ragazza, attrarre la sua attenzione e pronunciare la frase “Sei la più brutta e la più grassa del locale”. Dopo, il gioco prevede si debba calcolare quanto tempo si riesce a stare vicino alla ragazza, cercando di farla cadere in trappola.

In entrambi i casi (Pull a pig e Fat girl rodeo) le donne vengono paragonate ad animali da catturare.

Si potrebbe pensare ad un fenomeno prima d’ora sconosciuto ma in realtà, a parte il nome, tale cattiveria affonda le sue radici nel passato ed è riconducibile al generale fenomeno del bullismo che purtroppo da sempre annovera numerose vittime.

La vera novità forse consiste nel coraggio della giovane ragazza che ha deciso di denunciare non preoccupandosi del giudizio altrui.

In tutto il mondo sapranno che lei è stata umiliata, che è bruttina, che ha trascorso la notte con un giovane conosciuto in vacanza, che è stata derisa? Poco importa perché il suo obiettivo è quello di aiutare altre ragazze a non cadere nella stessa trappola.

Atteggiamenti come quello del giovane olandese non possono essere sminuiti e ridotti ad  innocenti giochi di ragazzi perché quando entrano in scena i sentimenti e le emozioni di altre persone non si scherza.

A tanto si aggiunga che tale forma di bullismo vede coinvolti non solo giovani ma anche adulti.

Infatti, come riportato dal quotidiano inglese The Independent spesso si tratta di rispettati professionisti che hanno carriere, mogli e figli.

Le conseguenze dello “scherzo” di pessimo gusto le vittime le portano come cicatrici indelebili nel loro cuore e tanto emerge dalle numerose testimonianze in cui ci si imbatte navigando in internet.

 “E’ brutta” dicevano ridendo. E io mi sentivo sprofondare, morire dentro. Ti senti come se fossi orribile, malata, diversa. Alla fine ti convinci di non valere niente, credi di essere sbagliata e perdi l’autostima e la fiducia in te stessa”

Queste sono le parole di una delle tante ragazze prese in giro con false attenzioni, calpestate nella propria dignità, che ha così descritto la sua ferita nel cuore“ L’umiliazione di quel giorno me la ricordo ancora come il bruciore di una strisciata di medusa sull’anima”

Come può un ragazzo, o addirittura un adulto, non rendersi conto del danno che crea? Come può non comprendere che dalle sue azioni e dalle sue parole possono derivare la distruzione dell’autostima, fenomeni di anoressia, se non suicidi?

Il suo divertimento vale tanta sofferenza?

Tale perverso “gioco” va denunciato ma purtroppo non tutte sono forti come Sophie  e a ricordarcelo è il lascito di Carolina Picchio: ”Le parole fanno più male delle botte”. 

Carolina oggi non c’è più perché  la forza di combattere non l’ha avuta e, a soli 14 anni, nel 2013 si è tolta la vita dopo un episodio di bullismo psicologico on line (cyberbullismo).

I bulli fondano la loro forza proprio sul silenzio perché purtroppo nella maggior parte dei casi chi subisce le angherie non denuncia per vergogna e vive in solitudine il proprio dramma.

Occorre pertanto intervenire su due fronti: Insegnare il rispetto e la dignità affinché non ci siano più bulli e infondere il coraggio di denunciare affinché non ci siano più vittime.

Voglio concludere con le parole di una ragazza diciottenne che per anni vittima di bullismo, a causa della sua obesità, in un blog così scrive: “Io oggi non ho più paura dei miei bulli e sto bene per il semplice fatto di essere unica e irripetibile, proprio come ognuna di voi”!

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